Si chiamano small modular reactors, o Smr, e promettono di rivoluzionare la generazione di energia nucleare abbattendo tempi e costi di costruzione. Infatti sono allo studio di un numero crescente di Paesi, dagli Usa alla Cina, passando per Francia e Regno Unito. Ed è già una corsa a chi svilupperà il primo

La Cop26 ha fotografato gli albori (zoppicanti) di una vera e propria rivoluzione energetica. Nella duplice consapevolezza che i combustibili fossili vanno abbandonati, ma che l’energia da fonti rinnovabili non può in tempi stretti sostituirli per via di limiti naturali e tecnologici, si è tornato a parlare di nucleare. Costruire una centrale“classica” richiede molto tempo e molto denaro, ma una parte dell’industria energetica e diversi Paesi credono di aver trovato una valida alternativa.

Si tratta dei cosiddetti Smr o small modular reactors, reattori di piccole dimensioni e produzione energetica ridotta – nell’ordine dei 3-400 megawatt, meno rispetto ai 1000-1200 di una centrale tradizionale – ma caratterizzati da una maggiore flessibilità. Si possono produrre i componenti di un Smr in luoghi diversi per poi assemblarli in loco in tempi molto più brevi, riducendo il tempo che separa l’investimento iniziale da quello in cui la centrale diventa redditizia. In sintesi, gli Smr permetterebbero di abbattere notevolmente i costi elevatissimi del costruire una centrale tradizionale e sarebbero facilmente dislocabili nelle aree in cui servono – una panacea per la transizione energetica.

Sono diversi i Paesi già lanciati verso lo sviluppo di questa tecnologia, dal Canada alla Cina, dagli Usa alla Russia. Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato 1 miliardo di euro per lo sviluppo degli Smr e ha promesso di costruire il primo reattore entro il decennio. I piccoli reattori sono uno dei dieci punti della “rivoluzione industriale verde” annunciata dal premier britannico Boris Johnson, il cui governo ha annunciato un massiccio investimento nel consorzio per la costruzione di Smr guidato da Rolls-Royce.

La parabola britannica è indicativa dell’entusiasmo che c’è per questa tecnologia. A Londra brucia ancora il fallimento del piano nucleare lanciato nel 2010 con l’idea di costruire otto centrali tradizionali, per garantire autonomia energetica ed energia pulita al Paese. Oggi solo un reattore è in costruzione a Hinkley Point, nel Somerset, in ritardo e con costi di produzione lievitati a oltre 23 miliardi, senza considerare gli altri 30 che i contribuenti dovranno pagare alla francese Edf (che sta sviluppando e gestirà il reattore) sotto forma di tariffe fisse, secondo gli analisti.

Verrebbe da pensare che il Regno Unito non scalpiti per lanciarsi in nuovi tentativi. Ma la scorsa settimana Rolls-Royce ha stregato Downing Street a suon di numeri. L’azienda stima di poter costruire i primi reattori Smr al costo di 2,2 miliardi ciascuno entro il 2030, e abbattere il costo a 1,8 per quelli successivi. Il programma, sempre secondo Rolls-Royce, prevede la creazione di 40.000 posti di lavoro da qui al 2050.

Una volta ultimato, un reattore Smr targato Rolls-Royce (leggermente più grande degli altri in fase di progettazione) basterebbe per fornire energia pulita a un milione di case. L’azienda ha annunciato di aver raccolto fondi da investitori privati e compagnie per quasi 200 milioni di sterline, che assieme ai soldi dei contribuenti inglesi sono diventati 405. E a quanto pare Polonia, Repubblica ceca e Turchia hanno manifestato interesse.

L’idea ha catturato anche il primo ministro romeno, Klaus Iohannis, che a latere della conferenza di Glasgow ha annunciato un patto con gli americani (rappresentati dall’inviato speciale per il clima John Kerry) per portare i reattori Smr in Romania. L’accordo, stipulato tra la statunitense NuScale e la romena Nuclearelectrica, “ha il potenziale per [portare] il primo piccolo reattore modulare europeo in Romania entro la fine del decennio e potrebbe posizionare la Romania come un potenziale centro per la produzione di Smr”. Intanto l’Ue si sta attrezzando per includere nucleare e gas naturale nella tassonomia degli investimenti verdi, cosa che sbloccherà fondi e sgravi fiscali pensati per facilitare la transizione ecologica.

Nel mentre, l’Italia – che pure vanta l’invenzione della produzione commerciale di energia tramite fissione nucleare, grazie al Nobel Enrico Fermi e i suoi ragazzi di via Panisperna – assiste alla partita da bordo campo, legata ai due referendum con cui ha rifiutato l’energia dell’atomo. Ma per ricordare le parole del ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, già direttore del Centro nazionale di ricerca, occorre almeno guardare ai progressi tecnologici in atto; non considerare nemmeno il nucleare di prossima generazione “è da folli” e “nell’interesse dei nostri figli è vietato ideologizzare qualsiasi tipo di tecnologia”.

Foto: rendering di un reattore Smr progettato da NuScale

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