È indispensabile una mediazione. Sono in gioco le vite degli ucraini e il futuro dell’Europa e del mondo intero. E allora i princìpi devono cedere il passo alla responsabilità e al compromesso su valori e interessi, senza preconcetti ideologici o utilitarismi politici a breve termine. L’opinione di Nazzareno Pietroni

L’intervento militare della Russia in Ucraina ha obiettivi chiari: rispondere con la forza all’espansione militare, culturale e politica dell’Occidente, recuperando territori ucraini alla sovranità/influenza russa e impedendo l’allargamento a est della Nato e della Ue. L’allargamento a est della Nato e della Ue può essere oggetto di dibattito e vi sono diverse interpretazioni delle ragioni delle parti in conflitto. Quel che conta in questo momento, mentre aumentano le vittime della guerra e i rischi di escalation, è comprendere come sia possibile fermare le stragi e le distruzioni, mediando i valori e gli interessi coinvolti. E questo evitando le sterili contrapposizioni tra amici e nemici di Putin, che portano a cercare argomenti a sostegno delle posizioni pregiudiziali invece che soluzioni.

Sul piano militare la Nato è un’alleanza difensiva tra Paesi democratici, ma non per questo è corretto pretendere che i soggetti esterni non la considerino una possibile minaccia; ovvero ritenere che la sua espansione sia irrilevante per gli equilibri geopolitici; o pensare che le richieste di adesione vadano considerate solo in termini bilaterali, senza tener conto delle conseguenze multilaterali; oppure considerare l’ingresso della Nato come un diritto delle democrazie. In verità le domande di adesione alla Nato costituiscono atti che modificano i rapporti di forza e le aree di influenza, imponendo conseguenti valutazioni, in assoluto e in sede di trattative di pace.

Inoltre l’invasione dell’Ucraina non è finalizzata a una permanente occupazione dell’intero territorio, bensì alla sostituzione di un governo prossimo a Ue/Nato e all’acquisizione di territori di confine. Di conseguenza l’aggressione al territorio ucraino va condannata ma anche gestita in prospettiva temporale e strumentale, come un fattore della trattativa di pace.

Sul piano culturale l’Occidente del terzo millennio è portatore di valori predominanti che possono entrare in conflitto con quelli condivisi e rappresentati dalla Russia di Putin, in termini di libertà personali e politiche, parità di genere, tutela delle minoranze, modelli di riferimento (è di ieri l’appoggio alla guerra del Patriarca Kirill, in nome della lotta contro le derive omosessuali dell’Occidente). E lo scontro culturale, sostenuto dal potere mediatico dell’Occidente, produce mentalità e modi di vivere che hanno conseguenze politiche. Di conseguenza è necessario considerare la dialettica tra espansionismo culturale dell’Occidente e i connessi timori della Russia, evitando di implementare uno scontro ideologico che allontana le possibilità di pace.

Sul piano politico, l’Occidente è unito contro la guerra di aggressione di un regime autoritario e nazionalista, in nome dei valori della democrazia e della cooperazione sovranazionale. Secondo molti osservatori l’invasione dell’Ucraina rappresenta un attacco alle democrazie liberali e ripropone il conflitto tra modelli politici, in prospettiva di un allargamento del mondo libero e democratico. Tale impostazione alimenta la conflittualità con la Russia, anche dopo il superamento delle divisioni tra il comunismo dell’Urss e il capitalismo dell’Occidente, ostacolando il processo di pace.

In questo quadro è possibile impegnarsi a contrastare l’aggressività della Russia con sanzioni e armi, sostenendo la resistenza ucraina in nome della democrazia, dell’integrità territoriale dell’Ucraina, del diritto di autodeterminazione dei popoli, della libertà sovrana di ingresso nella Ue e nella Nato. Così facendo si consolidano i princìpi sottesi all’alleanza atlantica, si protegge il territorio di uno Stato sovrano, si ribadiscono i valori di libertà dell’Europa e dell’Occidente, si difendono le ragioni della democrazia, si persegue la sconfitta di uno Stato aggressore, si indebolisce il fronte interno russo, si contrastano propositi di ulteriore espansionismo della Russia.

Ma nel contempo si inasprisce il conflitto con la Russia, con effetti negativi per le economie europee e rischi di escalation militare oltre i confini ucraini; si alimenta la macchina bellica, provocando ancora più morti e distruzioni; si stimolano le logiche nazionalistiche delle parti in conflitto; si rinnovano le contrapposizioni ideologiche, stimolando timori e ostilità contrapposte; non si sconfigge la Russia, che ha i mezzi e il controllo interno per una guerra anche di lunga durata, né si escludono ipotesi di ulteriore espansionismo russo (al contrario è possibile che una crisi militare e politica possa creare spazio per azioni avventuristiche).

È quindi indispensabile una mediazione. Sono in gioco le vite degli ucraini e il futuro dell’Europa e del mondo intero. E allora i princìpi devono cedere il passo alla responsabilità e al compromesso su valori e interessi, senza preconcetti ideologici o utilitarismi politici a breve termine. Questo significa marginalizzare le sanzioni e le forniture di armi, a favore di un impegno forte e unitario a sostegno di un accordo di pace che contempli modifiche dell’integrità territoriale dell’Ucraina (tanto più quando lo stesso presidente ucraino si dichiara disponibile a trattare su Crimea e Donbass, territori di fatto già sotto il controllo russo), preveda il ritiro integrale delle truppe russe, regoli il risarcimento dei danni di guerra, accantoni le aspettative ucraine di ingresso nella Nato e nella Ue, definisca la neutralità dell’Ucraina, garantisca la permanenza della democrazia e medi sulla permanenza della medesima leadership di governo.

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