Si è discusso della storia della Libia per arrivare agli scenari futuri nel Mediterraneo allargato alla presentazione del libro di Leonardo Bellodi, “L’ombra di Gheddafi”, con Gianni Letta, Paolo Boccardelli, Adolfo Urso, Lucio Caracciolo e Cesare Maria Ragaglini con la moderazione di Flavia Giacobbe

L’Italia è indissolubilmente legata alla Libia da un matrimonio che ha come fede nuziale il gasdotto green stream. È con queste parole che Leonardo Bellodi, Senior Advisor della Libyan Investment Authority (LIA) ha descritto i rapporti tra Italia e Libia inseriti all’interno di uno scenario più ampio del Mediterraneo allargato e esposti nel suo ultimo libro dal titolo “L’ombra di Gheddafi”, edito da Rizzoli e presentato a Roma in un nuovo appuntamento del ciclo “Appunti per l’interesse nazionale” in collaborazione con l’Associazione Davide De Luca – Una Vita per l’Intelligence, presso la Business School della Luiss.

Ad aprire i lavori è stato infatti Paolo Boccardelli, direttore della Business School, il quale nel ringraziare Bellodi per il suo impegno di docente all’interno della sua università ha spiegato quanto l’area del Mediterraneo sia di interesse per l’Italia. “I forti legami che le aziende italiane hanno con la regione sono superiori a quelli degli altri paesi dell’Unione Europea – ha spiegato Boccardelli – In quest’area gli altri paesi dell’Unione Europea destinano l’1,5% dei capitali investiti all’estero, mentre le imprese italiane il 10%. Questo grazie ad alcune imprese importanti come l’Eni”.

Sono infatti più di 2 mila le imprese italiane presenti nella regione, pari al 6% delle imprese italiane che hanno partecipazione all’estero e hanno fatturato quasi 26 miliardi di euro. La distribuzione dei capitali italiani è fortemente concentrata in 7 paesi dove vanno il 90% dei capitali italiani e tra questi c’è la Libia insieme a Turchia, Egitto, Arabia Saudita, Algeria, Tunisia e Marocco. “Quindi la Libia non è importante per l’Italia solo per la geopolitica ma anche per la nostra economia e le nostre imprese”, ha concluso.

Nel suo saluto ai partecipanti invece Gianni Letta, Presidente Onorario dell’associazione Davide De Luca – Una Vita per l’Intelligence, che ha promosso l’evento, ha ricordato la figura di Davide De Luca per la sua analisi attenta della realtà. Ha ricordato inoltre come il tema del confronto e del libro siano “di grandissima attualità e importanza per l’interesse nazionale”, e come il libro di Bellodi tratti non solo della storia della Libia ma anche degli scenari futuri. Ha citato in particolare il capitolo del libro dal titolo: “Il bastone e la carota” nel quale si spiega in che modo il defunto colonnello libico riuscisse a nascondere le fratture se suo paese con le buone o con le cattive. Fratture che dopo sono apparse evidenti con le tante tribù che sono tornate a scontrarsi come facevano prima di Gheddafi e dopo di lui nessuno ha avuto il monopolio della forza e l’autorità necessaria per governare.

“Nel libro si ricorda come la Libia sia un paese di 6 milioni di abitanti nel quale circolano 20 milioni di armi e si parla quindi di quale sarà il ruolo dell’Italia nel futuro della Libia e quale strategia dovrà adottare per ritornare a esercitare un ruolo determinante alla luce anche dell’autorevolezza dell’attuale presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, che ha parlato di Libia nel suo discorso di insediamento e che in quel paese ha effettuato il suo primo viaggio internazionale”, ha spiegato Letta.

I lavori sono stati moderati da Flavia Giacobbe, direttore della rivista “Formiche“, che ha ricordato come l’instabilità del Mediterraneo può essere una minaccia alla sicurezza nazionale. “Dagli approvvigionamenti energetici all’immigrazione, se guardiamo ai nostri confini meridionali e orientali notiamo che le acque del Mediterraneo siano quantomai agitate. Gli squilibri della storia dovuti alle primavere arabe non hanno prodotto ancora una stabilità”, ha spiegato Giacobbe introducendo l’intervento di Adolfo Urso, Presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (COPASIR).

