Mosca blocca la risoluzione, appuntamento la prossima settimana all’Assemblea generale dove la strada sembra in discesa per Washington e i suoi alleati. Se l’astensione di Pechino era nell’aria, quella di Nuova Delhi e Abu Dhabi…

La Russia ha posto il veto su una risoluzione proposta dagli Stati Uniti e dall’Albania al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che “deplora” – la prima versione prevedeva “condanna” ma è stata cambiata nella speranza di trovare più sostenitori – “l’aggressione” all’Ucraina chiedendo l’immediato ritiro delle truppe.

La risoluzione era destinata a fallire visto il potere di veto della Russia, membro permanente del Consiglio. La prossima settimana però si terrà una votazione all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, formata da tutti i 193 Paesi membri. In quella sede Mosca non ha alcun potere di veto e la risoluzione potrebbe essere approvata con un ampio margine, anche se non sarebbe vincolante. Nel 2014 una votazione simile per condannare la presa della Crimea da parte della Russia aveva ottenuto 100 voti a sostegno. Anche in quell’occasione Mosca aveva precedentemente posto il veto su una risoluzione del Consiglio di sicurezza che condannava le sue azioni: 13 Paesi l’avevano sostenuta e la Cina si era astenuta.

Olof Skoog, diplomatico svedese che guida la rappresentanza dell’Unione europea alle Nazioni Unite, ha definito il veto della Russia come “un’altra prova dell’isolamento della Russia e della palese mancanza di rispetto per il mondo”.

È andato tutto come previsto con il veto russo. Ma lo stesso non si può dire di due dei tre astenuti (l’altra è la Cina): India ed Emirati Arabi Uniti. Entrambi i Paesi hanno detto di non aver votato a favore della risoluzione perché avrebbe potuto chiudere la porta a una risoluzione diplomatica del conflitto. La versione di Pechino, invece, è ben riassunta nella titolazione scelta dell’agenzia di stampa ufficiale Xinhua per dare la notizia: “Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non riesce ad adottare una risoluzione sull’Ucraina”. Nessun riferimento alla Russia né tantomeno al veto. C’è, invece, un implicito affondo contro l’organizzazione internazionale e già nella secondo frase dell’articolo si sottolinea la proposta di Stati Uniti e Albania. Come a ribadire che sulla guerra in Ucraina si potrebbe giocare il futuro degli equilibri globali, con la spaccatura emergente tra democrazie e autocrazie.

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