Conversazione con Mario Del Pero (SciencesPo) sui risultati in Virginia, e a Boston e New York. Che messaggio arriva ai Democratici dalla vittoria di Youngkin? Chi lo ha votato? Con un occhio alle elezioni di Mid-Term che saranno tra un anno esatto

“Partiamo da un presupposto molto banale: di sconfitta, pesante e inequivocabile, per Joe Biden e i democratici si tratta”, sintesi secca di quanto accaduto in Virginia di Mario Del Pero, docente di Storia Internazionale e Storia della politica estera statunitense all’Institut d’études politiques di Parigi.

I Dem perdono uno stato importante, che Biden aveva vinto con dieci punti di scarto un anno fa (e vincono di misura contro un avversario sconosciuto e sottofinanziato in New Jersey, dove i punti di scarto erano stati 16 nel 2020). Il presidente tocca i minimi nell’approval e incassa anche una battuta d’arresto al Congresso, dove salta l’accordo parlamentare sui programmi socio-economici della Casa Bianca per un colpo di mano del senatore repubblicano Joe Manchin.

“L’ecosistema sociale e demografico della Virginia doveva essere il modello di una nuova e solida maggioranza demografica — spiega Del Pero a Formiche.net — dove le aree suburbane che gravitano sulle città, DC in particolare, e un’economia di servizi avanzati salderebbero un asse tra elettori ad alta istruzione e reddito e minoranze sovraoccupate nei servizi a bassa qualifica”. Ma questa teorica maggioranza non si è attivata in questo caso, “né in minoranze (o in giovani) in parte disillusi (e delusi) — continua il docente — né in una suburbia moderata, che in assenza di Donald Trump vota meno in negativo (contro cioè gli eccessi trumpiani) ed è più catturabile da campagne elettorali centrate su temi culturali, come l’istruzione o la presunta dittatura del politically correct e della cancel culture”.

Un esempio tra i tanti: stando agli exit poll, le donne bianche (quasi il 40 per cento dell’elettorato, con una loro sovrarappresentazione nelle aree suburbane) che avevano votato 50 a 49 Biden nel 2020 avrebbero invece scelto 57 a 43 Glenn Youngkin, il finanziere repubblicano che ha battuto il democratico Terry McAuliffe. Uno scarto trainato soprattutto dalle elettrici non laureate che avrebbero votato repubblicano (74 a 25) e che costituiscono un quinto dell’elettorato complessivo.

Perché i democratici e Biden perdono così seccamente dunque? Quali sono le spiegazioni strutturali e di lungo periodo, e quali quelle contingenti e legate all’oggi? “Vi è il paradosso di una politica delegittimata alla quale però si chiede moltissimo: verso la quale vi sono aspettative eccessive che, laddove non soddisfatte, generano rapido malcontento (se andiamo a vedere lo storico delle prime elezioni di mid-term successive all’insediamento di un nuovo Presidente vediamo che negli ultimi decenni, con la peculiare eccezione del 2004, vi sono state le più ampie sconfitte del partito alla Casa Bianca)”, risponde Del Pero.

”Vi è la sofferenza di un’America che fatica a uscire dalla crisi della pandemia — continua — e si trova a fare i conti con problemi nuovi e inattesi come l’inflazione, le catene di distribuzione inceppate, gli alti prezzi. Ma vi è anche l’insoddisfazione verso un’azione di governo paralizzata dall’ostruzionismo repubblicano e dalla summenzionata fatica di governare, sì, ma anche se non soprattutto dalle divisioni dentro il Partito Democratico e dall’incapacità di trovare un compromesso sul piano d’investimenti sociali e infrastrutturali che avrebbe dovuto qualificare l’azione dell’amministrazione Biden”.

Anche i successi democratici nelle città, a Boston e New York vanno letti in questo quadro? Secondo il docente di SciencesPo, mostrano come le città siano ormai fortezze democratiche inespugnabili per i repubblicani. E, con un sindaco afroamericano a New York (il secondo nella storia dopo David Dinkins, 1990/1993) e una sindaca asiatica-americana a Boston (la prima donna nella storia) evidenziano ancora una volta la ricchezza e diversità del partito democratico e del suo elettorato.

“E però — aggiunge — l’ex poliziotto Eric Adams (neo sindaco newyorkese, ndr) ha condotto una campagna incentrata sulla sicurezza, sul Law and Order, anche per catturare consensi perduti a causa di alcuni eccessi della sinistra sulla questione, laddove le campagne per riformare la polizia, spesso presentate come modi per smantellarla in un periodo di nuova crescita della criminalità urbana, sono oggi rigettate da larghe maggioranze negli Usa” — un referendum a Minneapolis, che pur conteneva misure necessarie e importanti per ridefinire strutture e modalità d’azione delle forze dell’ordine municipali, è stato largamente sconfitto proprio per questo.

Sicurezza e guerre culturali paiono insomma essere i cavalli di battaglia su cui i repubblicani possono costruire una narrazione nuova ed elettoralmente vincente. “Spregiudicata, furba e non poco radicale”, aggiunge Del Pero: “In Virginia nel denunciare la dittatura del politically correct i repubblicani sono giunti a chiedere che lo splendido ‘Beloved’ di Toni Morrison fosse escluso dai curricula liceali…”. Ma pare vincente anche perché permette – senza appunto gli eccessi di Trump — di non perdere l’elettorato trumpiano, non è così? “Lo è, e permette anche di recuperare un po’ di quel voto (moderato, tendenzialmente suburbano, in maggioranza femminile) che aveva trainato Biden alla Presidenza e nel 2018 all’ampia vittoria democratica al mid-term”.

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