Stoccolma si unisce al novero dei Paesi europei, dopo Germania e Danimarca, che hanno ufficializzato la loro intenzione a raggiungere la soglia del 2% del Pil da destinare alla Difesa. Anche in Italia la politica è unanime sulla necessità di aumentare il budget, ma quando?

Anche la Svezia si aggiunge ai Paesi europei che innalzeranno il proprio budget militare al 2% del Pil. Stoccolma si aggiunge alla lunga lista di Stati che, a seguito dell’aggressione russa all’Ucraina, hanno deciso di raggiungere la soglia fissata dai Paesi europei al vertice Nato in Galles del 2014. Nel corso degli ultimi anni la spesa per la Difesa della Svezia è scesa dal 3% del Pil degli anni Ottanta, a circa l’1% di oggi. Secondo quanto affermato dal primo ministro svedese Magdalena Andersson, le capacità di difesa del Paese scandivano dovranno essere notevolmente rafforzata. “Oggi presentiamo una nuova iniziativa con un chiaro messaggio al popolo svedese e al mondo che ci circonda”, ha affermato Andersson.

Le mosse dei Paesi scandinavi

La decisione svedese è solo l’ultima in ordine di tempo in Europa. Anche la Danimarca ha annunciato che terrà un referendum popolare il 1° giugno per decidere se unirsi alla cooperazione dell’Unione europea in materia di sicurezza e difesa. Il Paese, infatti, pur facendo parte di Nato e Ue, aveva deciso di non aderire alla difesa europea, secondo una clausola di “opt-out”. Inoltre, a prescindere dal risultato del quesito popolare, la primo ministro Mette Frederiksen ha annunciato l’intenzione del governo danese di aumentare il proprio bilancio destinato alle spese militari al 2% del Pil. Nei prossimi due anni investirà circa 940 milioni di euro, che si aggiungeranno al proprio bilancio attuale di circa tre miliardi e mezzo di euro. Cifre ancora sotto la soglia del 2%, ma che prefigurano il raggiungimento dell’obiettivo entro il 2033.

La strada di Berlino

Ad aprire la strada è stata la Germania, con l’annuncio storico del cancelliere tedesco Olaf Scholz in merito al fatto che Berlino si impegnerà a spendere annualmente il 2% del Pil per spese della Difesa. L’impegno della Germania rappresenta un cambio radicale nella politica tradizionalmente pacifista perseguita da Berlino fino a oggi, ma l’invasione dell’Ucraina ha cambiato radicalmente la percezione della popolazione sulla necessità di potenziare lo strumento difensivo e di rafforzare la cooperazione con l’Alleanza Atlantica, spingendo al contempo sulla costruzione di un Europa della Difesa.

L’Europa della Difesa

L’intera Europa è, del resto, coinvolta in un rapido processo di rafforzamento delle proprie strutture di Difesa e sicurezza. Definita “storica” dalla stessa presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, la decisione dell’Unione di inviare sistemi d’arma in Ucraina ha rappresentato un segnale di un vero e proprio cambio di passo nell’approccio del Vecchio continente al tema della Difesa. Oltre ai Paesi nordici e alla Germania, poi, anche i Paesi del fianco orientale, tradizionalmente più preoccupati della pressione russa, stanno innalzando i propri livelli di guardia, e anche la Polonia sta lavorando per raggiungere il 2% del proprio Pil per la Difesa.

E in Italia?

In Italia, il premier Mario Draghi è intervenuto al Senato lanciando l’appello affinché il nostro Paese investa nella Difesa “più di quanto abbia mai fatto”, posizione sostenuta anche dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini. Anche la politica si è dimostrata ricettiva, compattandosi intorno alla necessità che l’Italia riveda le proprie previsioni di spesa militare in un’ottica di potenziamento dello strumento difensivo nazionale ed europeo, oltre che per aumentare la dissuasione esercitata dall’Alleanza Atlantica.

La politica concorda: investire in Difesa

Nel nostro Paese, del resto, è quasi unanime il consenso politico sulla necessità di tendere all’obiettivo del 2% del Pil annuo da destinare alle spese militari. Questa concordia tra le parti era emersa già nel live talk, organizzato da Airpress, che ha visto partecipare i parlamentari di praticamente tutti i principali partiti. “Questa sera si ritrovano i rappresentanti di più di tre quarti del Parlamento – aveva commentato il sottosegretario alla Difesa, Giorgio Mulè, nel suo intervento – e c’è stato un intendimento comune sul riconoscere che bisogna proseguire nella strada degli investimenti alla Difesa”.

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