Il presidente del Consiglio annuncia lo schieramento di oltre tremila militari italiani per potenziare le capacità di difesa e deterrenza delle forze Nato su tutto il fianco orientale e non solo. Già adesso le nostre Forze armate sono impegnate, dal Baltico al Mediterraneo, a tutela dello spazio euro-atlantico, pronte a essere rinforzate

L’Italia è pronta a mettere in campo 3.400 militari per rinforzare le difese del fianco orientale dell’Alleanza Atlantica. Ad annunciarlo lo stesso presidente del Consiglio, Mario Draghi, riferendo al parlamento sulla crisi in Ucraina. “Siamo pronti a contribuire con circa 1.400 uomini e donne dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica, e con ulteriori duemila militari disponibili” ha spiegato lo stesso Draghi, aggiungendo che le forze “saranno impiegate nell’aerea di responsabilità della Nato, e non c’è nessuna autorizzazione implicita dell’attraversamento dei confini” con l’Ucraina. Queste unità si aggiungeranno agli assetti della difesa già schierati nell’ambito di diverse missioni Nato, dal Baltico al Mediterraneo, anche a ridosso del confine con la Federazione russa.

In difesa del Baltico

Circa 240 militari, principalmente provenienti dal corpo degli Alpini, sono attualmente schierati in Lettonia nell’ambito dell’operazione “Baltic guardian”. Il dispositivo fa parte dei quattro Battlegroup attivati dalla Nato per garantire la sicurezza delle tre repubbliche baltiche e la Polonia, Paesi direttamente confinanti con la Russia, una misura di “Presenza avanzata rafforzata” per incrementare la deterrenza nella regione. In questo contesto le truppe italiane schierano anche i mezzi tattici cingolati BV 206, progettati specificatamente per i terreni innevati e di difficile percorrenza.

Sui cieli della Romania

Da dicembre scorso, inoltre, l’Italia ha assunto il comando della missione della Task force air Black storm, la cui direzione è stata assunta dal 36° Stormo di Gioia del Colle, l’operazione della Nato di Air policing in Romania. Il nostro Paese schiera quattro caccia Eurofighter sul sedime della base aerea di Mihail Kogalniceanu, in Romania, provenienti dal 4°, 36°, 37° e 51° Stormo dell’Aeronautica militare. La missione è definita “enhanced”, potenziata, dal momento che il dispositivo italo-rumeno si occuperà della sorveglianza dello spazio aereo della Nata in uno dei punti più vicini al quadrante ucraino.

Le forze nel Mare nostrum

Inoltre, le nostre forze navali sono costantemente impegnate nelle missioni di pattugliamento delle acque del Mediterraneo, sia attraverso missioni nazionali che partecipando alle operazioni dell’Alleanza. Al momento, infatti, è attiva nelle acque antistanti la Sicilia l’esercitazione Nato “Dynamic Manta”, il cui scopo è potenziare le capacità anti-sommergibile delle flotte alleate. L’esercitazione è guidata dal contrammiraglio italiano Mauro Panebianco, comandante del Secondo gruppo navale permanente della Nato. La Marina militare ha schierato per l’occasione le fregate Margottini (ammiraglia) e Carabiniere, oltre al sommergibile Savatore Todaro e gli elicotteri del Terzo gruppo provenienti dalla base di Catania.

Dove andranno i nostri militari

I prossimi impegni, quindi, potrebbero prevedere un rinforzo di tutte le componenti attualmente impegnate per terra, mare e aria. La Nato, per esempio, ha stabilito di rafforzare la propria difesa del fianco sud-est, schierando un ulteriore Battlegroup anche in Romania, sul modello di quelli attualmente presenti nei Paesi baltici e in Polonia. L’Italia si è detta pronta a partecipare alla nuova unità con i suoi militari. Anche la difesa aerea potrebbe venire rafforzata, sia attraverso il potenziamento della missione Black storm, sia inviando ulteriori velivoli dove ve ne sarà bisogno (l’Italia ha garantito la protezione dei cieli islandesi nel 2019, impiegando per la prima volta gli F-35 in una missione Nato, e di nuovo nel 2020). Allo scopo, non è escluso anche un nuovo impegno dei caccia della Lockheed Martin.

Foto: Difesa

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