I Paesi europei puntano a superare la dipendenza dal gas russo (anche) diversificando, e gli Stati Uniti sono in prima linea. L’annuncio di Biden e von der Leyen apre a una collaborazione di ampio respiro che tocca importazioni di gnl, rigassificatori e investimenti, ma anche efficientamento e progresso sostenibile seguendo il Green Deal europeo

Il “ponte navale” di gas naturale liquefatto (gnl) tra Stati Uniti e Unione europea è realtà. Ad annunciarlo sono stati il presidente americano Joe Biden e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, nel secondo giorno del maxi-summit Ue-Nato-G7 a Bruxelles. E non si tratta solo di gas: il nuovo patto prevede una collaborazione a tutto campo per la transizione energetica.

“Stiamo unendo le forze per ridurre la dipendenza dell’Europa dal gas russo”, ha detto Biden alla conferenza stampa congiunta. “Non dovremmo sovvenzionare il brutale attacco del [presidente russo Vladimir] Putin all’Ucraina”. A Washington, dove hanno imposto un embargo sul petrolio russo, sanno bene che l’Ue non può ancora fare a meno dei combustibili fossili russi; dunque il piano è aiutarla per velocizzarne la disassuefazione.

La misura, benché ampiamente prevista, rappresenta un vero e proprio salvagente per l’Ue e i suoi mercati, dove prezzi dell’energia e tensioni toccano livelli storici. La crisi delle bollette, a sua volta alimentata dallo stesso Vladimir Putin, è stata aggravata da quando il principale fornitore di gas naturale ha deciso di invadere l’Ucraina. L’indice Ttf, che funge da riferimento per il mercato europeo del gas, ha registrato un trend di costante diminuzione del prezzo in seguito all’annuncio congiunto.

La risposta europea ha preso la forma di un piano per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili russi nel minor tempo possibile, lavorando su due direttrici: accelerare la transizione verde e diversificare le forniture, china su cui l’Italia è attivissima da settimane. Da parte loro, gli Usa si sono impegnati a contribuire almeno 15 miliardi di metri cubi di gnl nell’arco del 2022, con la prospettiva di aumentare i volumi andando avanti. Un accordo che von der Leyen ha definito “un grande passo” per compensare i flussi russi.

Jose Fernandez, il sottosegretario statunitense per lo sviluppo economico, l’energia e l’ambiente, ha sottolineato durante un punto stampa virtuale (presenziato da Formiche.net) che i produttori americani sono “desiderosi e pienamente in grado” di soddisfare il fabbisogno energetico europeo, anche qualora Putin chiudesse i rubinetti. Il processo è già in corso da gennaio, ha aggiunto, quando il 50% del gnl importato dall’Ue era americano – il doppio della media del 2021.

C’è un però: l’accordo prevede che l’Ue si impegni a garantire una domanda di circa 50 miliardi di metri cubi annuali di gnl almeno fino al 2030, in maniera coerente con gli obiettivi di decarbonizzazione (il gas, del resto, rimane necessario per la transizione) e consapevoli del fatto che i prezzi devono riflettere le dinamiche di lungo respiro dei mercati e la stabilità di domanda e offerta. Il legame, dunque, è di lungo termine, e prevede che l’Ue si attrezzi – con i rigassificatori – per accogliere più gnl americano.

La Commissione si è anche impegnata a lavorare con gli Stati membri e gli operatori di mercato verso la messa in comune della domanda attraverso una nuova piattaforma energetica, da mettere in funzione tra aprile e ottobre 2022. Bruxelles “sosterrà anche i meccanismi di contrattazione a lungo termine” e “collaborerà con gli Stati Uniti per incoraggiare la contrattazione pertinente per sostenere le decisioni finali di investimento sia sull’esportazione di gnl che sulle infrastrutture di importazione”.

L’accordo prevede anche di spingere sull’efficientamento dell’infrastruttura del gas, specie per i rigassificatori e i gasdotti ad essi associati (misura essenziale per la sfida climatica, dato che nel breve termine il metano liberato in atmosfera contribuisce a riscaldare il pianeta fino a 80 volte in più rispetto alla CO2), e una pletora di altre misure di decarbonizzazione ed efficientamento energetico, dai termostati intelligenti alle pompe di calore, passando per “tecnologie innovative”e metodi di sostituzione del carburante fossile.

Si prevede anche di espandere la collaborazione sul fronte della transizione energetica. Le misure del patto includono accelerare progetti di energia rinnovabile e “collaborazione energetica strategica”; sviluppare “una strategia per accelerare lo sviluppo della forza lavoro” che sosterrà la transizione, con focus su solare ed eolico; collaborare sullo sviluppo dell’idrogeno pulito e rinnovabile.

Infine, una postilla a sorpresa: “Gli Stati Uniti e la Commissione europea sono decisi a negoziare e poi implementare un ambizioso accordo globale sul commercio di acciaio e alluminio basato sulle emissioni, che incentivi la decarbonizzazione industriale e riduca la domanda di energia”. Quello che sembra la reiterazione dell’accordo di cessazione delle tariffe su acciaio e alluminio in chiave ambientalista, risalente a fine ottobre.

Foto: profilo Twitter del presidente degli Stati Uniti

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