Conversazione con Marcello Sorgi, notista politico e già direttore de La Stampa. Draghi e Mattarella i nomi in pole in questo momento, ma Casini è la vera soluzione politica. Vi spiego perché il boccino è (di nuovo) in mano a Berlusconi

“Sarà anche vero che la politica vuole prendersi una rivincita, ma finora non ci sta riuscendo granché”. La corsa per il Colle è partita con la prima chiama a Montecitorio – una valanga di schede bianche – e Marcello Sorgi, giornalista, notista politico e già direttore de La Stampa, preferisce rimanere prudente. “Non ci sono soluzioni semplici”, risponde al telefono prima del voto.

È ancora presto per i pronostici?

Secondo me i candidati sono Draghi e Mattarella, ma siamo ancora all’inizio. La trattativa vera comincia ora, dopo una settimana di giri a vuoto sovrastata dalla candidatura di Silvio Berlusconi.

Capitolo chiuso…

Dai suoi alleati, prima ancora che nelle urne delle camere riunite. E infatti lui non l’ha presa bene: sa cosa è successo. Sa che in pendenza della sua candidatura Salvini e Meloni trattavano con altri.

Ora prima del Quirinale c’è un nodo da sciogliere: Palazzo Chigi. Come?

Una crisi di governo post-voto, magari facendo entrare i segretari di partito e regalando il Viminale a Salvini, è un’avventura pericolosa. Questo incastro è il vero handicap di Draghi. Senza, sarebbe già Presidente.

Non c’è un modo per tenere in piedi l’esecutivo?

Difficile senza rompere la maggioranza di unità nazionale su cui si regge l’attuale governo. Servirebbe trovare un modo indolore per creare un governo fotocopia, meno tecnici e più politici. Una compensazione per accontentare vinti e vincitori della partita per il Colle.

Insomma, Draghi è l’uomo giusto al momento sbagliato?

Vedremo. Penso solo che Draghi non si possa eleggere facilmente entro la quarta votazione, con due schieramenti opposti e un margine ristretto. E penso che neanche lui voglia seguire un percorso così accidentato. È l’uomo di questa maggioranza, un’aula divisa darebbe il segnale opposto.

Il premier ha commesso qualche errore?

Uno sì, nella conferenza stampa di fine anno. Si è esposto molto, se ne è accorto, ha provato a fare marcia indietro in seguito. Però ha anche detto una cosa chiara e difficilmente aggirabile: se l’elezione al Colle spacca la maggioranza, lui non può andare avanti a Chigi.

Ma su di lui c’è un veto del centrodestra. O no?

Per ora. Non mi sembra un “no” così risoluto, soprattutto da parte di Salvini. Forse il leader della Lega crede sia possibile scambiare l’elezione di Draghi al Quirinale per una modifica sostanziale del governo.

Resta da capire cosa vogliano davvero Meloni e Berlusconi.

La Meloni eleggerebbe Draghi domattina. Su questo è stata sempre trasparente, sa che un trasloco del premier faciliterebbe la crisi. Berlusconi è imprevedibile: credo sia risentito e non escludo possa separarsi da questo centrodestra che continua a dire no a Draghi ma propone candidati che difficilmente troverebbero i voti.

Non ci staremo dimenticando di Casini?

No di certo. Casini è l’unico candidato politico attualmente in campo. Salvini per il momento ha detto no, vedremo quanto terrà la posizione. Sicuramente non mancano i requisiti. Saprebbe navigare una crisi di governo. Ha presieduto la Commissione banche, una polveriera, ed è riuscito a chiudere i lavori senza farla deflagrare. Sul suo nome Matteo Renzi può fare la differenza.

Altro che finito. L’ex premier riesce ancora a dare le carte…

E ha già posto le sue condizioni al centrodestra, in pieno stile Renzi: voto insieme a voi, se scelgo io il candidato (ride, ndr).

Riprendiamo in mano il pallottoliere: Draghi o Mattarella bis?

Sono entrambi in partita, direi con un pari tasso di difficoltà.

Perché?

Per Mattarella serve una processione come quella che convinse Napolitano a restare. Una richiesta chiara e unanime: il Paese deve mantenere questo equilibrio per uscire dalla crisi e al presidente si chiede di accettare il sacrificio. Il problema è che nessuno glielo ha chiesto, tranne forse Letta, peraltro con poca convinzione.

Chi può spostare l’ago della bilancia?

Berlusconi. Nel 2013 fu lui, allora capo dell’opposizione, a recarsi per primo al Quirinale per convincere Napolitano a rimanere. A chiedere il bis di un presidente che certo non era stato tenero nei suoi confronti…

Ma il Mattarella bis non entusiasma tutto il centrodestra. Salvini e Meloni cercano qualcuno che non sbarri loro la strada verso Palazzo Chigi nel 2023…

È vero, probabilmente non è il nome ideale da questo punto di vista. Durante la legislatura Salvini ha sempre pensato che il centrodestra, pur non avendo la maggioranza parlamentare, avesse il diritto di formare un governo e raccogliere in aula i voti mancanti. Un’idea che non ha mai convinto Mattarella.

Esiste un presidente ideale per il centrodestra?

Difficile dirlo. La verità è che i Presidenti fanno di testa loro, soprattutto durante le crisi. Salvini oggi ricorda un po’ Bersani nel 2011, quando chiese a Napolitano di sciogliere le camere, e lui fece Monti premier. Per di più il leader della Lega fa i conti con l’ostruzionismo dei centristi, assai poco persuasi a seguirlo.

Riflessione finale: la candidatura di Draghi inizia a perdere colpi. Sembra che una parte della politica voglia prendersi una rivincita contro i tecnici. È così?

Così sembra, anche se finora senza risultati. L’elezione al Quirinale è il momento politico più alto. Non c’è niente di male se la politica vuole riprendersi la scena. Ma di rivincite per il momento non se ne vedono…

Condividi tramite