Crisi politica in Israele: il governo Bennett è tecnicamente senza maggioranza dopo l’uscita della collega di partito Idit Silman. Sullo sfondo la crisi di sicurezza legata ai vari recenti attentati e le manovre politiche di Netanyahu

Il governo di Israele ha perso la maggioranza nella Knesset mercoledì, quando il capogruppo di coalizione del partito Yamina (quello del primo ministro Naftali Bennett) ha annunciato di unirsi all’opposizione. È uno sviluppo importante perché l’attuale esecutivo si regge su un solo seggio di maggioranza e basterebbe un’altra uscita per portare al collasso il governo Bennett, a meno di un anno dalla sua formazione. Tutto mentre il Paese affronta una crisi di sicurezza connessa a una serie di attentati di matrice jihadista.

La capogruppo e collega di partito del primo ministro, Idit Silman, ha annunciato mercoledì mattina di non poter sostenere l’eterogeneo governo di unità (composto da formazioni di sinistra e nazionaliste) e ha chiesto la formazione di un nuovo governo di destra senza tenere nuove elezioni. La scusa formale mossa da Silman è legata al pane lievitato e al Passover (la Pasqua ebraica). Silman, che ha alle spalle anni di attivismo nella destra religiosa, ha attaccato il ministro della Salute, Nitzan Horowitz, del partito Meretz (sinistra laica), il quale aveva annunciato che il governo avrebbe applicato una sentenza della Corte Suprema del 2020 che permette ai visitatori negli ospedali di portare del cibo lievitato, come il pane quotidiano, ai pazienti ricoverati durante il periodo pasquale.

L’ebraismo vieta di consumare qualsiasi genere di cibo lievitato (chametz) durante questi giorni, e gli ebrei ortodossi come Silman tengono molto a certe indicazioni della Torah. La deputata ha ricordato che l’indicazione di non mangiare cibo chametz era stata rispettata anche nei campi di concentramento nazisti durante l’Olocausto, e per tale violazione dei principi religiosi Horowitz avrebbe dovuto lasciare il dicastero. Il ministro di Meretz non si è dimesso e pare non abbia intenzione di farlo, e la deputata nazionalista di Yamina ha lasciato la maggioranza.

Ma ci sono rumors (usciti per esempio su Haaretz) secondo cui a pressare la deputata sia stato Benjamin Netanyahu. Anche secondo le fonti dell’informatissimo giornalista israeliano Barack Ravid, Netanyahu avrebbe promesso alla deputata un posto di primo piano nella lista del Likud alle prossime elezioni e il ministero della Salute, se il Likud dovesse tornare di nuovo player centrale del prossimo governo. L’ex primo ministro ha detto in uno dei suoi video (pubblicato su Facebook): “Idit, questa è la prova che il principio che ti ispira è il timore per l’identità ebraica di Israele, la preoccupazione per la terra di Israele, ti do di nuovo il benvenuto nel campo patriottico”.

Inoltre, più del pane chametz, a muovere Silman sono state le condizioni di (in)sicurezza che si sono create in questo periodo, in cui la Pasqua, il Passover e il Ramadan si sovrappongono creando un pretesto per gli attacchi terroristici dei gruppi armati che si oppongono allo Stato ebraico – da quelli palestinesi a quelli collegati allo Stato islamico, che come spiegavano su queste colonne Stefano Dambruoso e Francesco Conti potrebbe essersi portato in vantaggio laddove al Qaeda non era mai riuscita: attecchire dentro Israele. Per Netanyahu il contesto è perfetto.

Da tempo è noto che le comunità ortodosse (come quella in cui vive Silman) pressano l’ex capogruppo e altre figure di area per staccare la presa al governo Bennett, accusato di essere troppo leggero sulle questioni securitarie, anche perché in coalizione con forze di sinistra e con il partito Raam (formazione conservatrice che rappresenta gli arabi-israeliani). La situazione è peggiorata anche perché due degli attentatori che hanno colpito Israele nelle ultime tre settimane erano arabi cittadini israeliani.

Il dibattito pubblico è stato oggetto di una dinamica già vista altre volte in questi casi: i leader arabi denunciano gli attacchi, e la destra israeliana accusa tutti gli arabi in Israele di responsabilità collettiva per le morti, chiedendo vendetta. Della situazione ha approfittato la lobby dei coloni, che pressa sul fatto che il governo non dia permessi di costruzione negli insediamenti nella Cisgiordania occupata. Tutto questo ha aumentato la pressione su Silman (e allargato lo spazio per Netanyahu).

La decisione di Silman ha messo in stallo il governo anche su alcuni passaggi internazionali che riguardano proprio le relazioni con l’Autorità palestinese. L’amministrazione Biden sta cercando da mesi di arrangiare un incontro – a livello di Consiglio di Sicurezza – tra israeliani e palestinesi: ne ha parlato con egiziani e giordani, e avrebbe il loro sostegno, nel cercare di sbloccare una questione che il governo Bennett non ha mai voluto affrontare per le divisioni interne sul tema. Washington cercava di dare uno scatto, ma stante l’instabilità politica a Gerusalemme il piano con ogni probabilità salterà.

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