Pechino ha introdotto nuove regole che limiteranno l’utilizzo delle app come Didi Chuxing, la più grande piattaforma di car-sharing in Cina. Dopo aver subito il divieto di aggiungere nuovi clienti o autisti, ora la società prepara il delisting dalla borsa di New York, a pochi mesi dal suo ingresso. Nel frattempo ha perso il 40% del valore

Didi Chuxing era l’app per il trasporto automobilistico più utilizzata in Cina fino a quando Pechino ha deciso di cambiare l’economia digitale del paese introducendo regolamentazioni e limiti, cioè ha messo il guinzaglio allo sviluppo dei giganti tech. Per qualcuno il collare è talmente stretto da finire soffocato. Didi, in particolare, ha dovuto bloccare qualsiasi altra applicazione del gruppo, inclusa quella che serve ai nuovi autisti per iscriversi alla piattaforma di car-sharing, ed è stata costretta a interrompere l’iscrizione a qualsiasi nuovo utente.

Questi limiti imposti a Didi, come anche a molte altre aziende tech in Cina, hanno permesso a nuove società di usare questa stretta a loro favore e utilizzare fondi dello Stato per “rubare” i clienti alle app finora dominanti, a colpi di promozioni ed offerte. Ormai in Cina le aziende tech sono divise tra quelle private e quelle parzialmente in mano allo stato.

La scorsa settimana, Pechino ha introdotto nuove regole che, ancora una volta, toccheranno il settore del car-sharing. Queste consistono in “limiti sulle trattenute che le aziende possono guadagnare da ogni corsa e l’obbligo di fornire benefici come l’assicurazione per gli autisti.” Le nuove guidelines, inoltre, vogliono spingere le app come Didi a impiegare in modo strutturato chi guida. Didi ha replicato che questo rivoluzionerebbe il loro modello di business.

Il direttore di una società di private equity cinese che partecipa alle azioni di Didi ha detto al Financial Times che Pechino sta considerando altre misure estreme verso le Tech. Didi non può restare a lungo senza la possibilità di aggiungere nuovi clienti e nuovi autisti. Ha già perso circa il 40% del valore in borsa rispetto al prezzo di quotazione a New York nel mese di luglio, mantenere questo status quo potrebbe solo peggiorare le cose.

Non è un caso se oggi la società ha annunciato di aver iniziato il processo di delisting alla borsa di New York e di aver preparato un’offerta pubblica per quella di Hong Kong. Il ritorno a casa, a colpi di strattonate al guinzaglio, sta per compiersi.

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