Un’operazione che era in ballo da almeno un anno. Un giornalista che ha lavorato nel gruppo per molti anni racconta la scelta degli Elkann di cedere la testata a Danilo Iervolino, patron della Salernitana e fondatore dell’università telematica Pegaso

La vendita di quello che è stato, per un lungo periodo, l’archetipo del settimanale d’inchiesta fa di per sé notizia. Ma lo è ancor di più a fronte di quello che è accaduto dopo l’operazione che ha portato il gruppo Gedi a cedere L’Espresso a Bfc Media di Danilo Iervolino. Ci riferiamo in particolare all’editoriale di commiato firmato dall’ex direttore Marco Damilano, che ha motivato le sue dimissioni come una questione di “coscienza e dignità”.

Dopo una lunga disamina sulla crisi del mercato editoriale, il giornalista va all’attacco del vecchio editore: “Gedi è nel cuore di questa crisi. In un gruppo che aveva sempre fatto della solidità, della stabilità e della continuità aziendale e editoriale il suo modo di essere, soltanto durante la mia direzione si sono alternati due gruppi proprietari, due presidenti, tre amministratori delegati, tre direttori di Repubblica. E ora si vuole far pagare al solo Espresso l’assenza di strategia complessiva”. Per lui la vendita del settimanale rappresenta “un grave indebolimento del primo gruppo editoriale italiano”.

Al di là delle parole con le quali l’ex direttore ha voluto spiegare ai lettori le motivazioni che hanno portato alla sua scelta, c’è altro. A partire dal fatto che la vendita de L’Espresso (che comunque per un periodo uscirà ancora abbinato a Repubblica la domenica), che si è perfezionata nei giorni scorsi, “non è assolutamente un fulmine a ciel sereno. Se ne parlava da almeno un anno”. A dirlo a Formiche.net è un giornalista che, negli anni, è stato parte integrante del gruppo editoriale che ora è degli Elkann. “Sono arrivate tante offerte – spiega – a partire da quella del patron di Chora Media Guido Maria Brera. Evidentemente, però, l’offerta di Iervolino è andata oltre”. Nel senso che il proprietario della Salernitana e fondatore dell’università telematica Pegaso (venduta al fondo Cvc per un miliardo di euro) “ha preso tutto il pacchetto, redazione compresa”. Vanno considerati, in questa operazione, altri aspetti tutt’altro che secondari. Ed è per questo che l’aver scelto di acquistare “tutto il pacchetto” assume una valenza importante.

“Il mercato editoriale è in profonda crisi – riprende la fonte di Formiche.net – la vendita delle copie spesso non colma le spese vive di fattura del prodotto. La pubblicità, vendendo il periodico in ‘panino’ con La Repubblica è sostanzialmente azzerata. In più, da diverso tempo, su L’Espresso non c’è stato alcun investimento in termini di rilancio della testata, bensì un continuo depauperamento”. Il disegno della proprietà di Gedi, comunque, parte da lontano.

L’operazione Espresso è forse la punta dell’iceberg. “Le prime vendite ad altre realtà hanno riguardato le ‘gazzette’. A Modena, Reggio, Mantova. E il Tirreno”. Ossia tutte le testate che costituivano “il fulcro originario della Gedi”. Sulla cessione del settimanale probabilmente hanno influito anche altri fattori. “È verosimile che all’editore (Elkann) non piacesse il tipo di prodotto – riprende il giornalista – oppure che non ne condividesse più la linea. Per cui, ha deciso di recidere alla radice”.

Il futuro della testata? “Dipenderà da tanti fattori, ma ora è difficile da preconizzare. Occorre che Iervolino scopra le carte che ha in mano”. Mentre Damilano “non farà fatica a trovare un altro ruolo: è un ottimo giornalista. E il fatto che gli abbiano proposto di rimanere nonostante il cambio di proprietà deve essere stato un ulteriore incentivo ad andarsene”.

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