Oggi come ottant’anni fa, l’Europa ha un debito di riconoscenza verso l’America, che garantisce sicurezza e stabilità contro aggressività e autocrazia. La Russia ha perso la battaglia delle idee e vuole vincere quella sul campo. Un bivio storico per l’Ue e l’Italia. Il commento di Francesco Sisci

Ci sono sentimenti molto diversi riguardo alla guerra in Ucraina in Europa, e in realtà non è l’America il perno e la spinta principale contro la Russia.

I Paesi più vicini al fronte, quelli dell’ex impero sovietico, come i tre Baltici (Lituania, Estonia e Lettonia), la Polonia, la Slovacchia la Moldavia e la Romania sono fortemente impegnati contro la Russia e avrebbero forse anche voluto scendere in guerra accanto all’Ucraina.

Da un’altra parte c’è la Germania, il singolo Paese che ha avuto maggiori vantaggi dalla fine della Guerra fredda in Europa. La Germania si è riunificata, ha preso sotto il suo ombrello economico Paesi come la Polonia o i Baltici, e ha allontanato la minaccia geostrategica russa con una nuova linea di alleati Nato, e una linea di Paesi “cuscinetto”, come Bielorussia e Ucraina. Inoltre contava di assicurarsi la fedeltà di Mosca come suo maggiore fornitore di denaro, il bene di cui la Russia aveva più bisogno.

La conquista russa della Crimea del 2014 e il sostanziale colpo di Stato filorusso in Bielorussia del 2020 avevano però assottigliato lo spazio di sicurezza tedesca. Un’eventuale caduta dell’Ucraina completamente sotto l’egida russa avrebbe avvicinato pericolosamente Mosca a Berlino.

Quindi oggi la Germania deve fare i conti con il fallimento della sua politica di comprarsi benvolere in Russia appaltandole il 60% delle sue importazioni di gas, deve perciò ripensare tutta la sua pianificazione energetica e qui ci sono costi enormi economici da considerare. Ma in un Paese ben cosciente del dramma di essere stato diviso in due fino a 30 anni fa, con una parte occupata di fatto dai russi, l’avanzata aggressiva in Ucraina è il ritorno di un incubo.

Da un’altra parte ancora ci sono Paesi come l’Italia e forse anche la Francia dove il conflitto sembra quasi lontano, remoto e dove i suoi costi sono oggi l’unica cosa chiara. Quindi l’aumento del gas nelle bollette è un elemento fortemente divisivo.

In questa situazione è chiaro che Mosca vuole/deve giocare il vecchio principio del divide et impera mettendo da una parte gli interessi di Polonia, da un’altra gli interessi tedeschi, da un’altra ancora quelli di Italia o Francia. Così la Russia potrebbe facilmente estendere la sua influenza politica su tutto il continente e quindi premere per estrarre vantaggi strategici ma anche economici da ciascun Paese separatamente.

In questa situazione allora non c’è un’unica Europa. Ci sono interessi specifici di ciascun Paese diversi l’uno dall’altro e in contrasto fra loro.  In questo orizzonte oggi, come dopo la Seconda guerra mondiale, l’unico elemento unificante dell’Unione europea è l’America che cerca di trovare una mediazione possibile nei fatti tra gli interessi contrastanti dei singoli Stati europei.

Il “fronte unito” europeo oggi vuole le sanzioni contro la Russia come scelta mediana tra francesi e italiani che vorrebbero fare poco e polacchi e baltici che vorrebbero fare molto sull’Ucraina. In altre parole oggi come dopo la Seconda guerra mondiale se non ci fosse l’America l’Europa sarebbe in guerra al suo interno tra alleati della Russia e suoi nemici e tra di loro con polarizzazioni a geometria variabile. Oggi come ottant’anni fa, l’America fa l’Europa. Di questo gli europei dovrebbero essere coscienti e comportarsi di conseguenza nei confronti dell’America.

Gli Stati Uniti lungi dall’essere il fuoco della guerra in Europa sono l’argine vero contro l’estensione del conflitto nel continente. La politica aggressiva del presidente russo Vladimir Putin infatti fa tornare l’Europa al suo passato ancestrale, tormentato per migliaia di anni massacri fra vicini.

Se però gli europei dimenticano questo orizzonte ampio, che hanno dato per scontato per ottant’anni ma scontato non è affatto, allora la guerra in Ucraina arriva in casa. Per l’Italia praticamente una Russia più aggressiva potrebbe di nuovo fomentare divisioni nei Balcani che minaccerebbero direttamente tutto l’Adriatico da Trieste in giù.

