Il Fondo Interbancario, socio di controllo della banca della Lanterna apre la trattativa con Bper, chiudendo agli altri due pretendenti, il fondo Cerberus e i francesi dell’Agricòle. Una scelta su cui ha pesato anche la vigilanza del Copasir. Il titolo strappa in Borsa

Il risiko bancario è capace di repentine frenate, periodi di bonaccia e improvvise accelerazioni. Ma anche di sterzate, tanto da spostarsi da Siena a Genova nel giro di pochi giorni. E così, il 2022 porta in dote il primo sussulto dell’anno, nell’attesa che si riaccendano i riflettori sulla madre di tutte le partite bancarie, ovvero il ritorno in mani private di Mps, una volta uscito di scena il Tesoro, azionista al 64%. Mentre sembrano lontane anni luce le trattative tra Mef e Unicredit per scrivere il futuro della banca più antica del mondo, qualche centinaio di chilometri e nord, Carige entra ufficialmente in una nuova era.

Gli ultimi anni anni della banca della Lanterna non sono stati meno difficili di quelli del Monte dei Paschi. La gestione della famiglia Malacalza, azionista di riferimento dell’istituto di credito ligure col 27,5% fino al commissariamento disposto dalla Bce a inizio 2019, si è conclusa con l’uscita forzata degli imprenditori dalla compagine azionaria di Carige, per far spazio all’intervento di salvataggio da 900 milioni ad opera del Fondo Interbancario e della Cassa centrale trentina, oggi azionisti rispettivamente all’88 e all’8%.

In mezzo, bilanci farciti di perdite per milioni figlie, anche, del credito disinvolto e che hanno spedito la banca in amministrazione straordinaria. Nei primi nove mesi del 2021, Carige ha riportato una perdita di 76,6 milioni di euro, in miglioramento rispetto al rosso di 138,5 milioni accusato a fine settembre 2020. Ma per rivedere l’utile bisognerà attendere il 2023.

Ora per la banca genovese, il cui titolo ha chiuso la seduta a +0,97%, si apre una nuova pagina con il socio di controllo Fondo Interbancario – le altre banche di sistema nazionali riunite nello schema volontario – che ha deciso di compiere un passo in avanti, intavolando una trattativa con Bper, al fine di cedere la quota di controllo di Carige.

Che ci fosse aria di accelerazione sul dossier, era subito parso fin dallo scorso sabato, quando Bper, evidentemente temendo di essere tagliata fuori, aveva riunito di tutta fretta il board, rivedendo la sua offerta, puntando a chiudere definitivamente la partita per l’acquisto della banca ligure e battendo in volata gli altri competitor in gara, ovvero il fondo americano Cerberus ma soprattutto il Crédit Agricole Italia, che nei giorni scorsi è emerso come il terzo candidato per la cassa genovese e il cui cuore pulsante batte al Nord-Est, grazie alla controllata Friuladria.

In realtà, l’unica a uscire allo scoperto finora è stata proprio la banca emiliana la quale ha chiesto al Fondo di farsi carico di iniettare nell’istituto ligure liquidità per un miliardo di euro, a copertura delle perdite non ancora emerse, impegnandosi a sua volta poi a presentare un’offerta d’acquisto al prezzo simbolico di un euro. Allargando lo sguardo, con la sua radicata presenza in alcune delle aree più redditizie d’Italia oltre che con i 380 milioni di euro di Dta (i vantaggi fiscali riservati alle fusioni bancarie) previsti in caso di aggregazione entro giugno, una possibile operazione Bper-Carige rappresenterebbe senza dubbio un tassello importante nella costruzione del terzo polo bancario con baricentro Unipol, azionista al 18,9% di Bper.

Sul versante più politico, sulla vicenda Carige si è più volte concentrata l’attenzione del Copasir, il Comitato per la sicurezza della Repubblica presieduto da Adolfo Urso (Fratelli d’Italia). Palazzo San Macuto, che in questi ultimi mesi ha acceso più volte un faro sui movimenti nel sistema finanziario e bancario nazionale attraverso un ciclo di indagini e audizioni, un mese fa ha chiesto al governo di prorogare i termini di esercizio del Golden Power anche per i soggetti Ue per tutto il 2022. Richiesta accolta, visto che la misura è stata adottata dall’esecutivo all’art. 17 del decreto Milleproroghe, con l’evidente l’intento di lasciare al governo l’ultima parola sulle acquisizioni in un momento di fragilità e confusione legati alla pandemia.

In questo modo, anche grazie al Copasir, qualora i francesi dell’Agricole l’avessero spuntata su Bper, il governo sarebbe potuto intervenire a mezzo Golden Power, impedendo per esempio alla banca francese di usufruire delle Dta. Cosa che a dire il vero è avvenuta con l’acquisizione del Credito Valtellinese da parte dello stesso Agricole. Ma allora il governo era rimasto a guardare.

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