In un rapporto commissionato dal governo francese, vengono rimarcati i rischi della dipendenza dell’Unione europea dall’approvvigionamento dei metalli per la transizione energetica e la mobilità elettrica. Così Parigi svela il suo piano: investire massicciamente nelle forniture e negli impianti di raffinazione, ma non solo… Un esempio virtuoso di politica industriale?

Nel momento in cui la Francia eredita la presidenza del Consiglio europeo, il governo parigino ha svelato nella giornata di lunedì un piano per la securitizzazione delle forniture di metalli critici per la transizione e la mobilità elettrica. Si tratta di un importante passo avanti, da parte di uno dei paesi leader dell’Unione, in uno dei dossier più caldi per le cancellerie europee.

Il progetto segue le raccomandazioni del rapporto commissionato a settembre 2020 dal governo francese a Philippe Varin (ex uomo d’affari, attualmente nel consiglio di amministrazione di Suez Group e presidente dell’associazione degli industriali transalpini, France Industrie, in precedenza nel direttivo di PSA), con tre focus specifici: valutare con gli industriali francesi il livello di sicurezza delle forniture dei metalli; avanzare le esigenze specifiche dei settori coinvolti; e proporre l’organizzazione di una partnership pubblico-privata per migliorare la resilienza nelle filiere di produzione dei metalli critici, in via prioritaria litio, cobalto e terre rare.

Nella stesura del rapporto, Varin ha fatto affidamento sui contributi del Comitato strategico per le filiere (CSF) e dei responsabili di importanti istituzioni scientifiche come il Bureau de Recherches Géologiques et Minières (BRGM), il Centre national de la recherche scientifique (CNRS) e il Commissariat à l’énergie atomique et aux énergies alternatives (CEA). Il rapporto non verrà pubblicato perché contenente informazioni “sensibili” e “segreti industriali”, riporta il quotidiano Le Monde.

Il report è stato presentato alla stampa da Barbara Pompili, ministra della Transizione ecologica, e Agnès Pannier-Runacher, ministra in carica per l’Industria. Nell’occasione, i due ministri hanno annunciato anche l’apertura del bando “Métaux critiques” fino al 2024, mirato per progetti nazionali, gestito da Bpifrance (Banque publique d’investissement) nell’ambito del piano di investimento France 2030 e dedicato ai metalli critici per diversi settori industriali, alla presenza del Segretario Generale per gli investimenti Guillaume Boudy. Saranno in dotazione circa 1 miliardo di euro (500 milioni sottoforma di aiuti di Stato e 500 milioni in capitale, attraverso l’istituzione di un fondo d’investimento) per “rafforzare la resilienza del tessuto industriale delle filiere metalliche”, come si legge nel comunicato stampa.

Il rapporto ha inoltre indicato la costruzione di un impianto di raffinazione dei metalli per le batterie (litio, cobalto e nickel) a Dunkirk e uno per la produzione di magneti a Lacq, nel sudovest della Francia. Due colli di bottiglia lungo la filiera in cui Parigi, e l’UE scontano un ritardo preoccupante dalla Repubblica Popolare Cinese.

“La Cina si è assicurata un vantaggio di 20 anni nel controllo delle catene di approvvigionamento delle batterie”, ha spiegato Varin alla stampa. Un gap che probabilmente non verrà colmato entro il 2030, nonostante le 38 gigafactory che sono state annunciate, o in fase di costruzione, in Europa, di cui 3 tre in Francia che dovrebbero garantire circa 200 GW di capacità. Questo perché “i tassi di dipendenza rimarranno elevati”, ha proseguito il finanziere e manager, anche verso la fine del decennio, perché “solo il 20-30%” del fabbisogno di “nichel, litio o cobalto” per batterie e altre componenti “potrebbe essere prodotto da fornitori europei”. La fornitura di nichel potrebbe diventare particolarmente preoccupante entro il 2025, dal momento che è diventato sempre più un metallo di riferimento nell’equilibrio chimico delle batterie: ricerca e sviluppo in questa direzione sarà “la più innovativa” per le prossime generazioni di batterie, ha chiuso l’esperto.

Il governo francese intende così promuovere una riduzione della dipendenza strategica nazionale dai metalli critici. Un’ambizione che si articola così nella convergenza tra gli obiettivi di France 2030, l’Action Plan della Commissione europea sulle materie prime critiche e il lancio dell’European Raw Materials Alliance (ERMA). All’interno del network la Francia, insieme alla Germania, è ben rappresentata ed esprime con Thierry Breton la sua massima influenza nella ricerca dell’autonomia strategica da parte delle istituzioni comunitarie.

Una spinta geopolitica acutizzata negli ultimi anni, anche nel settore delle commodity: dalla crisi dell’alluminio del 2018, passando per le rinnovate minacce della Cina sulla fornitura di terre rare, fino alle tensioni recenti sul mercato dei metalli, come ha dimostrato la carenza di magnesio a seguito delle restrizioni di Pechino. Il governo parigino si impegnerà, dunque, a promuovere una serie di “assi strategici”, facendo tesoro delle raccomandazioni del Rapporto Varin, per affrontare il dossier:

  1. In un’ottica pubblico-privata, l’avvio di lavori preliminari per la creazione di un fondo d’investimento dedicato ai metalli strategici per la transizione energetica per aiutare l’ecosistema industriale francese ed europeo lungo la filiera, dalla raffinazione al riciclo. 
  2. Costituzione, tramite il BRGM e il Comitato Strategico per il Settore Minerario e Metallurgico, di un osservatorio dedicato ai metalli critici. 
  3. Nomina di un delegato interministeriale per la supply chain dei materiali in coordinamento con le amministrazioni e gli industriali. 
  4. Sviluppo di una roadmap tecnologica dedicata alle batterie sotto la guida di CEA e CNRS. 
  5. Promozione del concetto di “miniera responsabile”, in un’ottica di regolamentazione delle batterie e dei metalli in corso di revisione a livello europeo. 

Un approccio olistico che dimostra tanto l’allineamento francese alle molteplici priorità della Commissione europea, quanto la criticità della questione delle materie prime anche per la presidenza di Emmanuel Macron. A partire dal risolvere le vulnerabilità esistenti. 

“Per assicurare le nostre supply chain”, ha aggiunto la ministra Barbara Pompili, “dobbiamo focalizzarci tanto sulle fonti primarie e sul riciclo, quanto sull’integrazione della questione della sostenibilità di queste forniture”. L’industria francese è attualmente “troppo dipendente da catene di approvvigionamento non europee”, ha rimarcato Agnès Pannier-Runacher. “Alla luce del rapporto […] il governo intente proseguire quanto avviato con il piano France Relance […] per raccogliere questa sfida, appoggiando settori strategici come quello eolico, delle batterie e dell’aeronautica”.

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