Qual è il vero prezzo della transizione ecologica? E l’Italia a che punto sta del guado? Al live talk di Formiche idee e dubbi per una road map energetica che contempli sicurezza, sostenibilità e non pesi sulle spalle di aziende e famiglie. L’opinione della Sottosegretaria Gava (Lega), di Tabarelli (Nomisma) e Zaghi (Elettricità Futura)

La transizione verde non sarà un pranzo di gala. Anche in Europa se ne sono accorti. Lanciarsi oggi fra le braccia delle rinnovabili senza se e senza ma significa fare i conti senza l’oste. L’oste in questo caso ha tanti nomi: autonomia, approvvigionamento, costi, bollette, terre rare. Come ha ricordato senza giri di parole l’ultima relazione del Copasir sulla sicurezza energetica, l’Italia ha bisogno oggi di una strategia di medio termine per abbracciare la green economy.

Ne è convinta Vannia Gava, sottosegretaria alla Transizione ecologica della Lega intervenuta al live talk di Formiche “Transizione ecologica e competitività, quale politica energetica per l’Italia”. “Alla transizione ecologica va affiancata una transizione economica e burocratica, altrimenti rischiamo di mettere in ginocchio l’economia nazionale”.

Un’altra economia, quella di imprese e famiglie, è già in ginocchio per colpa della crisi energetica. Bollette doppie, triple per il rincaro del gas e dell’elettricità che adesso mettono in allarme la politica assorta nelle manovre quirinalizie. C’è perfino chi, come il leader della Lega Matteo Salvini, si appella al premier Mario Draghi per uno scostamento di bilancio. “Se siamo il secondo Paese manifatturiero d’Europa lo dobbiamo allo sforzo dei nostri imprenditori, che hanno investito molto in sostenibilità, ricambiamo i loro sforzi”, dice Gava incalzata dalle domande del direttore di Formiche.net Giorgio Rutelli insieme al presidente di Nomisma Energia Davide Tabarelli e il direttore generale di Elettricità Futura Andrea Zaghi.

Altro che dibattito di settore, l’energia oggi assomiglia a un cubo di Rubik: diverse facce, tutte dello stesso mosaico. C’è anzitutto un’emergenza sicurezza di grande valenza (geo)politica: l’Europa si è scoperta dipendente dai rubinetti del gas russo. Un rubinetto è più lungo degli altri: 1200 chilometri. Si chiama Nord Stream 2, collega il Mar Baltico alla Germania ed è al centro di un braccio di ferro tra Joe Biden e Vladimir Putin. Tabarelli non ha dubbi, il gasdotto “deve ripartire”. È la soluzione che fa comodo a tutti: “La Russia ha le più grandi riserve al mondo di gas e costi più bassi. Ma è anche nel suo interesse esportare verso l’Europa”.

Gava punta i riflettori su un piano B al centro del rapporto Copasir. “L’Italia ha enormi riserve di gas naturale da sbloccare, dobbiamo raddoppiare l’estrazione da 4,4 ad almeno 8 miliardi di metri cubi l’anno”. Nessuna illusione, da solo il gas tricolore non basta. Ma, dice Gava, “è un inizio e dobbiamo partire subito con accordi tra le imprese estrattive e le industrie energivore, e un sistema per calmierare i prezzi, magari sulla base di contratti decennali”.

Una via d’uscita dalla tempesta dei prezzi energetici c’è, nota invece Zaghi. “Il prezzo del gas è aumentato di quattro, cinque volte rispetto ai livelli cui eravamo abituati nel 2019. Il settore elettrico non è al riparo da questi sbalzi, anzi”. Un effetto domino che però non tocca le rinnovabili, per ora. “Per la maggior parte hanno incentivi inversamente proporzionali al prezzo dell’energia elettrica”, dunque le imprese del settore si trovano a ricevere meno incentivi ora che il prezzo è così alto. Gli extra profitti saranno soprattutto per le società (straniere) che forniscono il gas all’Italia, mentre per le aziende del settore eventuali utili saranno tassati.

Che le rinnovabili siano la meta prescelta non è in discussione, assicura Gava, ricordando l’insediamento di una commissione ad hoc nel ministero guidato da Roberto Cingolani. Anche qui però la prudenza è d’obbligo. Perché il passaggio alle fonti di energia “pulita” richiede risorse e mezzi che l’Italia e l’Europa oggi non hanno a sufficienza. I metalli “rari”, appunto, di cui la Cina fa incetta in Africa centro-orientale.

Poi c’è un secondo cruccio, niente affatto formale. Cosa è davvero “sostenibile” della transizione green? Se lo chiede l’Ue intenta a stilare la “tassonomia”, cioè la classificazione degli investimenti ritenuti eco-sostenibili. Le rinnovabili, da sole, bastano? Gava risponde all’insegna della realpolitik. “No, non bastano. Inserire il gas e l’energia nucleare tra le fonti della transizione è una soluzione equilibrata, e necessaria”.

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