Si è conclusa la conferenza virtuale tra i ministri dell’Economia di Taiwan e Stati Uniti. Entrambi hanno enfatizzato l’importante cooperazione economica in materia di chip e sul fatto che nessun Paese dovrebbe essere mai soggetto al tipo di coercizione esterna impiegata dalla Cina verso Taipei

Si è tenuta una conferenza virtuale tra i Ministri degli Affari Economici di Usa e Taiwan per discutere, tra le tante cose, della carenza globale di chip e delle pressioni cinesi su Taipei. L’incontro si è tenuto in seguito ad una riunione tra il Presidente Joe Biden e il Presidente Xi Jinping, dopo il quale il leader cinese ha annunciato che chiunque sostenga Taiwan e la sua indipendenza “gioca con il fuoco”.

Taipei è tra le capitali mondiali per la produzione di chip sin da prima della pandemia globale e la sua azienda di riferimento, la Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (Tsmc), è di fatto la più grande fabbrica di semiconduttori al mondo. Proprio per questo motivo, appena scoppiata la crisi dei chip, la Cina ha iniziato a mettere pressione a tutti coloro, aziende e paesi, che intraprendevano rapporti economici e politici con Taiwan. L’annuncio del Presidente Xi Jinping dopo l’incontro con Biden non ha colto dunque di sorpresa i leader Usa e di Taiwan, ma ha reso più forte la loro partnership.

In seguito all’incontro, la rappresentante taiwanese e Ministro dell’Economia Wang Mei-hua ha enfatizzato l’importanza di una cooperazione tra i due Paesi a lungo termine e, riferendosi alla Cina, ha detto a Reuters che “condividiamo la convinzione che tutti i paesi e tutte le economie non dovrebbero essere mai soggette a questo tipo di coercizione esterna”. Nel suo discorso, Wang Mei-hua ha ripreso l’ultima forma di coercizione cinese come esempio, ovvero la rottura parziale delle relazioni diplomatiche con la Lituania dopo che Vilnius ha permesso l’apertura di una sede diplomatica taiwanese.

Nonostante le forti pressioni economiche da parte della Cina e le minacce di intervento militare, Taipei continua la sua produzione di chip affiancata dagli Stati Uniti. La Tsmc si è unita alla coalizione statunitense sui semiconduttori, che ad oggi comprende circa 65 aziende lungo la supply chain, con lo scopo di facilitare la produzione di chip negli Stati Uniti. Oltre alla Tsmc, fanno parte della coalizione anche Apple, Microsoft, Samsung e molte altre aziende sia asiatiche che occidentali contrarie alle continue pressioni cinesi.

Un’ulteriore dimostrazione del forte rapporto tra Taiwan e Usa è il fatto che anche le aziende di Taipei hanno imposto il divieto di vendita alle sette aziende cinesi inserite nella blacklist degli Stati Uniti. Senza autorizzazione, nessuno potrà più vendere chip a queste società, che il governo Usa considera “attive nella realizzazione di supercomputer usati dalle forze militari della Cina per iniziative destabilizzanti e/o per i programmi legati alle armi di distruzione di massa”.

Taiwan spera che tutti questi sforzi di cooperazione economica possano, un domani, portare alla ratificazione di un accordo di libero scambio tra i due, non solo nel campo dei semiconduttori.

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