Dal Recovery Fund l’Italia può staccare un assegno da 5,4 miliardi, interamente destinato all’edilizia scolastica. Ma attenzione a investire e spendere bene, per evitare la solita girandola di sprechi. L’analisi dell’ufficio studi di Cassa Depositi e Prestiti

Due anni di pandemia hanno messo a dura prova il sistema scolastico italiano, tra chiusure, quarantene e varie forme di didattica a distanza. Ora è tempo di ripartire e non solo dai banchi e le lezioni. Anche le mura hanno la loro importanza. L’ufficio studi di Cassa Depositi e Prestiti, diretto da Andrea Montanino ha elaborato un corposo report per fare il punto della situazione sull’edilizia scolastica, anche e soprattutto alla luce dei 5,4 miliardi destinati dal Recovery Plan.

“All’edilizia scolastica il Recovery plan destina 5,4 miliardi, di cui 3,9 miliardi sono per la riqualificazione e messa in sicurezza di 2,4 milioni metri quadri di patrimonio edilizio. Si tratta di somme che vanno ad aggiungersi ai 10 miliardi stanziati nel quinquennio 2013-2018, un ammontare superiore al totale cumulato del ventennio precedente dei quali, tuttavia, meno dei due terzi sono stati effettivamente spesi”, è la premessa.

L’analisi dell’ufficio studi di Cassa Depositi e Prestiti suggerisce, quindi, di considerare “prioritario il miglioramento della capacità di spesa” e di “riorganizzare e rendere più efficiente le linee di finanziamento che oggi fanno capo, in alcuni casi, a ministeri diversi. Ed è inoltre necessario che la programmazione degli interventi strutturali nell’edilizia scolastica sia valutata alla luce dei macro-trend in atto, ad iniziare dalla denatalità italiana: la popolazione nella fascia d’eta 3-14 anni è prevista contrarsi di circa 700mila unità (-11%) nel periodo 2020-2040, con forti eterogeneità territoriali”.

Più che costruire nuove scuole, quindi, meglio sarebbe pensare ad una ri-funzionalizzazione del patrimonio edilizio scolastico esistente. Per esempio “la riconversione di spazi degli edifici scolastici potrebbe concorrere a potenziare l’offerta di asili nido e servizi per la prima infanzia, che in Italia risulta ancora carente e disomogenea”. Gli economisti di Via Goito passano poi in rassegna l’attuale stato del patrimonio edile scolastico italiano.

Il 15% delle scuole risulta carente in almeno due dimensioni su quattro, le criticità maggiori si concentrano nel Mezzogiorno e riguardano l’assenza di accorgimenti per la riduzione dei consumi energetici. Tuttavia lo studio evidenzia che le necessità di interventi infrastrutturali non si distribuiscono al Sud in maniera omogenea. Aree della Sardegna, della Puglia e della Basilicata mostrano, infatti, una situazione media positiva.

Particolari criticità sono state rilevate, invece, in Calabria e Sicilia, dove si concentrano 32 edifici scolastici con carenze strutturali in tutte e quattro le dimensioni. Sostenibilità ambientale, sicurezza e adeguatezza strutturale degli edifici scolastici contribuiscono a contrastare la dispersione scolastica e a garantire un’offerta didattica di qualità, fattori primari per lo sviluppo del capitale umano e per la riduzione delle diseguaglianze sociali ed economiche.

Per tutti questi motivi, i futuri interventi sull’edilizia scolastica che saranno portati avanti anche grazie alle importanti risorse previste dal Pnrr dovranno tenere in considerazione quattro fattori: la riduzione della popolazione scolastica, l’evoluzione delle esigenze didattiche, la sostenibilità ambientale e la ricerca di un riequilibrio dei divari sociali e territoriali.

Condividi tramite