Di fronte alle richieste di istituire una No-fly zone, 78 esperti, ricercatori, ex ambasciatori e militari sottolineano il pericolo che una tale misura porterebbe con sé, chiedendo alla presidenza americana di proseguire con la diplomazia e le sanzioni per evitare una escalation atomica

Dopo la lettera aperta inviata da trenta esperti, ex segretari del governo, militari, ambasciatori, ricercatori e studiosi indirizzata all’amministrazione Biden, che sollecitava gli Stati Uniti e la Nato a istituire una No-fly zone sui cieli dell’Ucraina, arriva la risposta di 78 esperti, contrari alla misura. Nella nuova missiva si sottolinea chiaramente il pericolo che comporterebbe: “Sarebbe ingenuo pensare che la semplice dichiarazione di una No-fly zone possa convincere le forze armate russe a conformarsi volontariamente. In breve, una No-fly zone significherebbe andare in guerra con la Russia”.

Il rischio di una guerra

Nonostante la ferma condanna all’aggressione russa dell’Ucraina, infatti, i firmatari sottolineano che sarebbe irragionevole pensare di proteggere i cittadini americani andando in guerra con una potenza nucleare come la Russa. L’interdizione aerea, per quanto limitata, sarebbe un rischio non necessario e potenzialmente catastrofico. “Una guerra che dovesse espandersi oltre i confini dell’Ucraina – prosegue il messaggio – infliggerebbe pesanti danni in tutta Europa, indebolendo gli alleati americani della Nato”. Per questo, i proponenti della lettera “chiedono all’amministrazione di evitare questa scommessa, e di continuare a usare gli appropriati strumenti diplomatici ed economici”.

Falchi e colombe

Il nuovo messaggio diretto a Biden fa esplicito riferimento a quanto scritto nei giorni scorsi a favore dell’istituzione della No-fly zone. Secondo i 78 proponenti, anche coloro che vorrebbero mettere in pratica tale misura riconoscono la natura potenzialmente bellica di un simile atto: “Alcuni di coloro che chiedono una No-fly zone ammettono che sono disposti a vedere gli Stati Uniti e i loro alleati della Nato muovere guerra contro la Russia”. Rispondendo di fatto a varie posizioni più nette, che in qualche modo ammettono la possibilità per Washington di utilizzare direttamente la propria forza militare contro Mosca, la lettera sottolinea come questa soluzione servirebbe solo a “espandere la guerra, non a fermarla”.

Lezioni dalla Guerra fredda

Di fronte all’aggressione russa, quindi, bisognerebbe utilizzare moderazione e attenzione: “Ci deve essere un chiaro limite massimo per l’escalation, come i funzionari e gli esperti statunitensi sapevano durante la guerra fredda, quando gli Usa affrontarono un avversario più potente rispetto alla Russia di oggi”. Le sanzioni, tra le più severe della storia, imposte dagli Usa e dai suoi alleati, faranno pagare a Putin il prezzo della sua avventata invasione dell’Ucraina, e gli Usa “dovrebbero rispondere in modo responsabile, non facendo a loro volta una scommessa”.

I firmatari

A sottoscrivere la missiva per il presidente Biden sono stati: James Acton, del Carnegie Endowment for International Peace; Aisha Ahmad, dell’università di Toronto; Ivan Arreguín-Toft, della Brown University; Robert J. Art, della Brandeis University; Emma Ashford, dell’Atlantic Council; Paul Avey, del Virginia Tech; Andrew Bacevich, del  Quincy institute for responsible statecraft, generale David W. Barno, della Johns Hopkins School of Advanced international studies; Peter Beinart, City University of New York; Nora Bensahel, della Johns Hopkins School; Rachel Bovard, del Conservative Partnership Institute; Emerson Brooking, Atlantic Council; Mathew Burrows, Atlantic Council; Dan Caldwell, di Stand Together; Jasen Castillo, della Texas A&M University; Alexandra Chinchilla, del Dickey Center for international understanding; Christopher Chivvis, del Carnegie Endowment for International Peace; generale Ralph S. Clem, della Florida international university; Ben Denison, di Defense Priorities; Michael C. Desch, dell’università di Notre Dame; Linde Desmaele, della Vrije Universiteit di Bruxelles; Chris Dougherty, del Center for a New American Security; Michael Brendan Dougherty, di National Review; Jeffrey A. Engel, Southern Methodist University; Ryan Evans, War on the Rocks; Benjamin H. Friedman, Defense Priorities; John Allen Gay, The John Quincy Adams Society; Eugene Gholz, University of Notre Dame; Peter Goettler, Cato Institute; Mark Hannah, Eurasia Group Foundation; William Hartung, Quincy Institute for Responsible Statecraft; David Hendrickson, The John Quincy Adams Society; Paul van Hooft, Hague Centre for Strategic Studies; Jolyon Howorth, University of Bath; Bruce W. Jentleson, Duke University; Ben Judah, Atlantic Council; Michael Kimmage, The Catholic University of America; Edward King, Defense Priorities; Rosemary Kelanic, University of Notre Dame; Charles Kupchan, Georgetown University; Jeffrey Lewis, Middlebury Institute of International Studies; Anatol Lieven, Quincy Institute for Responsible Statecraft; Jennifer Lind, Dartmouth College; Justin Logan, Cato Institute; Sumantra Maitra, The Center for the National Interest; Kimberly Marten, Barnard College, Columbia University; Jack Matlock, ex ambasciatore Usa presso l’Unione Sovietica; Bryan McGrath, The FerryBridge Group; Rajan Menon, The City College of New York; Stephen Miles, Win Without War; Sara Moller, Seton Hall University; Aaron David Miller, Carnegie Endowment for International Peace; Samuel Moyn, Yale Law School; Michael O’Hanlon, Brookings Institution; Lindsey O’Rourke, Boston College; Olga Oliker, International Crisis Group; Douglas Ollivant, New America; Matt Padilla, ex consigliere per la Sicurezza nazionale per il senatore Tom Udall; Thomas R. Pickering, ex ambasciatore Usa e sottosegretario di Stato; colonnello Michael W. Pietrucha; Patrick Porter, University of Birmingham; Barry Posen, Massachusetts Institute of Technology; Christopher Preble, Atlantic Council; Daryl Press, Dartmouth College; William Ruger, American Institute for Economic Research; Vivien Schmidt, Boston University; John Schuessler, Texas A&M University; Elizabeth Shackelford, Chicago Council on Global Affairs; Scott J. Shapiro, Yale Law School; Joshua Shifrinson, Boston University; Sarah Streyder, Secure Families Initiative; Monica Duffy Toft, Tufts University; Stephen Walt, Harvard University; Stephen Wertheim, Carnegie Endowment for International Peace; Gavin Wilde, Defense Priorities; Michael John Williams, Syracuse University; William C. Wohlforth, Dartmouth College; Min Ye, Boston University.

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