Il responsabile dei Dipartimenti di Forza Italia Alessandro Cattaneo a Formiche.net: “Berlusconi già nel 2011 era pronto ad accendere la prima centrale nucleare in Italia. Gli italiani sappiano che anche il green è bloccato dalla burocrazia. Cerchiamo di trovare il massimo comune denominatore anche sull’energia”

I no ultraideologici pronunciati in passato (e anche in questo presente) sono alla base della crisi energetica che porta in pancia per l’Italia il caro bollette che si abbatte sulla pelle di cittadini e imprese. Lo dice a Formiche.net Alessandro Cattaneo, responsabile dipartimenti di Forza Italia all’indomani del paper prodotto dal partito sulla crisi energetica attualmente in corso. Secondo il deputato azzurro i muri alzati, ieri dai grillini sul gasdotto Tap e oggi dal Pd sul nucleare, hanno la stessa matrice. L’ultima speranza si chiama Pnrr.

Il caro bollette anche in Italia dipende più dagli errori nostrani o continentali?

Contano gli errori storici fatti nel nostro Paese, che sarebbe utile rivedere lucidamente per non commetterli più in futuro. È oggettivo che arriviamo a questo punto per le politiche dei no alle infrastrutture e a qualsiasi forma di investimento razionale in ambito energetico. Purtroppo in Italia si è agito di pancia sulle paure e il conto, salato, lo stanno pagando tutti.

Se non ci fosse il gasdotto Tap, le bollette sarebbero ancora più alte. Lo hanno capito nel M5S?

Anche se non lo hanno ancora capito, è importante che lo capiscano gli italiani. Senza quel gasdotto gli aumenti sarebbero del 10% in più. È amaro constatare che se, ad esempio, avessimo realizzato dei gassificatori il problema sarebbe stato, in parte, attutito. Mi riferisco ad alcuni progetti, sempre in Puglia, della Bp o ad altri di Enel per riconvertire alcune vecchissime centrali ad olio combustibile. Si tratta di no incomprensibili, sia perché quei progetti non creavano un disagio, sia perché si sarebbero inseriti nella sofferenza italiana data dal mix energetico quantomeno anomalo, avendo noi scelleratamente rinunciato al nucleare. Giustamente abbiamo intrapreso la strada del no al carbone, ma facendoci poi dipendere in maniera consistente dal gas naturale. Per cui il fatto che importiamo gas dall’est Europa ci espone tremendamente agli aumenti di prezzo.

Il processo legato alle rinnovabili come impatta su questo scenario?

Chi parla delle rinnovabili dovrebbe spiegare ai cittadini che certamente, come sostenuto da Forza Italia, sono l’obiettivo unico e doveroso per il nostro paese, per l’Ue e per il mondo intero. Ma per raggiungere quell’obiettivo occorrono tempo, ricerca e investimenti. Nel frattempo siamo costretti a ragionare con altre fonti che, come detto dalla Commissione Ue, sono gas naturale e nucleare.

Sul nucleare, Enrico Letta posiziona il Pd contro la decisione europea di includerlo nella tassonomia verde. Che ne pensa?

È un errore che espone l’Italia, ancora una volta, a proseguire nei suoi errori storici, inseguendo un approccio ideologico sbagliato. Abbiamo bisogno di una strategia di ampio respiro anche per fare i conti con la cosiddetta attualità industriale. L’Italia è un grande Paese a vocazione manifatturiera, quindi povero di materie prime: ciò dovrebbe indurci, sotto l’ombrello di questa esperienza di governo che mette da parte le ideologie per guardare al bene comune, a trovare il massimo comune denominatore anche sull’energia. Per cui quella posizione del Pd fa un torto al paese.

Il dialogo Ue-Russia potrà essere favorito da un ruolo più attivo dell’Italia sul fronte geopolitico?

Certamente Roma potrebbe farsi geopoliticamente trait d’union con Mosca, con una strategia nel breve, nel medio e nel lungo periodo. Se volessimo fare un’operazione-verità, dovremmo dirci che il nucleare porta in dote il problema dei tempi tra la decisione sulla carta e l’accensione vera e propria. Ricordo che il governo Berlusconi, nel 2011, era pronto ad accendere la prima centrale nucleare, ma la burocrazia e i tempi biblici di questo paese hanno rappresentato un grosso macigno sulla strada della realizzazione pratica delle opere infrastrutturali che occorrono. Oggi dobbiamo fare delle scelte e Forza Italia le ha argomentate: aumentare l’estrazione del gas naturale, utilizzare gli stock delle grandi aziende italiane a prezzi, magari, concordati e rafforzare il fronte geopolitico. Mi riferisco al ruolo italiano tra Ue e Russia come già accaduto in passato sotto gli esecutivi Berlusconi.

Le iniziative intraprese dal governo sono state sufficienti?

Di più, francamente, non poteva fare: ha messo 9 miliardi di euro sul tema, quasi quanto destinato all’intera riforma fiscale, anche se non risolve totalmente il problema. Per cui dobbiamo in primis stare vicino alle imprese, che dalla vicenda del caro bollette potrebbero avere danni ancora peggiori del Covid mettendole davvero a rischio chiusura. In secondo luogo la scommessa adesso si chiama Pnrr, che ci permetterà davvero di fare un salto di qualità per modernizzare infrastrutturalmente l’Italia.

@FDepalo

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