L’ex senatore di An e docente universitario: “La coalizione è certamente in crisi. E questo è un dramma non solo per i suoi elettori, ma per il Paese. Nel senso che si è consumato uno strappo importante fra Salvini e Meloni, ovvero nell’ala destra del raggruppamento”. Ricucitura possibile? Si ritorni ai valori liberal-conservatori nei quali la maggioranza ‘morale’ degli italiani si riconosce

Nervi a fior di pelle in casa centrodestra. Prima i franchi tiratori contro Maria Elisabetta Alberti Casellati. Poi il leader del Carroccio Matteo Salvini che, in ultima istanza, implora Sergio Mattarella di continuare il suo mandato al Quirinale. Giorgia Meloni e la pattuglia di Fratelli d’Italia si ritagliano il ruolo di “unico partito della coerenza”. Ciò che al centrodestra è davvero mancato, in questa elezione, “è stata una strategia. Che andava costruita almeno due mesi fa”. Ne è convinto Giuseppe Valditara, docente e giurista, ex senatore di Alleanza Nazionale, di cui è stato il responsabile Scuola e Università, coordinatore del think tank Lettera 150.

Valditara, quale doveva essere, in definitiva, il candidato del centrodestra?

Una figura che avrebbe potuto quantomeno raccogliere le preferenze del Movimento 5 Stelle e di altri gruppi come quello di Matteo Renzi e – perché no? – pescare nel gruppo misto.

Che ruolo avrebbe dovuto ritagliarsi il Cavaliere?

Doveva essere lui a ‘dare le carte’. Sarebbe stato un ottimo king maker. Sfruttando la sua autorevolezza, le sue entrature e le persone di alto cabotaggio che lo attorniano (a partire da Gianni Letta), avrebbe potuto far convergere le preferenze su un candidato presidente che non fosse, per una volta, troppo distante dai valori conservatori e liberali. Interrompendo in questo modo una tradizione di presidenti, di area prossima al centrosinistra, che perdura da trent’anni a questa parte.

Il centrodestra  e Salvini in particolare ne escono con le ossa rotte da questa elezione? 

La coalizione è certamente in crisi. E questo è un dramma non solo per i suoi elettori, ma per il Paese. Nel senso che si è consumato uno strappo importante fra Salvini e Meloni, ovvero nell’ala destra del raggruppamento. Salvini chiedendo a Mattarella di rimanere ha giocato sicuramente di rimessa. Ma, per onestà, va anche detto che il centrodestra a quel punto non aveva comunque la maggioranza per imporre un candidato proprio. Così come non l’aveva nessun altro schieramento. Ciò non toglie che la situazione sia piuttosto complessa. Mi ricorda, per certi versi, il 1996.

Sarà possibile ricucire?

Per presentarsi con credibilità agli elettori (attualmente piuttosto arrabbiati) nel 2023 sarà indispensabile ricucire. Ma lo si deve fare ritornando ai valori liberal-conservatori nei quali la maggioranza ‘morale’ degli italiani si riconosce, partendo da proposte di governo serie e forti. Credo che dopo le fisiologiche tensioni di questo periodo, Lega, Fratelli d’Italia e pure l’area del centro liberale debbano sedersi attorno a un tavolo e aggiustare un vaso che, a oggi, è piuttosto incrinato.

Alla fine, l’ha vinta il Pd la partita del Quirinale?

Diciamo che il centrodestra sicuramente ha perso. Ma non è che il Pd ha vinto. Semplicemente Letta ha continuato nel suo gioco di veti incrociati. Non mi è sembrato uno spettacolo molto edificante.

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