Intervista ad Andrey Kortunov, direttore del Consiglio russo per gli affari internazionali. L’invasione in Ucraina un doppio boomerang per Mosca, un golpe ancora peggio. Finanza, sanzioni, gas e ricatto cinese: vi svelo cosa teme (davvero) lo zar

Vladimir Putin “dovrebbe pensarci due volte” a invadere l’Ucraina. Andrey Kortunov, direttore del Consiglio russo per gli Affari internazionali (Riac), è convinto che anche lo “zar” abbia un suo Rubicone.

La Russia sta per invadere l’Ucraina?

Spero di no. Non faccio parte dell’inner circle di Putin e non posso dirlo con certezza, ma ho seri dubbi sull’ipotesi di un’invasione diretta.

Perché?

Ci sono due ragioni per cui è poco plausibile. La prima: la Russia ha troppo da perdere. L’Ucraina è un magro guadagno a confronto di un nuovo ciclo di severe sanzioni occidentali. La seconda: un’invasione manderebbe all’aria gli accordi di Minsk, che la Russia non vuole perdere. Anche se riuscisse davvero a invadere l’Ucraina – e sarebbe un’impresa formidabile – non è detto che riesca a soggiogarla.

Putin si fermerà?

Mettiamo da parte qualsiasi considerazione morale sul presidente russo. Se assumiamo che sia un essere razionale, e io penso lo sia, allora dovrebbe pensarci due volte.

Più di centomila soldati russi stanno accerchiando il confine ucraino, con tanto di carri e lanciamissili. È una coincidenza?

Di nuovo, non sono nella mente di Putin. Ma a giudicare da quello che ha fatto in passato, specie nel 2014 in Crimea e Donbas, non è così che si muove. Un’invasione sarebbe infatti preceduta da una forma di operazione ibrida: la Crimea è stata annessa senza sparare un colpo, lo abbiamo saputo a cose fatte.

Eppure le manovre militari proseguono da tre mesi.

Appunto, non siamo nel 1914. Se la Russia volesse davvero entrare le basterebbe molto meno tempo, come ha fatto in Siria o recentemente in Kazakistan. Credo dunque che il vero obiettivo sia inviare due messaggi, uno a Kiev e uno all’Occidente.

Quali?

Il Cremlino vuole avvisare l’Ucraina: non deve provare in nessun modo a riprendersi il Donbas. A Mosca c’è chi è convinto che gli ucraini vogliano prendersi una piccola rivincita sul fronte Est. Il messaggio è chiaro: non alterate il quadro di Minsk. C’è poi la percezione che la Nato voglia espandersi ad Est, che i canali diplomatici finora hanno fallito e dunque serva una terapia shock. Se lo scopo era attirare l’attenzione, Putin ci è riuscito.

Dunque lei sostiene che un’opzione militare non sia davvero sul tavolo.

Non sono nella posizione di giudicare. Posso dire che personalmente preferisco la diplomazia a una soluzione militare. Perché anche se nessuno vuole una guerra, in queste condizioni basta un piccolo incidente per avviare un’escalation. Forse pensano di aver provato tutte le soluzioni alternative, o hanno informazioni su intenzioni del governo ucraino e credono di non poter perdere altro tempo.

Secondo gli 007 inglesi la Russia vuole installare un governo fantoccio a Kiev.

Ammesso che ci riesca, come potrebbe un governo simile essere legittimato dalla gente di Kiev? In Ucraina c’è un sistema politico vivo, una democrazia, le persone votano: non lo accetterebbero mai. Ci penserei su due volte a orchestrare un’operazione simile.

Cosa teme il Cremlino?

Sul piano militare non teme l’Occidente, sa che gli Stati Uniti non entrerebbero in guerra. Anche se Kiev sta ricevendo un’importante assistenza militare, la Russia riuscirebbe senza dubbio a sconfiggere e occupare l’Ucraina. Ma le sanzioni economiche questa volta potrebbero far particolarmente male e colpire due settori chiave dell’economia russa: il settore energetico e la finanza.

Ci spieghi.

La Russia rischia di diventare un nuovo Iran. Se il petrolio e il gas russo sparissero dai mercati globali, sarebbe privata di una fondamentale fonte di finanziamento, con un impatto negativo sul mercato energetico globale. L’esclusione dal sistema di pagamenti Swift farebbe il resto. Non a caso il rublo è in caduta libera da una settimana. Senza contare le sanzioni personali contro Putin e i suoi amici.

C’è la Cina, con cui la Russia ha siglato un accordo energetico miliardario. A Mosca si fidano di Xi?

Credo che per avere una relazione stabile e vantaggiosa con la Cina, la Russia abbia bisogno dell’Europa. Se la Cina diventa l’unico sceriffo in città, decide termini e regole del gioco, e la Russia diventa il partner di minoranza, completamente dipendente. Per questo Mosca non vuole e non può permettersi di tagliare i ponti con l’Europa e i suoi mercati.

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