Intervista a Joseph Nye, decano dei politologi americani ad Harvard e padre del “soft power”. Putin condanna la Russia, i siloviki condanneranno presto lui. Nucleare? Mosca non scherza, la deterrenza Nato è fondamentale. L’Europa s’è desta, ma senza Usa non è sicura

“Per Vladimir Putin è solo questione di tempo”. Joseph Nye, politologo di Harvard e padre del “soft power”, è convinto che nella notte del 24 febbraio – quando ha avuto inizio l’invasione in Ucraina – il Cremlino abbia segnato drammaticamente il destino della Russia. Anche l’Europa ha segnato il suo con un moto di unità senza precedenti, dice il professore a Formiche.net, ma “non può permettersi di fare a meno degli Stati Uniti”.

L’invasione russa dell’Ucraina è un punto di svolta della storia?

È un punto di svolta dell’agenda internazionale, non dell’equilibrio di potere. In altre parole, la rinnovata attenzione alla minaccia russa in Europa non altera di molto la competizione di potenza tra Stati Uniti da una parte, Cina e Russia dall’altra. L’unico effetto tangibile è l’indebolimento della Russia, che però ha un’economia dieci volte inferiore a quella cinese e dunque non cambia le carte della competizione globale.

Sta finendo l’ordine globale post-Guerra Fredda o siamo all’inizio di uno nuovo?

Parlare di nuova Guerra Fredda forse aiuta a ricordare il passato ma non a capire il presente. Alla Guerra Fredda non si torna perché oggi le due uniche superpotenze veramente globali, Stati Uniti e Cina, vantano un grado di interdipendenza economica e aggiungerei ecologica che a quell’epoca era impensabile.

Ora si teme un’escalation nucleare. La deterrenza occidentale funzionerà?

La deterrenza nucleare funziona quando c’è una simmetria di interessi. Non è questo il caso della guerra russa in Ucraina, un Paese che non è nella Nato e conta molto più per la Russia di quanto non conti per l’Occidente.

Putin non esclude la possibilità.

Putin è disposto a prendere in considerazione lo strumento nucleare perché al momento fa i conti con una forte asimmetria di interessi. Ma questo equilibrio può cambiare drasticamente.

Come?

Se si verificasse un’aggressione russa contro un Paese membro della Nato, l’articolo 5 dell’Alleanza invertirebbe la partita. A quel punto l’asimmetria di interessi si sposterebbe dalla parte della Nato, che non può permettersi di fallire nel soccorrere un alleato. Se a questo si aggiungono i movimenti di truppe addizionali nei Baltici e in Polonia si capisce la posta in gioco.

Che rischi corre Mosca?

Se Putin forzerà la mano contro un alleato Nato, la linea rossa psicologica che oggi gioca in suo favore in Ucraina si sposterebbe in Occidente.

La Cina continua a tentennare. Qual è la posta in gioco?

Per la Cina l’invasione dell’Ucraina è una spina nel fianco. L’alleanza di comodo che vuole mantenere con la Russia sta diventando sempre meno comoda e sempre più costosa in termini di reputazione e di spirale economica negativa.

Cosa aspettarsi da Xi Jinping?

Chi si aspettava un suo pressing su Putin ha fatto male i calcoli. Cercherà di tenere un piede in due scarpe il più a lungo possibile. Una situazione di stallo che però diverrà insostenibile se Putin deciderà di usare armi di distruzione di massa.

Come è cambiata l’Europa a un mese dall’invasione russa?

Per l’Europa è stata una vera e propria sveglia. Lo abbiamo visto con la storica decisione della Germania di cancellare il gasdotto Nord Stream 2 e di impegnarsi a investire oltre il 2% del Pil nel budget per la Difesa. Credo che questo sia il preludio per un ruolo più forte e influente dell’Europa nella Nato. Ma non è questo il tempo per sottovalutare l’importanza degli Stati Uniti, garante ultimo della sicurezza europea.

Professore, che ne sarà della Russia e del suo soft power?

Il soft power russo è gravemente danneggiato. La vera domanda è quanto ci metteranno i siloviki (l’establishment intorno a Putin, ndr) e i vertici delle agenzie di sicurezza alla guida del Paese a realizzare che Putin non è più un asset, è un problema. Ci metteranno un po’, ma il suo momento arriverà. È solo questione di tempo.

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