Spiegare cos’è l’amore. Sembra banale, così non è. Un’idea geniale permette a Papa Francesco di sbarcare su Netflix. Stories of a Generation è un affresco globale in cui insieme ai protagonisti, gli ultra settantenni, ci siamo tutti. La recensione di Riccardo Cristiano

 

 

Francesco sbarca su Netflix grazie a un’idea geniale che non poteva che essere raccontata su un media globale: spiegare cosa sia l’amore. In questo affresco globale, Stories of a Generation, ci siamo tutti, ma il racconto che parte da loro, gli ultra settantenni, lo riprendono loro, i giovani registi, o parenti, ai quali si sono raccontati, raccontandogli la storia di questo nostro tempo. E così emerge pian piano che l’amore non conosce frontiere, non è europeo, latino-americano, nord-americano, africano, asiatico, ma è di tutti loro, di tutti noi, il vero modo per raccontarlo e seguirne il racconto dei vecchi con le domande dei giovani.

Ecco l’idea di padre Antonio Spadaro, un’idea che collega le storie: quella familiare di un grande regista, di un pescatore che all’improvviso si scopre pescatore di naufraghi, di una donna che persa la figlia insegue per 36 anni il nipote senza volto che le è stato sottratto dagli assassini della figlia, di due anziani che vivono ballando il tango, della donna che prima è partita per conoscere i gorilla, e le loro emozioni, contro ogni scienza. E’ una storia nella quale Francesco non è il protagonista, è il collante discreto per la scelta di credere in questo sentimento per alcuni melenso, per altri banale, per altri ancora rimosso.

Non poteva e non doveva essere raccontata in una lingua sola, perché ognuno doveva potersi esprimere senza doppiaggio, uniti nella lingua franca dei sottotitoli in inglese che per chi si emoziona un po’ troppo hanno il solo difetto di richiamare dai volti, che raccontano a ognuno cosa voglia dire una parola che a volte si pensa abusata. Ogni fruitore, avendo una storia sua, può trovare in un protagonista il bandolo che più riguarda, più lo coinvolge, senza togliere agli altri, ma che lo riguarda di più. Per l’ambiente, il contesto, il tempo in cui ha luogo il cuore del racconto.

Ma poi arriva la sensazione che quella storia, da sola, non sarebbe stata completa. Le altre, che nel racconto si intrecciano con quella prescelta, le entrano dentro, la animano, la spiegano ulteriormente. L’impressione che siano una storia sola forse è eccessiva, sono storie diverse della stessa storia. E’ l’altra storia della nostra generazione, di cui questi sono protagonisti non scelti per caso: gente normale diventata speciale, gente speciale nella sua vita normale, nel suo dolore privato, giganti che al bar riconoscerebbero tutti oppure altri, altrettanto giganteschi, che non riconoscerebbe nessuno. Sono gli altri protagonisti della nostra attualità, vista dal lato delle scarpe che vanno avanti.

Ma per noi italiani non può non sorprendere che la storia di Vito, italiano, pescatore di Lampedusa, uno come me non l’avesse mai vista. Vito è un gigante, la sua scelta di salutare il mare per sempre è straziante per chiunque ami il mare. Vito una mattina andava a pesca e si è trovato davanti a un barcone che affondava, i migranti gli sgusciavano tra le mani perché ricoperti di cherosene: salvo questo? Salvo quello? Immaginare diventa straziante, come il suo sguardo. E la sua amicizia con quei ragazzi che ha portato a riva e che oggi lo chiamano “padre”, quel che Vito è diventato davvero. La loro disavventura ha cambiato la sua condizione, per sempre. Ma in mare non può più andarci. Non si incontra questa storia con l’amore per la moglie malata, con la scelta di capire la vita del piccolo gorilla che si lascia morire dopo la morte della madre, con il bisogno di aiutare la moglie a mettersi le scarpe per poi ballare insieme, con la determinazione di cercare il nipote mai visto perché sequestrato dall’odio ideologico di chi lo sottrae alla famiglia di sua madre, fatta arrestare e morire in prigione?

C’è qualcosa che affratella queste storie, e questo qualcosa Francesco non lo spiega, non lo rivendica, ma ci chiede semplicemente di riconoscerlo, nei sorrisi e nel dolore dei protagonisti della nostra storia, che sono quelli di questo film, non i capi di Stato. Sono loro che raccontano ai figli o giovani registi che tempo è stato questo tempo, chi siamo. Netflix ha fatto davvero un grande lavoro, padre Spadaro ha cucito un affresco nel quale non si è ritagliato una parte se non quella del sarto che regala per Natale il vestito giusto per presentarci, in tante forme diverse, il vero motore che ci ha mosso sin qui. E continuare.

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