Non si ferma la galoppata dei prezzi e la pressione esercitata da Mosca sull’Ue: uno scenario che non potrà migliorare nel breve periodo, anzi proseguirà in questi termini (se non peggio) nel 2022 visto che il gelo in Europa è mescolato alle tensioni politiche sul Nord Stream 2 e sul confine ucraino

Si inasprisce la crisi energetica in Ue dopo che Gazprom ha tagliato le forniture di gas attraverso il gasdotto Yamal, che di fatto è ai suoi minimi. La prima conseguenza è stata nell’aumento dei prezzi, mentre l’intero continente si prepara ad una settimana di temperature rigide. Per cui mentre sul dossier Ucraina Russia e Usa provano, con poco ottimismo, a trovare un dialogo ecco che la crisi energetica minaccia seriamente la ripresa nel vecchio continente con la Francia che brucia petrolio per tenere le luci accese. Non si fermano né la galoppata dei prezzi né la pressione esercitata da Mosca sull’Ue.

YAMAL

Il gasdotto attraversa la Bielorussia e la Polonia verso la Germania: le spedizioni giornaliere sono scese da 27 milioni di metri cubi di venerdì a 5,2 milioni di metri cubi e 4,7 milioni di metri cubi rispettivamente di sabato e domenica. Il gasdotto Yamal funziona a una capacità massima di 89 mmc al giorno e ieri i flussi operavano solo al 4% della capacità. Come dire che il minimo di sempre è stato raggiunto proprio in questa fase così delicata. Già da tempo Russia e Gazprom erano state accusate di aver cercato di usare la criticità rappresentata dal mercato europeo del gas per far partire il gasdotto Nord Stream 2 e spingere così i paesi europei a firmare accordi di gas a lungo termine con Gazprom. Il colosso russo ha sì aumentato le forniture in Europa nelle ultime tre settimane, ma i prezzi sono rimasti elevati. I rialzi sul mercato riguardano il benchmark del gas TTF olandese che supera € 160 per Mwh.

CRISI

In Francia il prezzo dell’elettricità si è attestato a 442,88 euro MWh, il più alto in Europa e in assoluto il suo prezzo più alto dal 2009. Si tratta di un aumento giornaliero nell’ordine del 15%. Ce n’è abbastanza per parlare apertamente di crisi energetica in atto. “Medaglia d’argento” di questa speciale classifica va all’Austria con 434,34 euro per MWh, seguita dal Belgio con 432,99 euro. La Polonia, il cui prezzo dell’elettricità era molto più basso di molti altri paesi, ha visto il suo prezzo aumentare del 110% in un solo giorno a 344,56 euro per Mwh.

EDF, il più grande fornitore di elettricità della Francia ha dichiarato di aver trovato guasti ai tubi in un sistema di sicurezza nella sua centrale nucleare di Civaux, che verrà chiusa al pari dell’impianto di Chooz che usa lo stesso tipo di reattori. Le chiusure degli impianti comporteranno una perdita di 1 Terawattora entro la fine del 2021. Uno scenario che non potrà migliorare nel breve periodo, anzi proseguirà in questi termini (se non peggio) nel 2022 visto e considerato che il gelo in Europa è tragicamente mescolato alle tensioni politiche sul Nord Stream 2 e sul confine ucraino.

POWER OF SIBERIA

La risposta cinese e russa alle accuse contro Gazprom si ritrova nel nuovo progetto Power of Siberia-2, un mega-gasdotto che potrebbe attraversare la Mongolia per fornire fino a 50 miliardi di metri cubi di metano russo in Cina ogni anno. Se realizzato, sarebbe la mossa con cui entrambi i paesi si proteggono dalle crescenti tensioni con l’Occidente. Ne hanno discusso al telefono pochi giorni fa i presidenti Vladimir Putin e Xi Jinping. Del progetto Putin ha parlato con il presidente mongolo Ukhnaagiin Khurelsukh al Cremlino, entrando già nel merito del percorso ottimale, della sua lunghezza e del relativo studio di fattibilità che verrà completato in gennaio.

@FDepalo

Condividi tramite