Il governo cinese organizza un convegno sullo Xinjiang, “terra meravigliosa”, con parlamentari italiani del M5S e i presidenti delle Commissioni Esteri di Camera e Senato, Piero Fassino e Vito Petrocelli. Persecuzioni degli Uiguri? Tutto inventato, spiega la propaganda di regime. Fassino: “Chiediamo rispetto dei diritti umani”

Diplomazia e propaganda. A volte il confine è sottile. Il dubbio viene a leggere il titolo del convegno ospitato dall’ambasciata cinese in Italia questo martedì: “Xinjiang è una terra meravigliosa”. Non si parla solo di paesaggistica che pure merita: lo Xinjiang, la più grande provincia cinese, l’ultima al confine con l’Asia occidentale, è piena di meraviglie naturali, tra deserti, laghi e fiumi.

Per altri motivi però è nota alle cronache. In Xinjiang, insieme agli Han, vivono gli Uiguri, una popolazione musulmana e turcofona che, hanno documentato negli anni decine di reportage di giornali internazionali, è sottoposta a un regime di segregazione da parte del governo cinese. I “campi di rieducazione” disseminati nella regione dove sono rinchiusi migliaia di uiguri, ufficialmente, servono al governo centrale per combattere il terrorismo islamista.

Per gli Stati Uniti e buona parte delle Ong internazionali per i diritti umani si tratta invece di una repressione sistemica. In un rapporto pubblicato quest’anno, Amnesty International accusa la Cina di “crimini contro l’umanità” in Xinjiang, fra cui “imprigionamenti di massa, torture e persecuzioni”. Accuse fermamente negate dal governo cinese, che infatti rilancia con una narrazione opposta, anche in Italia.

Il convegno online, fa sapere l’ambasciata, è stato organizzato insieme al governo della Regione autonoma dello Xinjiang Uygur. Presenti, fra gli altri, l’ambasciatore cinese in Italia Li Junhua, il vicegovernatore dello Xinjiang Manlik Siyit, e due autorità italiane: i presidenti delle Commissioni Esteri di Camera e Senato, Piero Fassino (Pd) e Vito Petrocelli (M5S).

Obiettivo della video-conferenza, si legge in una nota dell’ambasciata, “introdurre la corretta strategia del governo cinese in Xinjiang, nonché le sue politiche a beneficio del popolo, dimostrando da diversi punti di vista l’armonia, la solidarietà e la stabilità esistenti nella regione e la vita felice dei suoi cittadini”.

Una versione agli antipodi rispetto a quella denunciata da una risoluzione votata all’unanimità della Commissione Esteri della Camera a maggio, che chiedeva alla comunità internazionale di verificare “i casi sospetti di violazione domestica sistematica dei diritti umani”. Allora l’ambasciata cinese aveva risposto con una nota al vetriolo esprimendo “risoluto malcontento e la ferma obiezione” contro l’“ingerenza” del Parlamento italiano.

La questione uigura in Xinjiang è uno dei tanti tabù del Partito comunista cinese: non sono ammesse critiche e denunce, anche se documentate. Stesso copione per i diritti umani a Hong Kong, o le minacce a Taiwan. Cinque mesi dopo la politica italiana resta divisa.

Intervenendo al convegno, Fassino non ha nascosto dubbi e critiche. “La regione del Xinjiang, come tutta la Cina ha conosciuto un enorme sviluppo economico – spiega a Formiche.net – Ma la crescita economica non giustifica riduzioni o violazioni di diritti umani fondamentali e irrinunciabili per ogni donna e per ogni uomo, dovunque viva e quale che sia il dio che prega, la lingua che parla, il sesso a cui appartiene, l’etnia da cui proviene. Ed è il rispetto di questo principio che noi chiediamo alle autorità cinesi nei confronti della comunità uigura”.

“Da fonti internazionali autorevoli e credibili sono venute denunce di violazioni e persecuzioni verso la popolazione uigura che non possono essere liquidate come propaganda anticinese – aggiunge – Per questo chiediamo alle autorità cinesi di prendere in seria considerazione gli appelli della comunità internazionale alla cessazione di ogni forma di riduzione o violazione dei diritti della popolazione uigura. E in questa direzione si è espressa con una Risoluzione approvata all’unanimita la Commissione Esteri della Camera dei Deputati che presiedo”.

Interpellato da Formiche.net, Petrocelli ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Ma la posizione del presidente grillino è nota alle cronache. “Filocinese” per sua ammissione, lo scorso giugno ha apposto la sua firma, accanto a quella del fondatore Beppe Grillo, su un rapporto che bolla i reportage sulle persecuzioni degli uiguri come “campagne anticinesi, altamente politicizzate”.

Al “simposio” sullo Xinjiang erano presenti altri parlamentari italiani. Come il senatore pentastellato Alberto Airola, convinto che si debba “difendere l’universalità dei diritti umani” senza però “cadere nelle strumentalizzazioni che ogni giorno distorcono la verità”. Altri parlamentari, però, non condividono l’entusiasmo.

“Abbiamo preso volutamente le distanze dall’incontro organizzato al Senato al quale ha partecipato il vicegovernatore dello Xinjiang”, scrive in una nota il deputato della Lega Paolo Formentini, vicepresidente della Commissione Esteri e promotore della risoluzione a maggio, insieme ai colleghi Eugenio Zoffili e Tony Iwobi – La Lega si rifiuta di sedere al
tavolo con autorità politiche del regime comunista cinese responsabile della persecuzione del popolo uiguro”.

Va all’attacco anche Fratelli d’Italia, con il deputato Federico Mollicone che definisce “inaccettabile che un partito della maggioranza organizzi un incontro con un governatore esponente del Partito Comunista Cinese”. L’incontro con il vicegovernatore Siyit, spiega, era stato inizialmente previsto come un’audizione di fronte alle Commissioni Esteri riunite, poi fatta saltare.

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