Ascoltato dalle commissioni Difesa di Camera e Senato, il nuovo capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, generale Luca Goretti, ha illustrato le potenzialità del Tempest, il “sistema di sistemi” per il combattimento aereo del futuro. Focus sull’innovazione tecnologica, partnership internazionali e la piena sinergia con l’industria nazionale

“Ritengo che il programma Tempest rappresenti il candidato ideale su cui puntare per una crescita capacitiva credibile e per operare con successo e grande agilità nei complessi scenari futuri, non solo militari”. È così che il generale Luca Goretti, alla prima audizione di fronte alle Commissioni Difesa di Senato e Camera in qualità di capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, ha descritto il programma per il velivolo di sesta generazione, da poco approdato in Parlamento sotto forma di apposito schema di decreto ministeriale. La fase 1, relativa a “valutazione e analisi e progettazione preliminare”, vale due miliardi di euro fino al 2035, con venti milioni quest’anno e altrettanti per ogni anno fino al 2025. Poi la dotazione annuale dovrebbe salire a 50 milioni fino al 2029, per prevedere il grosso degli stanziamenti negli anni seguenti.

IL PROGRAMMA TEMPEST

Nelle parole di Goretti, il Tempest non sarà “un classico aereo pilotato, ma un sistema di sistemi”, una combinazione tra un aereo pilotato con un numero variabile di altri assetti (a partire da sciami di droni) che ne miglioreranno e potenzieranno le capacità di generare effetti simultanei in tutti i cinque domini con una gestione unitaria. “Il volume di dati disponibili – ha continuato Goretti – sarà accessibile in modalità estremamente veloce tramite una struttura decentrata cloud”. Questo permetterà al Fcas di avere “le informazioni giuste al momento giusto”, permettendo al sistema di assumere l’assetto più idoneo a portare a termine la missione secondo una risposta olistica alle possibili minacce.

AGIRE IN TUTTI I DOMINI

Come spiegato dal generale, negli scenari operativi attuali si assiste a una continua accelerazione e proliferazione di attività negli altri due domini dello spazio e, soprattutto, del cyber, con quest’ultima da considerarsi “premessa abilitante per ogni sistema e programma aeronautico”. Secondo Goretti: “la nostra componente aerotattica con i velivoli Typhoon e F-35 è considerata oggi tra le più moderne ed efficaci, però è ottimizzata per operare nei tre domini classici”. Tuttavia, in questo senso l’Italia, nel percorso che dovrebbe condurre allo sviluppo del Tempest, si trova già in una posizione privilegiata, dal momento che per Goretti: “Il velivolo Eurofighter Typhoon rappresenta quel ponte naturale verso il futuro” rappresentato dal Tempest.

LO SCENARIO INTERNAZIONALE

“L’importante evoluzione tecnologica – ha continuato il capo dell’Arma azzurra – ha determinato un innalzamento del livello di competizione del settore”. Di fronte alle risorse già investite in programmi analoghi sia da Paesi competitor, Cina e Russia in primis, che alleati come gli Stati Uniti, il generale Goretti è netto: “Per le Nazioni europee si prospetta un livello di ambizione troppo elevato da fronteggiare autonomamente”. Per questo motivo, l’Aeronautica militare ha da tempo avviato, insieme con il Segretariato della Difesa, una serie di interlocuzioni a livello governativo e industriale per valutare le opportunità in ambito europeo tese allo sviluppo di un sistema d’arma in linea con le esigenze della Difesa nazionale: “La ricerca di nuove forme di collaborazione, in grado di aggregare la domanda ed evitare inutili duplicazioni, ci ha spinto a valorizzare una partnership tri-nazionale tra Italia, Regno Unito e Svezia, tesa allo sviluppo del sistema d’arma Tempest”.

IL PONTE ITALIANO TRA NATO E UE

L’Italia, inoltre, ha ormai consolidato la sua posizione di ponte tra l’Alleanza Atlantica e l’Unione europea ponendosi, secondo Goretti: “a garanzia di una piena interoperabilità con gli altri Paesi alleati e di un potenziale accesso ai fondi sviluppi dedicati alla nascente difesa europea”. Secondo il generale dell’aeronautica, la presenza dell’Italia nel programma Tempest “accrescerà il peso del nostro Paese nel quadro delle alleanze esistenti e sui tavoli negoziali che portano essere aperti in futuro con altri Paesi in materia di difesa”.

COLLABORAZIONI INDUSTRIALI

Oltre all’aspetto tecnico-operativo e delle alleanze, inoltre, Goretti ha anche sottolineato l’importante contributo che un programma come il Tempest potrà dare alla digitalizzazione in atto nel Paese: “Ponendo la giusta attenzione e gli adeguati investimenti nella ricerca e sviluppo dei settore tecnologici legati al Tempest si velocizzerà anche il processo di trasformazione digitale e quello industriale”, permettendo inoltre di mantenere i costi dell’impresa entro determinati limiti e di ridurre le tempistiche di progettazione in modo da raggiungere il mercato prima di possibili competitors. “La stessa scelta – ha concluso Goretti – offre un’opportunità irrinunciabile di divenire un modello di riferimento per l’evoluzione della sinergia tra settore pubblico e privato”.

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