Intervista a Matthew Kroenig, professore alla Georgetown e senior fellow Atlantic Council: in Ucraina è già guerra per procura, per vincere Biden deve porsi un traguardo chiaro. Putin come Kim, è fuori dai giochi. E gli Stati Uniti hanno bisogno di una strategia per contenere Russia e Cina insieme

Per vincere una guerra bisogna prima chiarire il traguardo da tagliare. Una priorità assoluta per Stati Uniti e Nato al fianco dell’Ucraina contro l’invasione russa, dice a Formiche.net Matthew Kroenig, professore alla Georgetown University ed esperto dell’Atlantic Council con un passato al Pentagono, in libreria con “The return of great power rivalry” (Oup).

Cosa significa vincere per l’Ucraina e il fronte anti-Putin?

Non sono sicuro che gli Stati Uniti abbiano un obiettivo chiaro e questo è un problema. Io penso l’obiettivo sia evidente: la Russia deve perdere, l’Ucraina deve vincere e riconquistare la sua sovranità e il suo territorio. L’amministrazione Biden sembra preferire una linea più ambigua.

Quale?

Sembra voler segnalare che questa è già una vittoria per l’Ucraina. Austin, con un commento un po’ fuori dalle righe, ha detto che la Russia deve essere indebolita. Ma una Russia indebolita con un conflitto congelato in Ucraina non è un grande risultato e non lo annuncerei come tale.

Con la Russia si potrà tornare a parlare?

Non finché Putin rimarrà al potere. È inimmaginabile avere normali relazioni diplomatiche con la Russia senza avere un coordinamento sul controllo delle armi o l’escalation nucleare. Lo è ancor di più immaginare Biden che si siede accanto a quello che ha definito un “criminale di guerra”. No, attualmente per gli Stati Uniti la Russia vale come l’Iran o la Corea del Nord.

Il regime change a Mosca è davvero un obiettivo per Washington?

Forse un desiderio, di certo non un obiettivo. Ad oggi gli Stati Uniti non hanno messo in campo una politica concreta per ottenerlo né stanno interferendo negli affari interni russi.

L’Ucraina sarà la Corea del ventunesimo secolo?

C’è una differenza sostanziale: qui gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di mettere gli stivali sul campo. Potrebbero farlo se la Russia colpisse un Paese Nato, anche con un incidente. Ma c’è una somiglianza: quella in Ucraina è già una guerra per procura tra Washington e Mosca.

La guerra in Est Europa cambierà le priorità strategiche americane?

Nella comunità della Difesa americana c’è un acceso dibattito tra il gruppo “Asia first”, convinto che la Cina sia il rivale strategico principale, e un gruppo che invece crede si possa tener testa contemporaneamente a Cina e Russia.

Lei a quale appartiene?

Credo che gli Stati Uniti siano ancora una superpotenza e che non possano permettersi di perdere. Hanno bisogno di una strategia che tenga conto della sfida cinese e russa allo stesso tempo. Non è un caso se l’amministrazione Biden sta tardando a pubblicare la strategia per la Difesa nazionale. Doveva essere un documento tutto incentrato sulla Cina, l’invasione russa ha costretto il Pentagono a rivederlo.

Intanto la Nato cambia volto e guarda a Nord con il possibile ingresso di Svezia e Finlandia. Per l’Europa è il momento di prendersi le sue responsabilità sul fianco Sud?

Sì, ma non dovrà farlo da sola. Il salto di qualità della Nato e la decisione di aumentare le spese nella Difesa dei Paesi europei hanno ridato forza all’asse transatlantico. Questo non vuol dire che gli Stati Uniti lasceranno l’Italia e l’Europa sole nel Mediterraneo.

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