Il presidente emerito della Corte Costituzionale: “Il genocidio è difficile da provare. Nel caso di Putin, le strade sono invece aperte per verificare la sussistenza di crimini di guerra e contro l’umanità”

C’è chi invoca una nuova Norimberga. Da più parti si rivendica la necessità di mettere sotto processo lo zar Vladimir Putin. Un’esigenza divenuta ancor più stringente a seguito dei massacri perpetrati dalle truppe russe nella città di Bucha. Ma processare il presidente della Federazione Russa non è cosa facile: la via del diritto è lunga e tortuosa.  Nel caos, il presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick tratteggia un sentiero non facilmente percorribile.

Professore, mettiamo un po’ di ordine. Quale sarebbe l’istituzione che potrebbe processare Putin?

Nel 1998, attraverso il trattato di Roma (ratificato nel 1999), si è costituito il Tribunale penale internazionale. Ossia l’organo giudiziario che non si occupa delle controversie tra stati, come invece fa la Corte internazionale di giustizia, che ha sempre sede all’Aia, bensì persegue le persone fisiche che abbiano commesso reati particolarmente gravi. Il trattato, peraltro, stabilisce quali sono gli ambiti nei quali il Tribunale è competente. Comunque è importante che finalmente si sia cominciato a parlare di delitti e imputati (persone fisiche) e non soltanto di controversie tra stati, che è un concetto più astratto. E’ importante anche che la disciplina del processo e l’individuazione di quei reati sia stata fatta in termini generali e prima che venissero commessi.

Il Tribunale penale internazionale su che tipo di reati interviene?

Il genocidio, i crimini contro l’umanità, commessi contro le popolazioni civili e tutti gli atti inumani. I crimini di guerra, in violazione delle norme che disciplinano i conflitti armati (l’uso ad esempio di armi biologiche, le bombe a grappolo, lo stupro e le armi chimiche e nucleari). L’ultimo è il crimine di aggressione, definito nel 2010. Quest’ultimo reato non può essere considerato nel caso dell’invasione dell’Ucraina. Perché essa non ha partecipato alla firma della convenzione. Tuttavia, nel 2014 e nel 2015, l’Ucraina ha sottoscritto un atto attraverso cui veniva accettata la giurisdizione del Tribunale penale internazionale e l’impegno a collaborare con esso. Quindi legittimando la sua giurisdizione sui delitti commessi sul territorio ucraino.

Rimangono il genocidio, i crimini di guerra e quelli contro l’umanità.

Debbo dire che il genocidio è difficile da provare. Le strade sono invece aperte per verificare la sussistenza di crimini di guerra e contro l’umanità.

Tecnicamente, come si potrebbe richiedere l’intervento del Tribunale?

Ci sono diverse possibilità. La prima, seppur improbabile in questo caso, è che venga fatta espressa richiesta da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ma, ripeto, in questo frangente si tratta di un’ipotesi pressoché irrealizzabile: la Russia è membro permanente del Consiglio, nel quale esercita il diritto di veto. Dunque, l’altra via è quella dell’iniziativa del procuratore del Tribunale Internazionale. Il Tribunale ha competenza suppletiva: agisce soltanto nel caso in cui la giustizia del Paese nel quale si stanno perpetrando eventuali reati non sia nelle condizioni di esercitare la propria funzione. A quel punto, se il procuratore del Tribunale verifica la sussistenza di reati, può chiedere alla Corte di aprire un’inchiesta.

Si possono adottare, come accade nel nostro ordinamento, provvedimenti cautelari?

Certamente, da parte della Corte in una composizione preliminare e su richiesta del procuratore. Ma, essendo il Tribunale sprovvisto di polizia, affinché abbiano efficacia occorre che l’indagato sia arrestato in uno degli stati che hanno sottoscritto la Convenzione e sui quali il Tribunale ha competenza. Anche perché, un eventuale processo può essere celebrato solo in presenza dell’imputato.

A chi desidera una nuova Norimberga per Putin, come risponde?

Sotto il profilo squisitamente giuridico sono piani diversi. A Norimberga, infatti, venne istituito un tribunale successivamente ai fatti, che applicò leggi retroattive che rispecchiavano principi generalmente condivisi e validi del diritto penale internazionale. Nel caso di Putin, invece, un Tribunale esiste già e i reati di cui si occupa sono definiti preventivamente e con riferimento a casi generali e non con riferimento a una situazione specifica come quella di Norimberga. Questo rafforza, sul piano giuridico, la legittimità dell’eventuale processo, ma non semplifica le condizioni molto problematiche per arrivare effettivamente a celebrarlo.

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