A dieci giorni dallo showdown sul Quirinale, un’altra banca d’affari si schiera per una permanenza di Draghi a capo del governo, senza la quale si rischia di andare al voto anticipato. Perché le riforme e la crescita non hanno prezzo

Mario Draghi, destinazione Quirinale? Anche no, meglio personalità del calibro di Marcello Pera o Elisabetta Alberti Casellati. A dieci giorni dalla convocazione del Parlamento in seduta comune per l’elezione del successore di Sergio Mattarella, dopo Standard&Poor’s, anche Credit Suisse dice la sua sulla corsa per il Colle. La banca elvetica ha pochi dubbi, i nomi buoni per il Quirinale sono altri e Draghi deve rimanere al governo perché è garanzia di riforme e autorevolezza. E comunque, basta che non si voti.

BASTA CHE (NON) SI VOTI

“Quest’anno ci sono maggiori preoccupazioni rispetto alle scorse elezioni per il Quirinale, dal momento che uno dei principali contendenti è l’attuale attuale premier, Mario Draghi, la cui azione del governo è risultata determinante per la recente stabilità politica dell’Italia e l’introduzione di riforme economiche chiave”, è la premessa del report. “Al momento, nessun partito sembra avere una strategia con una reale possibilità di vincere al primo turno di votazioni e la possibilità di uno stallo è alta”. Tuttavia gli analisti della banca d’affari svizzera un’idea se la sono fatta di come potrebbero andare le cose.

“Crediamo che i due risultati più probabili siano: Draghi che diventa presidente della Repubblica e con un capo del governo di centro-destra oppure un Capo dello Stato di centro-destra ma che non sia Silvio Berlusconi e Draghi premier. Candidati forti per il Quirinale ci appaiono Marcello Pera o Elisabetta Casellati. In questo caso, Draghi rimarrebbe primo ministro”. Ma Draghi premier o no, quello che davvero temono mercati e banche d’affari è un voto anticipato, che potrebbe mettere in stand by persino le riforme connesse al Pnrr. “In entrambi gli scenari, le elezioni anticipate saranno probabilmente evitate e questo è un bene, perché sarebbero dannose per l’implementazione delle riforme economiche dell’Italia. Addirittura, potrebbero potenzialmente ritardare o persino eliminare i fondi che l’Italia dovrebbe ricevere nei prossimi anni nell’ambito del Recovery Fund”, scrive Credit Suisse.

MEGLIO CHIGI DEL COLLE

Ora, il Credit Suisse, come quasi tutte le banche d’affari, è fermamente convinta che Draghi debba necessariamente rimanere alla guida del governo, piuttosto che salire al Colle. “Ben rispettato a livello nazionale e internazionale, Draghi ha guidato il governo di unità nazionale ed è stato responsabile di aver guidato con successo l’Italia attraverso la pandemia. È riuscito inoltre a costruire un’ampia coesione in Parlamento che ha portato a un programma economico molto ambizioso, noto come Piano nazionale di ripresa e resilienza. E ora, l’Italia è sulla buona strada per ricevere quasi 200 miliardi di euro”.

Per tutti questi motivi, “la partenza di Draghi da Palazzo Chigi ha sollevato preoccupazioni: l’Italia potrebbe non riuscire a rispettare importanti impegni del Pnrr, rischiando di compromettere gli stessi fondi dell’Europa. E poi la premiership di Draghi è vista da molti come l’unico modo per tenere sotto controllo il parlamento, assicurare che le riforme vengano portate a termine e che i fondi siano usati in modo produttivo per generare un reddito sufficiente, sostenendo l’alto livello di debito dell’Italia”.

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