Una nuova direzione generale a Chigi, voluta da tempo da Giancarlo Giorgetti, permetterà di tutelare gli asset strategici superando l’approccio caso per caso. Da quando il 5G è finito sotto lo scudo le notifiche sono impennate. Le novità del prossimo dpcm e il commento dell’esperto Giacomo Vigna

Come la gestione della pandemia, anche la sicurezza nazionale deve uscire da una logica emergenziale. La riorganizzazione della struttura di Palazzo Chigi preposta al golden power, anticipata da Reuters, persegue proprio questo obiettivo. Secondo l’agenzia americana e fonti del governo nelle prossime settimane un dpcm firmato dal premier Mario Draghi darà vita a una Direzione generale per la vigilanza delle imprese e degli asset strategici.

La nuova struttura avrà due funzioni. Da una parte l’esame delle notifiche, dall’altra l’attività di analisi strategica dei movimenti di mercato che hanno un potenziale impatto sulla sicurezza nazionale. L’idea parte da lontano e più precisamente dal 2018. Quando l’allora sottosegretario di Stato del governo gialloverde Giancarlo Giorgetti, oggi titolare del Mise, avanzò la proposta di una direzione generale alla Presidenza del Consiglio al posto del “gruppo di coordinamento” degli esperti riunito sotto il Dipartimento per il coordinamento amministrativo. Proposta rimasta nel cassetto e riemersa quando l’utilizzo dei poteri speciali, fino ad allora tema relegato agli addetti ai lavori, è tornato al centro del dibattito politico italiano.

Negli ultimi anni infatti le notifiche delle aziende al governo hanno visto un’impennata. Il record nel 2021 con 496 segnalazioni, rispetto alle 341 dell’anno precedente. Un’enorme mole di lavoro per i tecnici di Palazzo Chigi. Dovuta anche e soprattutto all’allargamento del golden power alla rete 5G, inserito nel “decreto Brexit” del marzo 2019 (art. 1-bis) e recepito dal “decreto cyber” (105/2019) con cui il governo rossogiallo ha dato vita al perimetro cyber nell’autunno dello stesso anno. Lo scudo a tutela degli asset strategici è stato poi ampliato durante il primo anno di pandemia, in risposta alla direttiva Ue sugli investimenti esteri e di nuovo, due settimane fa, dal governo Draghi nel “Decreto Ucraina” per il 5G e il Cloud.

Di qui l’esigenza di una riorganizzazione della struttura. La ratio è evitare un’analisi caso per caso e unire al controllo delle notifiche una strategia industriale coerente, con un confronto preventivo con le imprese. Per questo, tra le altre novità, sarà introdotto l’istituto della “pre-notifica”. Le aziende dovranno cioè avvisare il governo prima che una modifica dell’assetto societario o un’operazione di M&A rientrante nei settori coperti dal golden power vada in porto.

Un sistema che può aiutare ad alleggerire le procedure evitando un intervento solo ex-post di Palazzo Chigi che – è il caso di un’azienda quotata in borsa – può avere dure conseguenze. Ma avrà anche un doppio effetto benefico. Da una parte ridurrà la mole spropositata di notifiche inutili che ogni anno le aziende prese dall’incertezza inviano al governo.

Dall’altra diminuiranno i casi in cui la notifica, dovuta, non viene inviata. È successo nella vicenda Alpi Aviation, l’azienda italiana produttrice di droni che non ha notificato alla Presidenza del Consiglio la vendita, avvenuta nel 2018, del 75% delle quote a una società di Hong Kong controllata a sua volta da due gruppi statuali cinesi, annullata poi con un decreto del governo.

Il modello di riferimento guarda oltreoceano al triage, il sistema seguito dal comitato di controllo degli investimenti esteri americano, il Cfius, che prevede una continua interlocuzione del governo federale con le aziende e dà alle autorità un’immagine più chiara di quali operazioni siano state notificate e quali no. “L’istituzione di una Direzione generale va nella giusta direzione perché permette di affrontare la tutela degli asset sensibili con una visione più strategica di quanto non si faccia ora”, spiega a Formiche.net Giacomo Vigna, già componente del gruppo di coordinamento a Palazzo Chigi e consulente economico dell’allora Sottosegretario di Stato Giorgetti. “Questo può accadere se la nascente DG saprà coordinarsi nel merito degli aspetti riguardanti la politica industriale, energetica ed economica in senso molto ampio. Il coordinamento dovrà avvenire sia con le istituzioni ad oggi coinvolte che con le autorità amministrative di settore che la legge già prevede possano e debbano cooperare con il Governo perché il Golden power funzioni”.

Con la nuova direzione generale si completa un lungo percorso di riassetto e rafforzamento dell’apparato preposto alla tutela degli asset strategici. Tra le altre facoltà, grazie a una modifica alla normativa del giugno del 2019, i tecnici di Chigi possono oggi chiedere informazioni ad agenzie o enti pubblici senza che possa loro essere opposto il segreto istruttorio.

Rimangono tuttavia dubbi da chiarire sull’ultimo intervento del governo per rafforzare i poteri speciali. Come la previsione dell’obbligo in capo alle aziende di presentare ai tecnici del governo un “piano annuale degli acquisti”. Un passaggio controverso perché, fanno notare gli addetti ai lavori, a differenza delle Pa, che dispongono di un budget annuale predeterminato, le aziende si trovano spesso e volentieri a dover cambiare il piano acquisti per esigenze di mercato. Vale tanto più per il settore Ict – ad esempio i fornitori e operatori della rete 5G – che fanno i conti con tecnologie mutevoli e devono stare al passo con l’innovazione.

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