Il vicepresidente del Leone e azionista all’8% della compagnia si dimette e fa intendere che ormai tutti i ponti con il gruppo dirigente sono saltati. A questo punto la resa dei conti per la governance non può essere lontana. La Borsa non gradisce

Stavolta la polveriera delle Generali rischia seriamente di prendere fuoco. Il 2021 del Leone si era chiuso all’insegna di una sostanziale stasi, con i soci pattisti desiderosi di discontinuità al vertice, ovvero Francesco Gaetano Caltagirone, Leonardo Del Vecchio e la Fondazione Crt, un blocco che vale oltre il 16% della compagnia assicurativa, che avevano incassato il piano industriale firmato dal ceo Philippe Donnet, a sua volta sostenuto da Mediobanca, azionista al 17,2% grazie al prestito titoli di Bnp Paribas.

Ora però va messa agli atti una mossa destinata ad alzare il livello dello scontro. Nella tarda serata, Caltagirone, vicepresidente delle Generali e socio pesante con oltre l’8%, ha rassegnato le dimissioni.  Dopo oltre 12 anni al vertice della compagnia, l’imprenditore romano ha lasciato dunque la carica. E, come detto, lo ha fatto in una fase particolarmente delicata per la compagnia, chiamata ad aprile al rinnovo del consiglio di amministrazione. Rinnovo rispetto al quale Caltagirone, in asse con Del Vecchio e Fondazione Crt, ha espresso a più riprese il proprio dissenso.

Dalle stesse Generali è stato spiegato come Caltagirone abbia motivato la decisione “richiamando un quadro nel quale la sua persona sarebbe palesemente osteggiata, impedita dal dare il proprio contributo critico e ad assicurare un controllo adeguato, facendo riferimento alle modalità di lavoro del consiglio di amministrazione e in particolare: alla presentazione e approvazione del piano strategico, alla procedura per la presentazione di una lista da parte del Consiglio, alle modalità di applicazione della normativa sulle informazioni privilegiate; all’informativa sui rapporti con i media e con i soci significativi, ancorché titolari di partecipazioni inferiori alle soglie di rilevanza”.

Pronta la risposta del presidente delle Generali Gabriele Galateri di Genola. “Esprimo vivo rammarico e sorpresa per la decisione assunta dal vicepresidente Caltagirone. Le motivazioni addotte non possono che essere categoricamente respinte avendo la società sempre condotto la sua attività secondo criteri di assoluta trasparenza e rigorosa correttezza, anche relativamente ai lavori per la presentazione di una lista per il rinnovo del consiglio, di cui ha costantemente informato le autorità di vigilanza. Ai suddetti principi ci si è attenuti nei rapporti con tutti i consiglieri, senza eccezione alcuna e in ogni occasione”.

E adesso? Certamente, la resa dei conti non può essere lontana. I soci pattisti da mesi promettono una lista alternativa in vista dell’assemblea, da allacciare a un diverso piano industriale. Due elementi, però, su cui resta ancora il mistero. La Borsa non sembra gradire la mossa del costruttore romano: il titolo in mattinata ha aperto in ribasso dello 0,5%.

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