Domani il dg Labriola illustrerà informalmente le linee guida del piano industriale che dovrebbe spegnere gli appetiti del fondo americano. Poi toccherà al mercato. Tra i capisaldi, separazione della rete con Cdp kingmaker

Barra dritta verso un piano industriale a prova di Kkr. Comincia una settimana importante per Tim, a due mesi dalla mossa del fondo americano, pronto a offrire 50 centesimi ad azione per rilevare il 100% del gruppo. Domani, come anticipato da Formiche.net nei giorni scorsi, l’attuale direttore generale, Pietro Labriola, che dopo il passo indietro di Luigi Gubitosi ha preso le redini dell’ex Telecom, illustrerà informalmente al board le linee guida del piano industriale che dovrebbe vedere la luce per fine mese.

Più nel dettaglio, la presentazione della strategia agli azionisti dovrebbe essere prevista in una riunione ad hoc, prevista per il prossimo 26 gennaio, data per la quale Labriola sarà verosimilmente già stato cooptato ceo del gruppo (il consiglio per l’investitura è in programma il 21), dopo la nomina a direttore generale subito dopo l’addio di Gubitosi. Poi sarà la volta del mercato e della comunità finanziaria, che però dovrà incassare anche un bilancio 2021 non certo esplosivo e segnato da ben tre profit warning.

E proprio sul piano industriale in gestazione si gioca la partita con Kkr, le cui mire sull’ex monopolista potrebbero uscire fortemente ridimensionate all’indomani della pubblicazione del piano Labriola. Il motivo è presto spiegato. Punto primo, come anticipato da questa testata il piano dovrebbe prevedere uno scorporo della rete secondaria di Tim e la sua messa a sistema con gli asset di Open Fiber, il braccio tlc pubblico, controllato al 60% dalla stessa Cdp, dopo l’uscita di Enel in favore degli australiani di Macquarie, soci al 40%.

La futura società della rete andrebbe poi affidata a una governance espressione dello Stato. Prospettiva che starebbe bene sia a Vivendi, azionista di riferimento al 23,7% che più volte ha rimarcato la sua volontà di rimanere socio di peso ma senza pretendere il controllo della rete, sia ovviamente alla Cassa che vedrebbe finalmente Open Fiber baricentro delle telecomunicazioni italiane, con prevedibile soddisfazione del governo.

Dopo tanti anni di discussioni teoriche ora la strada verso la separazione della rete di Tim dalla sua attività commerciale sembra insomma aver imboccato una strada condivisa, con Cdp, azionista al 10% di Telecom, pronta a spingere per fare in fretta questa operazione. Obiettivo che mal si concilia con quello di un fondo infrastrutturale di private equity, come Kkr. Per questo la Cassa cercherà di guidare lei stessa le operazioni, senza cedere il pallino ai fondi. E per farlo userà come leva proprio il piano di Labriola. Non è finita.

L’Opa di Kkr potrebbe arrivare, anche per passaggi legali complessi, due diligence in primis, piuttosto tardi. Il che non giocherebbe certamente a favore del fondo Usa, visto che lascerebbe tutto il tempo a Cdp e Vivendi di trovare una quadra e di favorire le sinergie tra gli asset di Tim e quelli di Open Fiber. E comunque, ammesso e non concesso che Kkr possa mettere le mani su Tim, poi dovrebbe separare la rete e Cdp ricomprarla dal fondo. Ora è tempo di scoprire le carte.

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