L’Italia è alle prese con una doppia emergenza energetica. Dal caro bollette alla dipendenza da rubinetti russi e batterie cinesi, c’è un tema sicurezza che non si può più aggirare. Idee e proposte per navigare la crisi dal live talk di Formiche insieme ad Adolfo Urso, Federica Dieni, Fabrizio Iaccarino e Giuseppe Zollino

La crisi energetica mette l’Italia di fronte a due emergenze apparentemente diverse e invece intrecciate. La prima: il caro-bollette, schizzate a cifre record e ormai diventate un macigno sulla schiena di imprese e famiglie. La seconda: la dipendenza pressocché totale dai rifornimenti esteri. Entrambe rientrano nell’allarme contenuto in un rapporto del Copasir sulla sicurezza energetica presentato in un live talk di Formiche insieme al presidente del Copasir Adolfo Urso, la vicepresidente e relatrice Federica Dieni, il responsabile Sostenibilità e relazioni istituzionali di Enel Italia Fabrizio Iaccarino e Giuseppe Zollino, professore di Professore di Tecnica ed Economia dell’Energia all’Università di Padova.

“Oggi l’Europa si occupa della transizione verde sotto il profilo della concorrenza e dell’ambiente, ma non si può sottovalutare l’impatto sulla sicurezza nazionale”, esordisce Urso, che paventa un rischio concreto: “L’Italia deve evitare di finire sottomessa alla politica di potenza della Cina”.

La transizione green, spiega, non è un processo indolore. Nel rapporto ad esempio il comitato di Palazzo San Macuto dà conto di un alert dell’intelligence: puntare tutto e subito sulle rinnovabili significa mettersi nelle mani di Pechino, che sulle “terre rare” necessarie per costruire la tecnologia green ha una marcia in più. “Se scommettiamo la transizione ecologica solo su pannelli solari e batterie elettriche rischiamo di ritrovarci debitori e succubi della Cina”, dice Urso.

Dieni, che ha curato il documento pubblicato a chiusura di un’indagine conoscitiva che ha visto audire vertici dei Servizi segreti e i principali operatori del settore, riecheggia il monito. “L’Italia non è un Paese autonomo nella produzione energetica, dipende dall’estero. E quel che sta accadendo ad Est, con la crisi geopolitica in Ucraina, il taglio dei rifornimenti del gas russo e l’impatto sulle bollette italiane, dimostra che c’è un tema di sicurezza urgente”. Di più: “Italia ed Europa, se non prendono in fretta contromisure, rischiano il blackout”.

Anche per questo il Copasir invita il governo a “lavorare a una strategia di lungo periodo, che non inciampi alla prima crisi politica né cambi a seconda degli umori politici del momento. Serve a navigare la rivoluzione delle rinnovabili, al centro di un acceso dibattito a Bruxelles per decidere quali fonti di energia siano sostenibili e quali no, e stilare l’attesa “tassonomia” europea. “Le rinnovabili sono la meta, inutile negarlo”, spiega Iaccarino, che guarda con un guizzo di ottimismo alla transizione verde.

“Nessuno ignora le complessità in termini geopolitici sollevate dal comitato, ma non bisogna arrendersi. Come gruppo Enel stiamo facendo la nostra parte nella filiera del fotovoltaico, un progetto importante nel quadro del Pnrr, abbiamo in programma una gigafactory di pannelli fotovoltaici a Catania”. Se “è un dato di fatto che l’Italia non disponga di materie rare” a sufficienza, dice, è pur vero che “oggi il settore delle rinnovabili produce ricchezza anche in Italia”. “Non lo diciamo noi, ma Confindustria: a differenza del 2008, ora circa il 60% del valore rimane nel nostro Paese”.

C’è un problema però: i tempi. Difficile parlare di “futuro” a ristoranti, bar, negozi e famiglie colte di sorpresa da bollette a quattro cifre: devono pagarle entro la fine del mese. Il primo passo allora è trovare una via d’uscita dalla crisi. Ci sono fattori endogeni, ricorda Urso, tra i più banali il meteo: in primavera ed estate, si spera, si starà fuori casa e consumerà meno gas ed elettricità. Ma in attesa del bel tempo serve un “tampone”, dice il professor Zollino.

“Dirò una cosa impopolare: l’unico modo di non rimanere soffocati dalla crisi del gas è accelerare sul carbone nei prossimi due, tre mesi”. Attenzione, precisa, “parliamo di una soluzione di brevissimo termine: sono il primo a conoscere i danni del Co2. Ma non saremmo gli unici, lo fa anche la Germania. In Italia, a Torrevaldaliga Nord, abbiamo una delle centrali a carbone più efficienti d’Europa”.

 

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