Il vicepresidente del think tank Cepa: a Bucha un perfetto playbook sovietico, le linee rosse della Nato possono cambiare. Dagli estoni agli ucraini, ci hanno sempre avvisato ma li abbiamo snobbati. Putin all’angolo può fare di tutto

La strage di Bucha segna un prima e un dopo nella guerra russa in Ucraina. Perché, dice a Formiche.net Edward Lucas, vicepresidente del Cepa (Center for european policy analysis), l’orrore dei civili ammanettati e giustiziati per strada nei sobborghi di Kiev può portare le “linee rosse” del conflitto più in là.

Cosa cambia il giorno dopo Bucha?

In realtà nulla, quelle persone erano già morte. Forse sarà più difficile chiudere gli occhi sulla vera natura di questa guerra. Se questa è Bucha, non è impossibile immaginare i massacri e le torture nelle zone ancora sotto il controllo dei russi.

È un copione già visto?

Un orribile flashback. Ci riporta all’occupazione russa dell’Estonia nel 1940 e prima ancora della Polonia, nel ’39. Queste vendette sulla popolazione civile sono un marchio di fabbrica delle conquiste sovietiche.

Perché lasciare quei corpi in mezzo alla strada? Un messaggio?

Perché manca anche il minimo senso della vergogna, figuriamoci il senso di colpa. Non c’è da sorprendersi se le tv russe parlano di una “messinscena” dei “nazisti” ucraini. È un’arte praticata da anni, si chiama maskirovska. La Russia non si preoccupa della verità, fa quello che vuole. Poi mente.

L’Occidente ha le sue responsabilità?

Sì, ed è la cosa più difficile da digerire. Questo è un massacro annunciato da trent’anni, e per trent’anni siamo stati a guardare. Gli estoni, i lituani, i lettoni, i cecoslovacchi, gli ucraini ci hanno avvisato di continuo, li abbiamo ignorati, snobbandoli. Ora sono loro a pagare il prezzo più alto.

Da Bucha a Mariupol. L’orrore in Ucraina può spostare in là le “linee rosse” della Nato?

Da quando è iniziata la guerra quel che credevamo impossibile è diventato possibile. Le testimonianze dei massacri si moltiplicheranno, abbiamo appena sollevato il tappeto. Alcune linee rosse sono già state varcate. L’invio di armi pesanti continua, nelle prossime settimane potremmo vedere un’accelerazione.

Intanto la Lituania chiude i rubinetti del gas russo. Allora si può fare?

Si può se si vuole. La Lituania è sulla prima linea della resistenza fin dagli anni ’80, bene ha fatto ad espellere l’ambasciatore russo e tagliare le importazioni di gas. Saranno un po’ più poveri e infreddoliti ma ne vale la pena. A Mariupol vivono ben altro dramma da un mese.

Finlandia e Svezia ora guardano alla Nato. Un’adesione è realistica?

Ci vorranno settimane, forse mesi prima di avviare il procedimento. Nel frattempo può succedere di tutto. Putin sta perdendo la faccia in Ucraina, può tentare un’escalation perché non ha più opzioni. Se finisce all’angolo niente, dalle armi chimiche al nucleare, è più fuori portata.

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