Ciò non significa che l’America è perfetta e i suoi rapporti con l’Europa nel suo complesso e con i singoli Paesi europei, siano privi di difetti, anzi. Però serve a ricordare a tutti l’orizzonte entro cui ci si muove.

Da una parte c’è un ritorno di fatto a una politica ottocentesca che misura tutto con il metro dello spazio vitale, un concetto che non ammette una fine, e quindi porta ho una serie di guerre infinite. D’altra parte c’è un’idea diversa di basare le relazioni tra gli Stati su una crescita economica sociale comune. Anche questa crescita non è una panacea, e ha mille problemi, ma almeno limita in linea di principio il ricorso alla violenza, anche se l’America per prima è spesso andata in guerra.

Se la Russia avesse voluto contrastare la presenza e influenza americana in Europa in maniera positiva avrebbe dovuto proporre agli Stati europei un modello più pacifico, più liberale, più aperto di quello statunitense. In realtà l’aggressività americana vera o presunta, ha avuto come risposta un atteggiamento ancora più aggressivo, meno pacifico, meno liberale e meno aperto.

Perché gli europei dovrebbero scegliere allora la Russia all’America oggi? Paesi europei possono scegliere la Russia per amore di vantaggi economici di breve termine, per timore della sua ira, perché alla fine Washington spaventa di meno, è più buona, tollerante.

Dopodiché per amore della pace, e proprio il nome di un principio di libertà e apertura, è opportuno cercare di “porgere l’altra guancia” politica. Serve allora trovare una soluzione che minimizzi i danni delle battaglie e porti a un cessate il fuoco il prima possibile, evitando degenerazioni progressive.

Ma questo non significa, non deve significare, non capire l’orizzonte in cui ci si muove. Sul fronte della chiesa per esempio, gli ortodossi stanno tentando da oltre un mese di dichiarare una specie di guerra santa in Ucraina. A questa guerra santa dei russi, alcuni Ucraini o polacchi vorrebbero rispondere forse con una loro contro guerra santa.
Sarebbe una follia, un ritorno al Medio Evo, e la risposta saggia del Papa è rifiutare il contrasto dell’uno contro l’altro benedicendo invece sia russi che ucraini.

Il Papa ha poi cercato e cerca un dialogo con il patriarca Kirill. Questi sforzi strenui di pace non devono però far perdere di vista che, piaccia o non piaccia, Kirill vuole la guerra santa, mentre il Papa non lo vuole. Non sono tutti e due la stessa cosa, anche se per amore di pace probabilmente il Papa non vorrà dirlo.

L’attuale politica filoeuropeista degli Usa poi ha costi enormi a casa. Una parte degli americani è, a ragione o a torto, stufa di pagare il conto per europei che poi alla fine non sono nemmeno grati. L’istinto di alcuni americani di estrema destra sarebbe stato di spartirsi l’Europa con Putin, cosa che avrebbe portato alla fine definitiva dell’Unione Europea.
In tal senso forse è dovere dei Paesi europei, per la loro stessa indipendenza politica ed economica, di cercare di assistere certe politiche americane e non contrastarle. Se Washington cambiasse atteggiamento, Mosca arriverebbe sotto casa.

Forse sarà giusto che i russi dominino il Mediterraneo, ma questo cambierebbe ottant’anni di uno status quo che ha funzionato, portato sviluppo e maggiore pace. L’offerta russa è invece ben lontana dalla proposta americana, ad essere generosi.

In che orizzonte può e deve stare la Cina qui? L’ideologia che muove le azioni di Putin e quelle di una certa destra americana ed europea dovrebbe spaventare a morte Pechino. Sono idee profondamente razziste, che difendono un vecchio suprematismo bianco e occidentale contro tutto quello che è diverso.

Questa idea porta inevitabilmente, prima o poi a un conflitto esistenziale della Cina con un occidente razzista. Oggi il contrasto con il governo della Cina è su valori di libertà, mercato, non religiosi e di razza. Che Pechino invece oggi appaia alleata con i suprematisti bianchi russi contro i liberali dò il senso che forse anche qui, come nel caso dell’Ucraina, ci sia stato un errore di valutazione. Lo stesso errore non possono permettersi Europa e Italia.

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