La Russia ha una vera, genuina passione per l’Italia e il Made in Italy e la tv non fa eccezione. Ma l’ultima edizione del popolare show “Ciao 2021” sulla prima tv di Stato è inciampata in troppi stereotipi e fraintendimenti del nostro Paese. L’analisi del prof. Igor Pellicciari (Università di Urbino)

Nelle dinamiche internazionali è prassi comune studiare i rapporti bilaterali tra due Paesi, isolati dal resto del contesto. Scelti non a caso ma a seconda del reticolo dei loro legami. Una volta se ne osservavano solo le reciproche relazioni diplomatiche. Col tempo, si è allargato l’orizzonte guardando anche ai loro scambi culturali, commerciali, al turismo, alle competizioni sportive e via dicendo.

Sono questi aspetti meno istituzionali che aiutano a descrivere le relazioni italo-russe e il dato antropologico dell’estrema popolarità in Russia di tutto quanto sia riconducibile al lifestyle italiano.

Si tratta di attrazione a-critica, incontrastata e unica nel suo genere (nessun altro paese gode di un appealtanto diffuso a livello popolare) evidente a chiunque si occupi di questioni russe.

Questo fenomeno (già presente nell’Urss ma esploso nel periodo post-sovietico) ha molteplici coniugazioni (sociali, culturali, economiche) ancor più sorprendenti perché effetto di un moto tutto interno alla Russia,  slegato da strategie italiane di promozione.

L’Italia si è scoperta ex post e con una certa dose di sorpresa al centro del cuore dei Russi. Tanto che è ipotizzabile che il successo del soft-power italiano rispetto a quello di altri paesi più osmotici alla Russia (su tutti la Germania) sta nella sua natura de-politicizzata.

Il Made in Italy arriva in ordine sparso attraverso una molteplicità di canali parcellizzati; senza richiedere un’accettazione all-inclusive di “valori” Occidentali. L’attrazione affettiva russa verso il Belpaese (asimmetrica perché l’Italia non va oltre l’evitare la Russofobia dilagante in altri Paesi europei),  si manifesta nei contesti più disparati.

Talvolta tuttavia creando dei fraintendimenti, poiché si esprime con messaggi a forte matrice russa rivolti ad un’audience domestica, nati senza consultare la controparte italiana. Come ad esempio in occasione della spedizione di soldati del Cremlino mandati in aiuto all’Italia in emergenza Covid a marzo 2020.

Battezzata “Dalla Russia con amore” – terminologia piuttosto inusuale nel linguaggio militare (più incline a parlare di amicizia, alleanza etc), la missione nell’immaginario nostrano fu associata, proprio per il nome scelto, alle attività di spionaggio dell’epopea cinematografica di James Bond.

Secondo un esperto di comunicazione come Luca Josi (ideatore di iconiche campagne pubblicitarie Tim) un altro esempio di messaggio deviato è stato Ciao 2021, secondo capitolo di una parodia satirico-musicale dedicata all’Italia degli anni 80, prodotta per Capodanno dal primo canale della tv di Stato Russa.

In effetti, è un sequel molto meno convincente rispetto al predecessore di un anno fa, affermatosi subito come un cult assoluto; vero feticcio per la crescente comunità di italiani residenti in Russia.

Entrambe le edizioni 2020 e 2021 superano l’ora di durata, tecnicamente sofisticate e studiate nel dettaglio, evidente frutto di considerevoli sforzi e costi di produzione; con i principali artisti pop russi a cantare e recitare in lingua italiana in un contenitore televisivo che fa il verso ad un Sanremo dell’era di Pippo Baudo e un Drive-In degli esordi di Ezio Greggio.

Mentre la prima versione aveva provocato giudizi entusiasti fuori e dentro la Russia, quest’anno la seconda puntata ha lasciato molte perplessità nell’audience italiana, per via dei testi preparati dagli autori coordinati da Ivan Urgant – showman russo simile per poliedricità al nostro Fiorello.

Alla fine di un anno pandemico particolarmente tragico per gli Italiani, Ciao 2020 aveva ricreato con successo l’atmosfera scanzonata e leggera dell’Italia ricca e spensierata degli Anni 80 e dell’edonismo reaganiano (termine coniato da Roberto D’Agostino nello storico programma Quelli della Notte di Renzo Arbore).

Vi era riuscito bypassando tutti i principali stereotipi negativi italiani che abbondano all’estero e che hanno fatto soffrire generazioni di migranti nostrani nei vari paesi dove sono espatriati.

Unito all’effetto sorpresa e all’originalità (nessuno ne aveva previsto né l’arrivo né il format), Ciao 2020 era stata una perfetta Operazione Nostalgia, che aveva suscitato emozioni in Italia e promosso  l’immagine di una Russia sorridente e comunicativa (simile a quella delle Olimpiadi di Sochi o dei mondiali di Calcio del 2018).  Smarcata dal passato sovietico e capace di fare una televisione “all’americana”.

Ciao 2021 invece è stata speculare e opposta nei contenuti, giocando pesantemente su tutti i tipici cliché anti-italiani, peraltro dimostrando di non saperli maneggiare con cura e di ignorare – ad esempio – che per uno straniero scherzare sulla Mafia con gli Italiani equivale a ironizzare sul Nazismo con i Tedeschi. Si può fare, ma richiede cautela e accorgimenti qui del tutto ignorati, non pare tanto per un disegno preciso quanto per una superficialità degli autori, sorprendente alla luce dell’ottimo prodotto dell’anno scorso.

È la stessa superficialità che ha portato incautamente a trasmettere un insipido Deep Fake di Vladimir Putin in versione presidente della Repubblica Italiana, con tanto di Colosseo e tricolore alle spalle. Oltre a confermare che il primo canale pubblico (non solo russo) non è il posto migliore per fare vera satira politica, viene da chiedersi se gli autori sapessero che solo tre settimane dopo la messa in onda della clip, l’Italia è alle prese con una delle elezioni più complesse del nuovo Capo di Stato, successore di Sergio Matterella.  E che il senso della gag è talmente oscuro da lasciare spazio a troppe interpretazioni.

In definitiva, il programma di quest’anno rafforza uno stereotipo sull’Italia che, seppure meno che in altri Paesi, circola anche in Russia e che vuole il Belpaese essere si luogo di arte e cultura; ma anche di criminalità, caos e assenza di senso civico davanti ad un tornaconto personale.

Dove il ritorno insieme di Al Bano e Romina Power è solo questione di un cachet che un oligarca nostalgico di “Felicità” è disposto a pagare.

Forse, dopo il brillante Ciao 2020, piuttosto che replicare uno scontato e pecoreccio sequel con avanzi del materiale dell’anno scorso, era meglio se il Team di Urgant si fosse concentrato a fare un Aufwiedersehen 2021 in onore della Germania.

O, viste le pesanti ironie che da decenni Washington o Londra riservano a Mosca, un bel Goodbye 2021.

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