Per quest’ultimo nella storia italiana “la Libia è il giardino di casa. Oggi il Mediterraneo non è quello che conoscevamo nel passato che avevano la cultura del partito Baath e a cui anche Gheddafi faceva riferimento o come Bourghiba in Tunisia nella sua concezione laica del potere. Quel mondo arabo non c’è più ed è in mano a correnti fondamentaliste. Ma il Mediterraneo resta ed è simile a quello che concepiva Gheddafi quando in una fase storica diceva che arriva fino al Sahel come si ricorda nel libro di Bellodi”.

D’Urso, ricordando l’intervento militare della Nato in Libia del 2011, ha affermato che “in quel momento l’Italia non era un paese sufficientemente sovrano tale da riuscire a difendere i propri interessi ed è stata trascinata in quell’intervento che era contro gli interessi vitali italiani. Da quel momento la Libia è nel caos”.

Per il Direttore e fondatore di Limes, Lucio Caracciolo, il libro “all’ombra di Gheddafi” è la migliore introduzione al tema libico ma anche un modo per capire i limiti e le opportunità mancate che dovremo invece cominciare a cogliere della nostra politica estera. “In passato si parlava di non volere le guerre nel giardino di casa ma noi non solo le abbiamo avute ma vi abbiamo anche partecipato – ha spiegato Caracciolo – Non è frequente nella storia europea che un paese partecipi così attivamente come abbiamo fatto noi alla destabilizzazione delle nostre frontiere: prima partecipando alla disintegrazione della Jugoslavia e poi a quella della Libia”. Eppure in questa fase “si aprano delle possibilità di convergenza per l’Italia con altri paesi europei oltre che con gli Stati Uniti in modo da compensare quei limiti di sovranità senza dover compiere quegli atti di autolesionismo che abbiamo compiuto. L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea ha elevato il peso dell’Italia nello spazio Euro Atlantico, ciò che ha portato la Francia, che ha attivato la disgregazione della Libia del 2011, a proporre la firma del trattato del Quirinale all’Italia. Dopo la Francia, anche con la Germania e con la Spagna l’Italia potrebbe arrivare a firmare degli accordi bilaterali in modo da avviare una cooperazione in quell’area”.

Cesare Maria Ragaglini, già Rappresentante d’Italia presso l’ONU, ha ricordato come nel 2011 a New York ci sia stato un primo momento di entusiasmo per il fatto che la Libia potesse entrare nell’onda delle primavere arabe con Egitto e Tunisia, anche se ben presto ne è uscita trasformandosi in una guerra civile. “Tutto questo è esploso non a caso dalla Cirenaica che è la parte della Libia meno controllata da Gheddafi”, ha spiegato il diplomatico che ha raccontato i momenti vissuti con l’allora rappresentante libico presso le Nazioni Unite, Abdel Rahman Shalgam. Il diplomatico ha poi ricordato come fu contattato nel 2011 da un emissario di Gheddafi per capire se l’Italia potesse farsi promotore di una soluzione della rivolta in Libia, simile a quella trovata in quel periodo in Tunisia, con l’esilio di Ben Ali, o in Egitto con l’arresto Mubarak. Per Ragaglini “entrambe le soluzioni erano improbabili in quanto quella egiziana era stata possibile per la presenza di un forte esercito in Egitto come parte terza che in Libia non c’era e quella tunisina che prevedeva l’esilio all’estero di Gheddafi non era realizzabile in quanto il colonnello era stato deferito alla Corte penale internazionale”. L’ex rappresentante italiano presso l’Onu ha concluso il suo intervento ammonendo circa il fatto che “il vero problema in Libia e nel Mediterraneo è e sarà la Turchia”.

L’autore del libro “L’ombra di Gheddafi”, Bellodi, ha chiuso i lavori spiegando perché ha deciso di partire dalla storia della Libia per spiegare cosa sta succedendo in quel paese e quale può essere il ruolo italiano. “L’Italia si trova in una posizione complicata perché mentre tanti Stati hanno la possibilità di scegliere le loro priorità di politica estera, noi no perché abbiamo una scelta fissa che è la Libia. Questo per ragioni di carattere storiche, di vicinanza geografica, culturali, energetiche e economiche. Noi non possiamo che avere come primo posto della nostra politica estera la Libia”. Ha ricordato infine come l’Italia, rispetto ad altri attori presenti in quel Paese, stia ora soffrendo la scelta di non aver voluto o potuto dare armi e soldi alle parti in conflitto ma al tempo stesso non può lasciare la Libia né i libici vogliono allontanarsi dall’Italia in quanto legati da un matrimonio indissolubile.

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