Le feste a Downing Street in pieno lockdown mettono a rischio la tenuta del governo britannico. Il premier punta ad arrivare alle amministrative di maggio, anche se Sunak e Truss scaldano i motori

Boris Johnson ha ancora nelle mani il suo destino? Se lo chiedono in molti nel Regno Unito, dopo che le scuse del primo ministro per la festa organizzata il 20 maggio 2020, in pieno lockdown, nei giardini di Downing Street sono state superate da un’altra notizia: alcuni dipendenti del governo hanno partecipato a due feste con alcol e musica tenutesi in lockdown, 16 aprile scorso, cioè il giorno prima dei funerali del principe Filippo, che la regina Elisabetta II ha pianto da sola in virtù proprio delle restrizioni imposte dalle autorità britanniche per la partecipazione alla funzione religiosa nella cappella privata del Castello di Windsor.

La notizia è stata pubblicata dal Telegraph, il giornale considerato più vicino al primo ministro Johnson, che ne era stato corrispondente da Bruxelles ed editorialista. È la dimostrazione che persino la testata più amica vuole Johnson fuori dal numero 10 di Downing Street? Forse. Ma è anche possibile che con quest’ultima rivelazione il Telegraph abbia voluto fare un assist al primo ministro.

Ecco perché: nel governo c’è un cauto ottimismo sul rapporto a cui sta lavorando Sue Gray, civil servant che è secondo segretario permanente al Cabinet Office. È incaricata di fare chiarezza sulle feste a Downing Street in lockdown. Se l’indagine dovesse chiudersi provando gli errori dello staff del primo ministro, allora quest’ultimo potrebbe essere tentato dall’idea di un reset nella squadra per arrivare alle elezioni amministrative di maggio. Le prospettive oggi non appaiono affatto rosee ma Johnson non sembra disposto a rinunciare facilmente il suo incarico, ottenuto dopo anni di lotte fratricide tra i tory. Soltanto un giudizio schiacciante delle urne potrebbe convincerlo al passo indietro.

Il governo fa quadrato attorno al primo ministro. Pochi credono che Sir Graham Brady, presidente del Comitato 1922, cioè il gruppo parlamentare del Partito conservatore, ricredeva abbastanza lettera da far scattare un voto di fiducia su Johnson. Che, però, la prossima settimana potrebbe finire sotto grande pressione. I deputati torneranno dal fine settimane nei loro collegi elettorali sapendo se e quanto le feste a Downing Street abbiano innervosito e deluso l’elettorato.

Intanto, il primo ministro si gode gli ultimi numeri dell’Ufficio nazionale delle statistiche che certificano che a novembre l’economia britannica ha superato i livelli pre Covid per la prima volta: il prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,9% su base mensile e dell’8% su base annua ed è risultato dello 0,7% più elevato di quello di febbraio 2020, prima che la pandemia scoppiasse. “L’economia è cresciuta fortemente nel mese prima che la variante Omicron del Covid-19 colpisse il Paese”, ha affermato il capo economista Grant Fitzner, sottolineando le preoccupazioni che le limitazioni dovute alla variante, possano rallentare il processo di crescita. Tuttavia, ha aggiunto: “Anche il settore edilizio ha recuperato da diversi mesi di debolezza perché molte materie prime sono diventate più facili da ottenere”. Infatti, una ricerca condotta dall’azienda di consulenza Capital Economics ha affermato che questo aumento del prodotto interno lordo è stato dovuto principalmente al settore edilizio che ha registrato un aumento del 3,5% della sua produttività.

Ma Johnson non è l’unico a poter vantare questi numeri. C’è anche Rishi Sunak, cancelliere dello scacchiere, genitori indiani, ritenuto un lealista del primo ministro. Ma in occasione delle scuse di Johnson alla Camera dei Comuni lui non era in Aula. Il sospetto di molti è che abbia iniziato a prendere le distanze. A sostenerlo ci sarebbe Dominic Cummings, ex consigliere del primo ministro assetato di vendetta dopo la caccia alla fine del 2020 in seguito alle relazioni della stampa britannica su alcuni suoi viaggi compiuti violando il lockdown. Molti i fedelissimi di Cummings che, dopo l’esperienza con Johnson, sono finiti con Sunak, come ha raccontato Politico nei mesi passati. E ai Comuni è sempre più forte il sospetto che dietro le rivelazioni dei giornali sulle feste a Downing Street ci sia proprio Cummings.

Sunak non è l’unico che sembra puntare al numero 10 di Downing Street. In caso di elezioni per la leadership del Partito conservatore sembra decisa a giocarsi le sue carte anche Liz Truss, ministra degli Esteri, definita dal Times “la donna più potente della politica” britannica e una possibilità nuova Iron Lady.

Sono stati commessi “veri errori”, ha detto con riferimento alle feste. Ma, invitando a guardare la situazione generale del Paese, alla Brexit fatta e alla ripresa dal Covid-19, ha aggiunto: il primo ministro “si è scusato”, ora “dobbiamo andare avanti e parlare di come risolvere i problemi”. È “al 100%” al fianco di Johnson. Almeno per ora.

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