Il professor Parenti, già difensore di Huawei e accusatore degli uiguri, scrive un elogio dei Giochi di Pechino e attacca l’Occidente. Tra auto-promozione e citazioni dell’ambasciatore cinese a Roma, nulla di nuovo sul sito dell’Elevato

Tra i difensori delle Olimpiadi “inclusive” iniziate a Pechino non poteva mancare Fabio Massimo Parenti, professore alla China Foreign Affairs University di Pechino, firma del giornale ufficiale del Partito comunista cinese, il Global Times, difensore di Huawei e accusatore dei “terroristi” uiguri nello Xinjiang.

A dargli ospitalità, anche questa volta, è Beppe Grillo sul suo sito. A rilanciare l’articolo pubblicato dal fondatore del Movimento 5 Stelle su Twitter, anche Vito Petrocelli, pentastellato presidente della commissione Esteri del Senato, autoproclamatosi “filocinese”, nei mesi scorsi ringraziato in conferenza stampa dal portavoce del ministero degli Esteri cinese per aver sostenuto che gli uiguri non sono perseguitati.

Tra auto-promozione del suo ultimo libro e citazioni dell’ambasciatore cinese a Roma Li Junhua, Parenti scrive sul blog dell’Elevato che “grazie a questi Giochi possiamo rilanciare insieme i valori della solidarietà, dell’unità e della cooperazione tra i popoli” – esattamente quelli individuati dalla diplomazia cinese.

Ma c’è un ostacolo: “Alcuni Paesi, pochi ma influenti”, scrive, “hanno tentato di ‘inquinare’ questo evento internazionale attraverso campagne diffamatorie ad hoc”. Il riferimento è a Paesi come gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia e il Regno Unito che hanno guidato il fronte del boicottaggio diplomatico per via delle violazioni dei diritti umani commesse dal governo cinese a Hong Kong, in Tibet e nello Xinjiang. Questioni che Parenti non affronta: forse perché in passato aveva definito “terroristi” gli uiguri riducendo a bazzecole le pratiche del governo cinese denunciate da più parti; o forse perché intende rispettare il principio di “non ingerenza” (tradotto: fatevi i fatti vostri) che Pechino invoca quando alcuni Paesi denunciano i crimini commessi per esempio contro le minoranze nello Xinjiang.

Infatti, continua Parenti, “ci preme far riflettere sul fatto che la politicizzazione dei Giochi olimpici invernali di Pechino sia contraria ai valori universali dell’essere umano”. Ci permettiamo di far notare al professore la lista dei presenti all’inaugurazione dell’evento e l’agenda di Xi Jinping: una sfilata di autocrati, tra cui il presidente russo Vladimir Putin, riuniti assieme dal leader cinese con l’auspicio di dare forma a un nuovo sistema politico e finanziario antioccidentale. Non è politicizzazione, questa?

Ma andiamo avanti. “Pechino 2022 può rappresentare un modello virtuoso anche per le prossime Olimpiadi Invernali che si terranno a Cortina d’Ampezzo”, osserva Parenti sostenendo che Italia e Cina sono legate da “una forma di cooperazione incentrata sui valori della cooperazione e della solidarietà tra i popoli”.  Qui, come ammette Parenti poco dopo – “come ha ricordato l’Ambasciatore Li Junhua” –, siamo davanti a uno spin tutto cinese.

L’ospitalità offerta da Grillo ci lascia con qualche interrogativo. Ma anche con una certezza: che la libertà d’opinione è una delle virtù delle società occidentali. Anche per chi, nonostante le recenti strette repressive su Hong Kong, le mire su Taiwan e le pratiche nello Xinjiang, scrive che “la maggior parte della popolazione mondiale sa che Pechino è determinata a rafforzare la cooperazione pacifica tra i popoli”.

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