Il presidente dell’assemblea nazionale di +Europa parla con Formiche.net dopo la conferenza stampa di lancio: “Draghi resti a Palazzo Chigi, per il Quirinale il nome perfetto è quello di Emma Bonino”. Sull’apertura a Italia Viva? “Valuteremo: non vogliamo fusioni a freddo”

L’obiettivo è ambizioso: “Arrivare al 10% dei consensi, offrendo una proposta politica concreta e non creando un cartello elettorale”. La federazione tra Azione e +Europa, annunciata questa mattina da Carlo Calenda e da Benedetto della Vedova, nasce da questo presupposto. Oltre chiaramente a voler intercettare “quel folto gruppo di italiani, che attualmente non si riconoscono in nessun partito” ma che ambiscono a uno schieramento “riformista e centrale”. A dirlo è il presidente dell’assemblea nazionale di +Europa Fabrizio Ferrandelli, anche lui presente alla conferenza stampa di lancio. Ferrandelli è stato un po’ il ‘regista’ di questa operazione. E, proprio per questo, ci svela qualche retroscena.

Ferrandelli, che significa federazione politica ‘centrale’?  Non sarebbe meglio ‘centrista’?

Eh no: la differenza è sostanziale. Generalmente alla definizione di centrismo corrisponde una palude di galleggiamento che mira il più delle volte a mantenere lo status quo. Al contrario, la nostra federazione politica nasce da basi diametralmente opposte e ambisce a essere propositiva e innovatrice. Un’alternativa ai populismi di destra e di sinistra. In sostanza, la nostra è una formazione equidistante dai partiti, ma che punta a ‘pesare’ anche nei prossimi passaggi istituzionali.

A proposito di questo, qual è il vostro orientamento per la successione al Colle?

La nostra idea è piuttosto chiara: l’auspicio è mantenere Draghi al suo posto perché rappresenta una garanzia per tutto il Paese. Sia in termini di stabilità, sia sul versante dell’attuazione dei progetti da finanziare con le risorse europee del Pnrr. Carlo Calenda ha lanciato, come battuta (ma non troppo), la candidatura di Emma Bonino per il Quirinale. E’ evidente che sarebbe un’ottima soluzione, vista la credibilità internazionale e le sue grandi capacità. Oltre alla conoscenza piuttosto approfondita di meccanismi e vincoli europei. Poi, è una donna. Ma questo è l’ultimo dei tanti aspetti che secondo noi la tratteggiano come candidata ideale. Prima di tutto, lo ribadisco, c’è la competenza. In ogni caso, al di là dei nomi, noi abbiamo cinque grandi elettori che, uniti, potranno dire la loro nella partita quirinalizia.

Come garantire la stabilità a una Governo sostenuto da una maggioranza attraversata da divisioni e litigi, dovuti anche alle differenze che intercorrono tra i partiti?

La soluzione ottimale sarebbe, prima dell’elezione del Capo dello Stato, la sottoscrizione da parte dei partiti di un vincolo di legislatura che garantisca al premier Draghi stabilità e continuità nell’azione di Governo. A nostro parere converrebbe a tutti: con questo Esecutivo l’Italia è uscita finalmente dal cono d’ombra nel quale era confinata e sta ottenendo degli ottimi risultati di crescita che la rendono molto competitiva anche sugli scacchieri internazionali. Credo sia un’opportunità che il nostro Paese non si può far sfuggire.

La federazione che avete lanciato, in prospettiva, è estendibile ad altre realtà come Italia Viva, ad esempio?

Sicuramente è un progetto politico aperto. Poi, si valuterà di volta in volta i possibili partner. Il nostro è stato un percorso iniziato mesi e mesi fa: non è una fusione a freddo. Tra Azione e +Europa c’è una consuetudine consolidata, anche e soprattutto grazie al lavoro che stanno facendo i nostri gruppi – uniti – sui territori.

Perché scegliere la formula federativa?

Perché ci sembra quella che in un certo senso ci garantisce la possibilità di perseguire i  nostri obiettivi politici senza però perdere le singole identità.

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