I profili dei ministeri chiave nel governo Scholz, che vede solamente due dei 17 ministri nati e cresciuti in Germania Est. Occhio soprattutto agli Esteri: Annalena Baerbock promette di non considerare più su binari paralleli diritti umani e interessi economici. Ma gli annunci in campagna elettorale sono una cosa, amministrare un’altra

Olaf Scholz è stato votato cancelliere dal Bundestag con 395 voti su 707. Quando ha annunciato un paio di giorni fa la lista dei ministri socialdemocratici, ha rivelato una serie di piccole sorprese. Quella che ha scatenato più rumore è stata la nomina di Nancy Faeser agli Interni. Faeser, leader della Spd nel Land dell’Assia, non era stata quasi mai inserita nelle liste sul toto nomi. La scelta di farle fare un balzo così in avanti ponendola alla guida di un ministero che supervisiona l’intero apparato di sicurezza è stata inaspettata. Ci si aspettava invece la nomina a questo dicastero di Christine Lambrecht, che invece ha preso le redini della Difesa. Ecco i profili dei più importanti ministeri del governo tedesco guidato da Scholz.

MINISTRO DELLA SALUTE

La situazione del Covid in Germania è molto preoccupante e il ministero che forse sarà più tirato in causa nei primi mesi di questo nuovo governo sarà quello della Salute. Scholz ha scelto un medico, Karl Lauterbach, una sorta di professor Massimo Galli alla tedesca.

Lauterbach ha partecipato quasi come ospite fisso ai talk show politici per parlare della pandemia: la sua nomina era prevista. “Probabilmente la maggior parte dei cittadini di questo Paese ha desiderato che il prossimo ministro della Salute fosse uno specialista del settore e che si chiamasse Karl Lauterbach”, ha scherzato Scholz, presentandolo nella sede berlinese dell’Spd. Il neo ministro ha promesso che il sistema sanitario tedesco sarà migliorato per affrontare la prossima pandemia.

MINISTRO DELLA DIFESA

Non è la prima volta che Christine Lambrecht ricopre la carica di ministro. Seppure fosse “prevista” per il ministero degli Interni – la stessa avvocata non aveva fatto mistero di essere particolarmente interessata alla politica interna -, Lambrecht guiderà ora un dicastero centrale a livello Ue ed extra Ue. Conosce bene la politica: siede al Bundestag da 23 anni, ha ottenuto risultati visibili nella lotta all’estremismo di destra e ai crimini d’odio. Nel 2021 ha anche assunto per un breve periodo la carica di ministra della Famiglia. Come ministra della Difesa, ha già annunciato che vuole rivedere le missioni tedesche all’estero.

MINISTERO DELL’ECONOMIA

Nessuna sorpresa per il dicastero economico: Christian Lindner era tra i nomi sicuri della lista dei ministri di Scholz. Ha costruito la sua leadership nel partito dei Liberali con perseveranza e pazienza e adesso il 42enne, nato vicino a Düsseldorf, ce l’ha fatta. Negli anni si è fatto notare per le sue posizioni dure, che hanno attirato spesso l’attenzione dei media. Come quando andava contro le scelte radicali degli ambientalisti e decise di uscire dai negoziati di coalizione con Verdi e Cdu, nel 2017. Non ha mai visto di buon occhio le misure dure per prevenire la diffusione del coronavirus e un anno fa diceva che per la propria poca immaginazione non riusciva a vedersi in una coalizione con l’Spd. Questo suo atteggiamento lo ha aiutato molto in fase negoziale per la creazione di una coalizione, stavolta andata a buon fine.

MINISTERO DELL’AMBIENTE

È come se Steffi Lemke fosse entrata in politica per diventare ministra dell’Ambiente. È nata e cresciuta a Dessau, piccola cittadina della ex Germania Est, famosa in tutto il mondo per essere la culla del movimento architettonico Bauhaus, che prende il nome da una scuola di design sorta tra la prima e la seconda guerra mondiale. Ma per Lemke quella piccola cittadina era famosa per il fiume Elba, uno dei principali corsi d’acqua dell’Europa centrale. Vivere in una città con un fiume molto inquinato e averne un’altra vicina, Bitterfeld, che ha subìto un grave incidente causato dallo scoppio di una caldaia di un treno, nel 1977, ha condizionato tutta la sua vita, ha detto Lemke. Ha 53 anni e nel 1989 è stata una dei membri fondatori del partito dei Verdi.  Lei e Klara Geywitz, ministra dell’Edilizia, sono le uniche ad essere nate e cresciute in Germania Est. Piccola curiosità sul fiume Elba, che adesso è più pulito: a Lemke piace andarci con la tavola da SUP.

MINISTERO DEGLI ESTERI

Annalena Baerbock, leader dei Verdi, è la prima donna a ricoprire il ruolo di ministro degli Esteri. Questo potrebbe essere il dicastero dove la politica tedesca cambierà più di tutti. Se quella di Merkel era una politica estera fatta di mediazioni che viaggiavano su binari paralleli, separando la questione dei diritti civili da quella economica, da adesso in poi bisogna aspettarsi qualcosa di diverso. Baerbock ha 40 anni e dovrà affrontare gli incontri con le controparti di Russia e Cina. Avrebbe voluto succedere ad Angela Merkel ma una serie di errori compiuti in campagna elettorale l’hanno portata fuori strada. Adesso, però, ha in mano un dicastero in cui potrà rifarsi (o disfarsi) la reputazione.

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