Per dirla con parole giuridiche la vicenda di Djokovic è una questione di eguaglianza davanti alla legge e non di sola isonomia. Perché oggi, dopo la sentenza che ha appena espulso dall’Australia il tennista n. 1 del mondo, sentiamo che la legge è davvero un po’ più eguale per tutti

La questione sulla ammissione di Djokovic agli Australian Open non è soltanto una questione sportiva. Tutti sappiamo che Djokovic è da anni il numero 1 del tennis mondiale e che è uno degli sportivi più noti del mondo, con un fatturato di oltre 90 milioni di dollari all’anno (sì avete letto bene: 90 milioni).

Sappiamo anche che Djokovic non si è vaccinato contro il Covid e che l’Australia è stata sempre particolarmente rigida contro la pandemia. Al punto che lo scorso anno i tennisti che hanno giocato gli Australian Open hanno fatto la quarantena obbligatoria.

Quest’anno per giocare serviva essere vaccinati oppure avere una esenzione medica che pochi hanno chiesto e che Djokovic aveva ottenuto dal torneo ma non dal governo federale.

Ecco il punto giuridico.

Alla fine hanno prevalso le regole dello Stato (più rigide) rispetto a quelle dello sport (più permissive, anche perché Djokovic muove milioni di fan e sponsor).

Letta in controluce, questa vicenda ci dimostra anche che la legge deve essere eguale per tutti, in un mondo in cui abbiamo sempre più diseguaglianze e privilegi.

Forse non tutti ricordiamo che l’acquisizione della eguaglianza di fronte alla legge è recente rispetto alla storia umana. Fino alla Rivoluzione francese la società era divisa in classi e la legge era eguale soltanto all’interno della classe. Cioè esistevano leggi diverse per i nobili, gli ecclesiastici, i militari e poi c’era la legge per tutti gli altri.
Con disparità anche enormi.

Si pensi che in Diritto romano un componente della classe superiore (honestiores) per omicidio veniva punito con la sola deportazione mentre quelli delle classi umili (humiliores) pagavano con la crocifissione o con l’esposizione alla belve (!).

È vero che già Aristotele aveva parlato di isonomia, cioè di eguaglianza della legge per natura, ma soltanto all’interno di una classe. Infatti, nella democratica Atene del V secolo votavano soltanto gli uomini maggiorenni e che avevano fatto il servizio militare e lo stesso Aristotele lo riteneva molto giusto.

Per dirla con parole giuridiche quindi la vicenda di Djokovic è una questione di eguaglianza davanti alla legge e non di sola isonomia. Perché oggi, dopo la sentenza che ha appena espulso dall’Australia il tennista n. 1 del mondo, sentiamo che la legge è davvero un po’ più eguale per tutti.

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