La ministra tedesca Baerbock: “il gasdotto non soddisfa i requisiti del diritto energetico europeo”. Il senatore repubblicano Cruz: “Necessaria una nuova legislazione che imponga sanzioni a Nord Stream 2”. E intanto Lukashenko minaccia di tagliare il gas all’Europa

“Se le sanzioni che ci stanno imponendo o ci imporranno in futuro ci metteranno in uno stato di emergenza e non saremo in grado di rispondere in nessun altro modo, ricorreremo a questa misura severa”, tagliando il gas all’Europa.

Le parole minacciose del presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko si inseriscono in una fase complicatissima caratterizzata, da un lato, dalle intenzioni del nuovo governo tedesco di provare ad essere meno indulgente con Mosca rispetto alla gestione merkeliana e, dall’altro, dalle manovre sino-russe che premono militarmente e geopoliticamente sull’Ue. L’unica certezza è che nel Vecchio continente le riserve di gas diminuiscono e le bollette aumentano vertiginosamente, con l’energia trasformata in clava geopolitica. Così il gasdotto Nord Stream 2 sta diventando sempre di più la scintilla di un possibile conflitto.

GAS E RISERVE

“Gli stoccaggi di gas tedeschi (per lo più riempiti e di proprietà di Gazprom) si attestano a solo il 59% di riempimento, rispetto all’80% esattamente un anno fa. Se ci imbatteremo in un conflitto con la Russia, sarà un inverno freddo anche per la mia famiglia”, ha twittato il giornalista della Bild, Julian Roepcke. Parole che fotografano alla perfezione l’impasse in cui il gasdotto Nord Stream 2 e quindi il Vecchio continente sono finiti. A parole il nuovo governo tedesco guidato da Olaf Scholz annuncia l’incompatibilità tra i passi pericolosi della Russia al confine con l’Ucraina e una concertazione energetica. Ma di fatto l’unico ostacolo all’accensione del gasdotto è dato da un blocco amministrativo relativo alle autorizzazioni da parte dell’agenzia tedesca di regolamentazione. E’di tutta evidenza che, oltre una sanzione o una procedura per infrazione, c’è un sommovimento magmatico di interessi e relazioni, con effetti a catena.

BAERBOCK

Un no più netto in questo senso è stato pronunciato dalla neo ministra degli Esteri Annalena Baerbock, secondo cui il gasdotto del Mar Baltico non può essere approvato perché “non soddisfa i requisiti del diritto energetico europeo e le questioni di sicurezza sono comunque ancora nella stanza”, ha detto l’esponente dei Verdi dopo la riunione del G7 dello scorso fine settimana (e poche ore prima di un altro vertice in programma oggi).

Ma se quest’ultima già durante la campagna elettorale si era apertamente espressa contro Nord Stream 2, il nuovo Cancelliere Olaf Scholz non si è ancora chiaramente posizionato, forse tentato di restare fisiologicamente nel solco delle polices energetiche merkeliane che, di fatto e in completa autonomia, sono state improntate alla relazione bilaterale con Mosca sul gas. È questo il passaggio che ha suscitato da tempo la forte apprensione americana, con la richiesta del senatore repubblicano Ted Cruz di opporsi alle pipeline.

CRUZ

Secondo il membro della commissione per le relazioni estere del Senato, è necessario approvare una nuova legislazione che imponga sanzioni al Nord Stream 2. Sul tema Cruz si è caratterizzato fino ad oggi per una campana bipartisan per fermare Nord Stream 2, ma dopo lo stop della Casa Bianca alle sanzioni sul gasdotto sta provando a convincere l’amministrazione Biden a ribaltare la decisione: “Se, Dio non voglia, vediamo i carri armati russi entrare in Ucraina, ricordate questo momento in cui i Democratici del Senato si sono opposti: le truppe russe al confine con l’Ucraina sono colpa di Joe Biden, e sono colpa dei Democratici del Senato per non essere disposti a resistere un presidente del proprio partito”, le sue parole al Congresso.

@FDepalo

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