Di fronte alle commissioni di Camera e Senato, il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare, generale Luca Goretti, ha illustrato l’impegno della forza aerea per la deterrenza Nato al fianco orientale, e la necessità di investire per aumentare la consistenza numerica degli assetti aerei, indispensabili di fronte alle sfide geostrategiche del futuro

Avere uno strumento aerospaziale pronto è un elemento chiave per fronteggiare le aggressioni del presente e del futuro. È quanto ha sottolineato il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare, generale Luca Goretti, intervenuto in audizione davanti alle commissioni riunite Difesa di Camera e Senato. “L’impiego del potere aerospaziale è determinante – ha spiegato il generale – deve pulire l’aria in maniera tale che chi arriva sul terreno non trovi contrasto”. Per questo tra le prime richieste di Kiev sotto assedio ci sono stati più aerei da caccia e la no-fly zone. “Lo abbiamo visto in Ucraina, dove sono stati colpiti siti del sistema antiaereo: serve sempre un ombrello protettivo”. Non è un caso, ha sottolineato Goretti, che come deterrente la Nato abbia come prima cosa messo in campo tutti gli aerei per coprire il territorio. “L’Aeronautica arriva sempre per prima”.

L’impegno italiano

L’Italia, tra l’altro, è in prima linea nella difesa dello spazio euro-atlantico, attraverso soprattutto assetti aerei per la sicurezza dei cieli della Romania, dove sono impegnati stabilmente 170 militari, con altrettanti attivati per l’effettuazione di missioni di supporto e gestione della complessa attività di volo presso il Comando delle operazioni aerospaziali di Ferrara. “A questi si deve aggiungere tutto il personale in fase di approntamento impegnato nei contingenti Nato di alta prontezza operativa per ulteriori settecento unità”, ha descritto Goretti. Per l’Italia si tratta di un impegno totale di più di mille militari.

Cieli pericolosi

Goretti ha anche lanciato un monito: “Siamo praticamente a meno di venti miglia dal confine, dobbiamo porre attenzione nella nostra attività di difesa aerea: basta un niente per sconfinare e trovarci in guerra”. L’attenzione degli equipaggi, dunque, dev’essere rivolta a che “ora le cose devono essere fatte nel rispetto delle regole, evitando di essere presi dalla foga, perché potrebbero esserci dei tentativi di fare entrare i velivoli nel territorio ucraino, il che sarebbe la fine”. Goretti ha anche ricordato il raddoppio in soli due giorni del numero di caccia Eurofighter al servizio della Nato nella sorveglianza e sicurezza dei cieli in Romania, “sostenuto e autorizzato, in coerenza con gli intendimenti governativi”.

La riduzione delle forze

Il comandante dell’Arma azzurra ha anche approfittato dell’audizione per lamentare che l’illusione di poter vivere in pace abbia portato alla riduzione dei velivoli in dotazione “anche per l’erronea convinzione che un maggiore livello tecnologico possa compensare una sempre minore quantità”. Secondo quanto affermato dal generale, infatti, l’aviazione è passata da 842 velivoli ad appena cinquecento, di cui meno di trecento con funzioni combat. “Un dimensionamento attendista della forza è sbagliato – ha detto Goretti – considerato il tradizionale rapporto di uno a tre per esigenze di manutenzione e approntamento, l’Aeronautica militare ha oggi disponibili meno di cento aeromobili impiegabili continuamente in scenari di crisi”.

La cooperazione tra Forze armate

Per l’Aeronautica, inoltre “è importante lavorare in sinergia con l’Esercito e con la componente navale, dobbiamo superare le dicotomie, le invidie e i personalismi: o si lavora tutti insieme o non si va da nessuna parte”, ha continuato il capo di Sma, che ha anche aggiunto “Siamo in una luna di miele”. I rapporti tra le diverse componenti delle Forze armate, definite “sorelle” da Goretti, risultano infatti proficui, privi di condizionamenti ideologici ed orientati alla consapevolezza e rispetto delle peculiari specificità. “Lo stesso si può dire per il segretariato generale della Difesa, con cui operiamo in piena sintonia per orientare gli sviluppi industriali alle effettive esigenze militari”.

La dimensione spaziale

Il generale Goretti ha anche illustrato l’espansione del dominio aereo verso quello spaziale: “L’innovazione tecnologica ha espanso di almeno cinque volte il dominio aereo, creando una interconnessione osmotica in termini operativi e tecnologici tra cielo e spazio”. Per Goretti, la minaccia si è già evoluta, lambendo gli strati più alti dell’atmosfera e persino le orbite basse terrestri. “Tali fenomeni rendono l’aerospazio più complesso da gestire e difendere, imponendo alla Forza armata di intraprendere un fondamentale processo evolutivo”, ha commentato il generale.

Sinergie industriali per lo sviluppo

“È importante rafforzare la triade dello sviluppo, il rapporto imprescindibile tra istituzioni, industria e mondo accademico”, ha detto ancora Goretti, sottolineando quanto questa sinergia possa garantire il giusto vantaggio tecnologico al Paese e la capacità industriale di innovarlo. “La rapida evoluzione del settore impone la tempestiva ricerca di soluzioni”. Per questo, sarà necessario ridurre i tempi tra la definizione dei requisiti e la consegna alla Forza armata di una capacità “è imperativo se vogliamo avere sistemi adeguatamente aggiornati ed efficaci in tempo utile”. Secondo Goretti, l’aeronautica non può stare indietro rispetto ai progressi tecnologici. “Per esempio, la tecnologia sta sviluppando degli elicotteri a forte propulsione, è necessario essere lì per poter capire quanto è pagante tale operatività”. Per questo, per il generale, la sinergia con l’industria sarà sempre più fondamentale: “Questo è stato fatto con l’F-35. La stessa cosa verrà fatta per il Future vertical lift (Fvl), un sistema d’arma da cui non si può prescindere per il futuro”.

Obiettivo 2%

Il generale è anche intervenuto sulle necessità di budget che bisognerebbe allocare alla Difesa. “È necessario apprezzare il percorso di crescita di investimento della Difesa, garantito dal pieno supporto del Parlamento, che possa consentire nel tempo di tendere al 2% richiesto dall’Alleanza atlantica” anche attraverso l’istituzione del Fondo di investimento pluriennale per la Difesa nelle ultime due leggi di Bilancio, “che auspico possa essere rifinanziato nei prossimi anni”, ha continuato Goretti.

Droni per l’Aeronautica

Il capo di Stato maggiore ha anche avuto modo di rivolgersi alle due commissioni per stimolare una riflessione sui velivoli a pilotaggio remoto: “Mi sono posto una domanda sull’opportunità di riavviare il processo autorizzativo volto ad armarli, in modo da dotarli finalmente di una componente di ingaggio al suolo”, ha affermato Goretti, che ha aggiunto: “Questa capacità potrà essere impiegata per ridurre il rischio di perdita di vite umane, non vogliamo utilizzarli ma averli significa avere questa capacità, mentre non averli e dover essere costretti ad impiegarli significa che non è detto che li troveremo poi sul mercato”.

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