Oltre alla richiesta di aiuti, sovvenzioni, incentivi e bonus, i partiti non si stanno mettendo all’opera per affrontare inflazione, debito pubblico, crisi energetica, rischio geopolitico. Le imprese e i lavoratori chiedano allora un confronto permanente a Draghi, scrive Raffaele Bonanni

Un vecchio adagio di campagna recita: “ la processione non cammina ma la cera si consuma”. Il senso di questo antico detto si potrebbe applicare alla attuale situazione del nostro Paese, stretto da ogni lato dai problemi che si sono presentati inesorabili all’attenzione degli italiani. Nodi in verità lasciati da moltissimi anni seppellire da incuria, cinismo, mancanza di coraggio: in breve, soprattutto dalla mancanza di responsabilità.

Molti in questi giorni hanno esultato all’annuncio dei dati della crescita del Pil, ma essendo il risultato statistico che analizza l’andamento economico dall’inizio della pandemia ai mesi odierni risulta più che scontata l’impennata all’insù dopo lo sprofondamento subìto. Bisognerebbe invece considerare l’andamento degli ultimi venti anni per renderci conto dell’arretramento mai interrotto, che ci ha posto costantemente sempre al di sotto degli altri paesi europei.

Anche il debito pubblico che frena ogni investimento è aumentato vistosamente nello stesso periodo, nonostante i bassissimi tassi praticati per lunghi anni, sprecati in incentivi senza efficacia ed in bonus diseducativi. Insomma, dopo questo lungo procedere come gamberi, si stanno addensando in aggiunta minacce serie come l’inflazione che peserà sulle famiglie e sulle imprese, e l’aumento dei tassi d’interesse che per un paese indebitato come il nostro è un colpo assai grave che preannuncia acquisti più esosi del prestito per finanziare il debito.

Dopo l’annuncio oltreoceano della Fed del rialzo deciso per marzo, non si farà attendere anche la Banca Centrale Europea nel rivedere i tassi; con la crisi russo-ucraina, il riverbero dei costi ancora più cari del gas darà più forza alla spirale inflattiva. È avvilente è preoccupante che in una situazione cosi densa di incognite, le forze politiche e quelle sociali si mettano in fila allo sportello dello Stato per chiedere solo bonus? È certo che quando la casa va a fuoco, bisogna spegnerlo con ogni mezzo, ma altrettanto deve valere per la rimozione delle cause che lo hanno provocato per evitare che si ripeta in futuro.

Se il debito è destinato a crescere, si dovrà produrre di più e si dovrà spendere meno o quantomeno eliminando gli sprechi. Se l’inflazione sale minacciosa si dovrà placarla aumentando la produttività del lavoro, qualificare la spesa pubblica, rimediare il più possibile all’import di gas dai paesi extra europei e soprattutto dalla Russia, e avere un piano alternativo di breve e lunga durata. Non mi pare che oltre alla richiesta di aiuti, sovvenzioni, incentivi e bonus i partiti si stiano ponendo interrogativi indicando strade utili per fare cose diverse, come si fa in ogni altro paese avanzato.

Le stesse forze sociali che dovrebbero avere più di altri il polso della situazione e consapevolezza di come uscirne, dovrebbero offrire proposte dettagliate per affrancarsi da questa avvilente situazione. Anzi dovrebbero unirsi nell’individuare una proposta credibile sull’insieme degli attuali guasti, in grado di aiutare le forze politiche e governative più volenterose ad alleanze virtuose, capaci di far scoppiare la bolla di irresponsabilità che stringe l’Italia in una morsa assai pericolosa.

Non c’è alternativa ad un patto sociale per riportare l’attenzione sulle riforme bloccate da interessi mai dichiarati e posizioni ideologiche, dal clima eterno di competizione elettorale, dalla crisi di senso comune. Le imprese ed i lavoratori posseggono una riserva importante di senso della nostra storia e delle sofferenze e difficoltà e devono indicare la strada più limpida per l’unica medicina capace di curare le nostre malattie. Il rimedio radicalmente da indicare è la crescita della produttività nelle aziende e nel Paese revisionando tutti i fattori dello sviluppo che al momento sono largamente compromessi.

Le tasse, l’energia, l’istruzione e formazione, la spesa pubblica, le regole della concorrenza, la giustizia, ed altri fattori dovranno essere oggetto di cambiamenti molto grandi, nella speranza che la trasparenza della proposta per il confronto e le soluzioni e gestioni eventualmente individuate, aiuteranno i migliori governanti.

Le imprese e i lavoratori chiedano allora  un confronto permanente sull’intera vicenda economica  a Draghi, riannodando il filo spezzato due mesi fa da comportamenti non lontani da quelli presenti in politica. Il tempo che abbiamo è molto breve e la confusione è davvero tanta. Occorre un soggetto sociale autorevole e dalla rappresentanza diffusa che chieda di cambiare verso, e sia disposto ad accompagnare chi ha interesse e voglia di farlo.

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