Il viaggio del presidente turco cancellerà la vicenda Khashoggi che pesa tra i due Paesi da quasi quattro anni, e farà ripartire le relazioni tra i due poli del mondo sunnita? Tutti gli interrogativi ancora aperti

Questa settimana il presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, si recherà in Arabia Saudita dove incontrerà Re Salman e suo figlio Mohammed bin Salman, in una visita che mette simbolicamente fine ad anni di tensioni che hanno spaccato il mondo sunnita, creando contraccolpi geopolitici sfociati spesso in scontri per procura in ambienti sensibili — come la Libia o il Corno d’Africa. L’incontro fa parte di una serie di avvicinamenti e distensioni che stanno interessando la regione geostrategica che la dottrina italiana definisce “Mediterraneo allargato”. Movimenti che vedono i sauditi avviare un contatto con gli iraniani così come i turchi dialogare con gli emiratini (altri nemici nella faglia intra-sunnita).

Il viaggio di Erdogan arriva dopo che, all’inizio di questo mese, la giustizia turca ha consegnato le carte del processo dell’editorialista saudita Jamal Khashoggi alle autorità di Riad. L’omicidio del 59enne giornalista, firma seguitissima del Washington Post, all’interno del consolato saudita a Istanbul il 2 ottobre 2018 è stato un elemento visibile di rottura tra i due Paesi. Stando alle ricostruzioni della Cia — ufficialmente sposate dall’amministrazione Biden e tra i punti di disconnessione Washington-Riad — Khashoggi è stato torturato da una squadraccia inviata per arrestarlo in Turchia sotto un ordine diretto dell’erede al trono bin Salman (anche noto con l’acronimo MbS).

MbS è il factotum nel regno, anche se non è ancora re. Il suo ingresso nella scena politica è stato irruento, ha portato una serie di cambiamenti e di innovazioni, ma ha anche seguito una politica autoritaria. La sua ascesa è stata accompagnata da una serie di repulisti nell’establishment tra coloro che gli si opponevano, e la missione contro Khashoggi è sembrata di questo filone. Il giornalista era una voce molto ascoltata nel mondo arabo di cui Riad — e dunque MbS — intende essere riferimento in competizione con la Turchia. In passato consigliere della corte Salman, aveva espresso forti perplessità su metodi, scelte e visioni dell’erede: il tutto sintetizzato con posizioni in difesa della Fratellanza musulmana, ossia dell’Islam politico che Ankara sposa e che è considerato fuorilegge, terrorismo, nei Paesi sunniti dello status quo come Arabia Saudita, Emirati o Egitto. Per questo il giornalista non era visto semplicemente come un rivale critico, ma anche come un problema di sicurezza nazionale.

Ricostruire i termini della storia di Khashoggi, su cui i turchi nel corso del tempo hanno fatto uscire dettagli scabrosi anti-sauditi, serve a contestualizzare. Sebbene, come spiegano fonti informate al sito specializzato Middle East Eye (dove Khashoggi scriveva), la faccenda è anche contingente: “Per MbS, è tutta una questione che ruota attorno a Khashoggi. Ne è ossessionato. È personale”, ha scritto informato anonimamente il sito basato a Londra — che viene spesso accusato di avere posizioni vicine a quelle di Turchia e Qatar, ossia che si rifanno all’islamismo della Fratellanza. “[Bin Salman] incolpa personalmente Erdogan per aver coinvolto l’America e per non aver chiuso la vicenda entro i primi giorni”, spiega ancora quella fonte.

Riad ha sempre considerato la consegna delle carte processuali come un fattore determinante per riavviare le relazioni con Ankara. Ci sono 26 sospettati, i sauditi hanno già incolpato alcuni uomini dei servizi segreti — anche vicini a MbS — di aver agito fuori controllo. Ed è possibile che si sia trattato di un tentativo di intimidazione finito male, cercato poi di occultare facendo a pezzi il corpo del giornalista e provando a cancellare le prove  dal consolato. Dove però l’intelligence turca aveva già piazzato cimici attraverso cui ha registrato tutto. Da notare che lo spionaggio all’interno della sede diplomatica dimostra come, al di là della vicenda Khashoggi, il livello di sfiducia e confronto tra turchi e sauditi era già piuttosto alto.

La visita è prevista per giovedì 28 aprile, ma è anche possibile che per problemi di programmazione finisca ritardata ai primi di maggio. Tutto è molto delicato, le questioni protocollari e organizzative sono cruciali. Oltre quelle legate alla sicurezza: l’Arabia Saudita è colpita spesso dai missili lanciati anche contro obiettivi civili dai ribelli Houthi. Finanziati militarmente dall’Iran, i miliziani yemeniti sono adesso parte di un negoziato che potrebbe portare una forma di pace in Yemen (dopo anni di guerra tragici), su cui — come con l’Ucraina — Erdogan potrebbe trovare spazi di mediazione opportunistici.

Riparare i legami con l’Arabia Saudita è parte di una nuova politica regionale turca pensata anche per rafforzare la propria economia. Tre anni e mezzo dopo che l’Arabia Saudita ha imposto un boicottaggio sulle merci turche per l’affare Khashoggi, entrambi i Paesi hanno necessità di allentare. E l’incontro del novembre scorso tra Erdogan e il principe ereditario di Abu Dhabi, Mohamed bin Zayed, ha aperto la strada. Riad e Ankara hanno adesso intenzioni collaborative.

Tra i tentativi di riconciliazione, le esportazioni della Turchia verso l’Arabia Saudita sono aumentate del 25 per cento nel primo trimestre del 2022, secondo i dati  dall’Assemblea degli esportatori turchi. Le esportazioni turche hanno raggiunto quasi 70 milioni di dollari nei primi tre mesi di quest’anno, dall’equivalente di 55 milioni di dollari dell’anno scorso. Anche se l’importo è piccolo rispetto alle cifre passate, potrebbe essere un segno che Riad sta allentando il suo embargo sulle importazioni da Ankara dopo mesi di colloqui riservati e in mezzo alla distensione turca.

D’altronde se la Turchia ha necessità anche economiche dietro al riallaccio dei rapporti, l’Arabia Saudita vuole sfruttare l’occasione. Riad non è parte degli Accordi Abramo per la normalizzazione delle relazioni del mondo arabo con lo stato ebraico, che fanno da motore alle dinamiche di distensione regionali. I sauditi stanno cercando di creare i moti favorevoli osservando che anche la Turchia è tornata in intesa con Israele e che gli Stati Uniti stanno via via retrocedendo dall’impegno nell’area.

Condividi tramite