All’indomani dell’offerta del fondo Usa per rilevare il 100% del gruppo telefonico la Borsa manda segnali inequivocabili, con il titolo Tim che schizza del 30% in apertura di contrattazioni. Vivendi per ora dice no, ma per gli analisti i francesi potrebbero rilanciare o chiedere a Kkr di alzare la posta

Kkr-Tim, si può fare. Almeno a leggere in controluce la risposta arrivata questa mattina dai mercati a poche ore dal consiglio di amministrazione che ha sancito l’interesse del fondo statunitense per il gruppo telefonico italiano (qui l’articolo di Formiche.net con tutti i dettagli). Tanto per cominciare c’è la Borsa, a cui quasi sempre, quando si tratta di operazioni industriali che coinvolgono società quotate, spetta una sorta di giudizio finale.

IL VERDETTO DELLA BORSA

Questa mattina il titolo Tim non è riuscito a fare prezzo in avvio delle contrattazioni a Piazza Affari. Il titolo ha fatto registrare un rialzo teorico del 31%. Ora, la fiammata era prevedibile dopo che ieri il fondo statunitense Kkr ha presentato un’offerta non vincolante sul 100% della società mettendo sul piatto 0,5 euro ad azione, un premio del 46% rispetto al chiusura di venerdì scorso a 35 centesimi. Ma è certamente una risposta positiva a un’operazione che non sembra spaventare più di tanto gli investitori e i mercati.

C’è da notare, infatti, come il valore delle azioni non si allinei in borsa a quello dell’offerta, segnale che il mercato ci crede ma solo fino ad un certo punto. D’altronde, non è un mistero, l’offerta di Kkr è subordinata a diverse variabili. Primo, la postura del governo dinnanzi al possibile deal. Finora Palazzo Chigi e il Mef hanno assunto un atteggiamento neutro, volto a monitorare lo sviluppo degli eventi ma senza entrate a gamba tesa in quella che è a tutti gli effetti un’operazione di libero mercato, seppur riguardante asset strategici e dunque soggetti al Golden power. E poi non bisogna mai dimenticare che a monte della mossa di Kkr c’è una due diligence di quattro settimane che potrebbe anche spingere il fondo Usa a fare marcia indietro. Infine, c’è da capire se e quando arriverà una reazione di Vivendi, socio di riferimento dell’ex Telecom con il 23,9% del capitale.

ALZARE LA POSTA OPPURE NO?

Alcuni analisti interpellati dall’Ansa, per esempio, sostengono che Vivendi dovrebbe rilanciare e magari chiedere a Kkr un prezzo maggiore. “L’offerta è ben al di sopra della media dei recenti deal che è del 20%, ma solo del 7% superiore al picco del 2021 del titolo Tim in Borsa. Vivendi potrebbe spingere per avere di più, visto il prezzo medio di 1 euro per azione pagato per la sua quota del 24%” e puntare a 83 centesimi”.

Del fatto che Kkr dovrebbe alzare la posta sono convinti anche gli esperti di Bestinver. “Il valore degli asset nel complesso è compreso tra 27 e 30 miliardi di euro”, ha continuato Bestinver. “Sulla base dei dati del terzo trimestre 2021, che hanno mostrato un debito netto a 17,6 miliardi, la valutazione sarebbe compresa tra 9,4 miliardi di euro e 12,4 miliardi di euro. L’attuale capitalizzazione di mercato è di circa 7,5 miliardi di euro. Rimaniamo rialzisti”.

VIVENDI DICE NO, MA…

E Vivendi? Come e quando dovrebbe reagire dinnanzi all’assalto di Kkr? Anche qui gli analisti hanno detto la loro, nonostante la media company francese abbia formalmente respinto l’offerta di Kkr, giudicandola offensiva rispetto al valore reale di Tim. Ma la partita è solo all’inizio. Secondo Banca Akros “la potenziale opa non avrebbe bisogno a tutti i costi di Vivendi per avere successo, anzi una posizione contraddittoria dell’azionista francese fa ipotizzare una potenziale controfferta”. Una cosa è certa, il governo sarà decisivo.

“Le dichiarazioni del governo sono al momento favorevoli. La reazione dei partiti politici é invece a nostro avviso il punto chiave da valutare, cosi’ come quella degli azionisti”, ha scritto Equita Sim in una nota. “Vivendi (23,9%) detiene oggi un potere di veto di fatto sulle operazioni straordinarie – osserva la sim sulla posizione del primo azionista attuale del gruppo di tlc – Pensiamo che possa essere tentata di accettare l’offerta negoziando la migliore uscita possibile. Tuttavia finora ha commentato che è improbabile che sostenga l’offerta”.

Se comunque Cdp, azionista di Tim al 9,8% accettasse l’offerta di Kkr, “eliminerebbe l’impasse strategica di avere una posizione sia in Tim che in Open Fiber, rimanendo esposta solo a Open Fiber e mantenendo l’opportunità di rilanciare il progetto rete unica, soprattutto se Kkr fosse a favore di una scissione della rete o fosse costretto a cedere il controllo della rete per il Golden power”.

 

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