Primo board dell’era Labriola. Il manager che ha preso il testimone di Gubitosi svelerà il piano industriale il prossimo 2 marzo, ma una cosa appare ormai chiara: Tim è pronta alla separazione della rete dai servizi. Resta da capire se accadrà per mano di Vivendi-Cdp o di Kkr

Lenta, ma inesorabile, avanza in Tim la separazione della rete dai servizi, primo passo verso la creazione di un’infrastruttura unica della fibra. A cinque giorni dall’investitura di Pietro Labriola a timoniere dell’ex Telecom, dopo l’addio, novembre scorso, di Luigi Gubitosi a stretto giro dall’offerta di Kkr per il 100% del gruppo, ecco che il piano industriale targato Vivendi-Cdp guadagna altri metri preziosi, prendendo lentamente forma e corpo.

Come da calendario, il board di Tim è tornato a riunirsi, per la prima volta con Labriola formalmente alla guida del gruppo telefonico, per prendere visione della strategia industriale che punta a separare la rete dai servizi, la parte commerciale, per mettere a sistema la prima con gli asset in pancia a Open Fiber, il campione della fibra a controllo pubblico e sulla quale si alzerà il velo solo il prossimo 2 marzo. Non c’è dubbio che l’arrivo di Labriola, da 20 anni dentro Tim e al vertice della branch brasiliana, abbia impresso un’accelerazione verso lo spin off e la creazione delle basi per la rete unica.

Un piano che, come più volte raccontato da Formiche.net, mira a spegnere gli appetiti di Kkr – che ha offerto, in modo non vincolante, 50 centesimi ad azione per rilevare l’ex monopolista – sfruttando la citata accelerazione sulla rete, il sostanziale benestare di Vivendi (azionista di riferimento al 23,7%) in raccordo con il placet del governo, che ambisce da tempo a un’infrastruttura unica a controllo pubblico, tramite Cdp.

Labriola, nella riunione menzionata “ha illustrato le linee guida del piano industriale 2022-2024, che presenterà al consiglio il prossimo 2 marzo”, evidenziando “come sia necessario intraprendere un percorso di trasformazione delle offerte e dei servizi alle persone e alle famiglie e sviluppare i servizi alle imprese nell’ambito del Cloud, IoT, cybersecurity, facendo leva sulle competenze e sul diffuso patrimonio tecnologico del gruppo”. E che la direzione sia la separazione della rete lo si evince da un altro passaggio della nota.

“Il consiglio ha deciso all’unanimità di dare mandato all’amministratore delegato di esplorare possibili opzioni strategiche mirate a massimizzare la creazione di valore per gli azionisti, con specifico riferimento agli asset infrastrutturali del gruppo, anche attraverso soluzioni che comportino il superamento dell’integrazione verticale (il modello alternativo allo spin off su cui si è basata sempre Tim, ndr)”.

Quanto a Kkr il board ha preso atto del fatto che il comitato ad hoc presieduto da Salvatore Rossi, “sta continuando il suo lavoro con gli advisor finanziari del Comitato stesso per analizzare la manifestazione e compararla anche con le prospettive del gruppo e con le alternative strategiche destinate ad esser considerate nel quadro del piano”.

Le strade, comunque, rimangono essenzialmente due. Da una parte la società della rete, dall’altra il servizio commerciale, con debiti e dipendenti suddivisi tra le due società. Kkr vorrebbe lanciare un’Opa (previo sì del board alla due diligence) rivolta a tutti gli azionisti, sia ordinari che di risparmio, pagare e togliere Tim dalla Borsa per procedere alla divisione lontano dai riflettori trattando con il governo le condizioni per mantenere italiano e statale il controllo della rete.

La seconda strada è invece quella che porta il nome di Labriola. Ovvero, niente Opa ma il passaggio secco in assemblea straordinaria di una scissione in due parti di Tim. Il minimo comun denominatore è comunque la fusione degli asset di rete con Open Fiber, la società controllata da Cdp (60%) e Macquarie (40%) che dal 2016 sta posando una rete in fibra ottica sul territorio italiano. Se comunque separazione della rete sarà, c’è già un primo ostacolo da superare e nemmeno di quelli tanto agevoli: i sindacati, che dietro lo spin off vedono lo smembramento della società.

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