La 5° Conferenza Nazionale sulla Sharing Mobility, organizzata dall’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility ha fatto il punto sullo stato dell’arte della mobilità condivisa nel nostro Paese e ha presentato il suo quinto rapporto. Ecco la sintesi

La mobilità condivisa diventa sempre più leggera: tra il 2019 e il 2020 in Italia c’è stato il boom dei monopattini (+65%) e degli scooter (+45%). Oggi la micro mobilità costituisce il 91% dei veicoli in condivisione. Superata la crisi dovuta alla pandemia, le iscrizioni ai servizi di sharing mobility hanno raggiunto la quota di 5 milioni 600 mila, con 158 servizi attivi in 49 città (il triplo del 2015). Quasi 15 milioni di italiani possono utilizzare almeno un servizio di sharing con quasi 90 mila veicoli (auto, scooter, bici e monopattini) e a Milano, Roma, Torino e Firenze sono presenti tutti quattro i servizi. Milano si conferma la città della mobilità condivisa.

La 5° Conferenza Nazionale sulla Sharing Mobility, organizzata dall’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility (nato da un’iniziativa del ministero della Transizione Ecologica, del ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile e della Fondazione Sviluppo Sostenibile) ha fatto il punto sullo stato dell’arte della mobilità condivisa nel nostro Paese e ha presentato il suo quinto rapporto. Ecco la sintesi.

Per quanto riguarda le città, abbiamo già detto di Milano che risulta prima in tutti e tre gli indicatori (percorrenza, numero veicoli, noleggi). In crescita Roma, al secondo posto, soprattutto in termini di flotte. Seguono Torino, Bologna, Firenze, Bari e Genova. Tra le prime dieci anche città medio piccole come Pescara, Rimini e Verona. Dal punto di vista territoriale le città che hanno almeno un servizio di sharing sono così suddivise: 26 al nord, 10 al centro e 13 al sud. Quest’ultimo risulta essere la parte d’Italia dove il monopattino è l’unica modalità di mobilità condivisa in ben sei città: Catania, Enna, Messina, Trapani, Cagliari e Sassari.

La tendenza degli italiani sembra orientata verso la leggerezza del mezzo di trasporto. Il 91% dei veicoli in condivisione, infatti, sono veicoli di micro mobilità (monopattini, biciclette, scooter). Questa tendenza si spiega con la preferenza delle persone nel noleggiare veicoli che non hanno problemi di parcheggio e permettono di ridurre i tempi di percorrenza e azzerare o quasi gli impatti ambientali perché sono veicoli senza motore o con motore elettrico. Alla luce di questa cambiata situazione, occorre, adesso, adattare e migliorare le infrastrutture adeguate a questo tipo di veicoli, compresi i parcheggi, per garantire spazi e sicurezza a tutte le modalità di trasporto. (E per non lasciare alibi a comportamenti di lassismo e di abbandono sui marciapiedi, soprattutto per i monopattini, senza alcuna precauzione e rispetto per tutti gli altri).

Nonostante i numeri in crescita, il settore presenta per il futuro ulteriori nuove sfide. Per prima cosa sarà necessario aumentarne la diffusione: più del 50% dei capoluoghi italiani non dispongono ancora di un servizio di sharing, superando il divario nord/centro sud e svilupparlo anche nelle città medio piccole. Secondo lo studio dell’Osservatorio, per mettere in piedi un servizio efficace di bike sharing nei 76 capoluoghi che ancora non ne dispongono (35 mila biciclette per 7 milioni circa di italiani in più rispetto ad oggi) significherebbe aumentare la dotazione delle risorse del Fondo Nazionale per il trasporto pubblico locale di solo lo 0,5% all’anno.

“Per rendere sostenibili le città, ha detto il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile Enrico Giovannini, i servizi di mobilità condivisa giocano un ruolo cruciale insieme al trasporto pubblico locale. Anche grazie all’evoluzione delle tecnologie digitali, la mobilità alternativa offre maggiori soluzioni per lo spostamento dei cittadini a minore impatto ambientale. Con il progetto “Mobility as a service”, che prevede la selezione di tre città leader e sette territori follower per sperimentare il nuovo modello di mobilità integrata, si avvia una importante e necessaria transizione”.

Il Mobility as a service (MaaS) è una soluzione in grado di integrare diversi servizi di mobilità in un’unica App che consente, con un solo clic, di programmare i propri spostamenti, pagarli e ricevere informazioni durante il viaggio, anche se vengono fatti con modalità di trasporto differenti e gestiti da operatori diversi. L’obiettivo è facilitare l’uso di tutti i servizi di mobilità condivisa e incentivarne l’utilizzo. L’Italia, nel quadro degli investimenti del Pnrr, sta puntando a far decollare un proprio sistema MaaS con un progetto pilota, gestito dai due ministeri della Mobilità Sostenibile e della Transizione Ecologica, del valore di 40 milioni di euro.

“Investire nella green mobility, ha sottolineato Edo Ronchi, presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile, non significa solo investire in nuovi veicoli e nuove infrastrutture, ma anche sostenere direttamente nuovi servizi di mobilità urbana condivisa, come il trasporto pubblico locale e la sharing mobility, che possono ridurre il numero di auto circolanti e ridurre gli effetti ambientali e sociali negativi per le nostre città”.

In questa prospettiva, le stazioni ferroviarie giocano un ruolo centrale quali hub di mobilità sostenibile e integrata, un po’ come avviene in molte città europee. (Abbiamo tutti ben presente lo sterminato parcheggio multipiano per biciclette appena fuori la stazione di Amsterdam). “Oggi sono 256 le stazioni coperte da almeno un servizio di sharing mobility, ha detto Sara Venturoni, direttore stazioni RFI, ma le stazioni attive sono 2200, di cui 620 interessate da un piano di investimenti epocale, grazie alle risorse messe a disposizione dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile anche attraverso il Pnrr

Un’occasione unica per riconnettere le stazioni con le città, riplasmandone gli spazi, con forme più rispondenti alla mobilità che vogliano si affermi per un vivere urbano più sostenibile: più spazio ad una pedonalità continua e sicura, più ciclabilità, più sharing con aree di sosta e attrezzature dedicate”.

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