Sarebbe l’affare più costoso dell’anno. Alla base c’è la volontà da parte dell’azienda californiana di continuare a diversificare la propria offerta date le turbolenze del momento. Tuttavia, investire nel momento peggiore ha i suoi benefici

I chip vogliono viaggiare sulla nuvola. È questa la prima riflessione che ha scaturito la notizia trapelata da Bloomberg qualche giorno fa (senza conferme o smentite ufficiali) secondo cui l’azienda californiana di semiconduttori Broadcom sarebbe in trattative per acquistare VMware, società specializzata in servizi cloud ibridi. I miliardi di dollari in ballo sarebbero 60, da dare cash e in azioni valutate 140 dollari l’una. L’accordo dell’anno, salvo imprevisti, dovrebbe chiudersi entro giovedì, quando è atteso l’annuncio.

Broadcom è infatti alla ricerca di prestiti che possano permetterle di arrivare a 40 miliardi di dollari, una cifra molto vicina alla valutazione di VMware venerdì alla chiusura dei mercati, contro i 222 miliardi di dollari di Broadcom. Nel momento in cui è iniziata a girare la voce, mentre il valore di VMware è cresciuto, le azioni di Broadcom sono scese del 3% portando il valore di mercato a 215 miliardi di dollari.

Al momento questo è quanto, in attesa di nuovi sviluppi. La palla ora passa a Michael Dell che, dopo la scorporazione della partecipazione dell’81% di Dell Technologies avvenuta sei mesi fa, è diventato il principale azionista con il 40%. Subito dopo di lui, al secondo posto, c’è la società di private equity Silver Lake con il 10% che ha alle spalle alcuni investimenti proprio in Broadcom. Il piano di quest’ultima, invece, appare piuttosto chiaro. In un momento storico in cui è difficile azzardare previsioni vista l’incertezza che regna nella scena internazionale, diversificare la propria offerta può fare la differenza.

C’è da dire che questo processo di cambiamento è già partito, visto che nell’ultimo quadriennio Broadcom ha sborsato 29,6 miliardi di dollari per acquistare prima Ca Technologies e poi Symantec Corp, entrambe specializzate nello sviluppo di software.

Tuttavia la possibilità di una fusione tra Broadcom e VMware, oltretutto a questi prezzi, apre un’ulteriore riflessione. Come scrive il Wall Street Journal, questa operazione, sommata a quella (turbolenta) di Elon Musk con Twitter e quella (bloccata) di Microsoft per Activision Blizzard, dimostrano come nonostante le difficoltà del settore sia ancora tempo di chiudere affari record.

Rispetto ai primi mesi del 2021, quest’anno si è registrato un calo del 31% per quanto riguarda le fusioni societarie. Al momento, la quota raggiunta è di 789,5 miliardi di dollari contro gli oltre 1000 miliardi di dollari raggiunti lo scorso anno durante lo stesso periodo. Nel frattempo, molte Ipo sono state lasciate in sospeso in attesa di momenti migliori in cui avanzare le proprie offerte.

Tuttavia, Musk e compagnia ci dimostrano come esistano delle eccezioni, che si basano su una realtà fattuale del periodo che stiamo vivendo. Due sono gli elementi che spingono a investire in questo momento: il prezzo al ribasso che potrebbe ingolosire molti imprenditori e la disponibilità da parte delle aziende nell’accettare pagamenti in azioni, nella speranza di guadagni futuri nel momento in cui queste torneranno a salire.

Per quanto riguarda il primo punto, tuttavia, è lampante come con il mercato tech in caduta libera i prezzi siano al ribasso e quindi risulti più conveniente un investimento nel settore. Se ne è accorto anche Musk, che sta tentennando con Twitter forse proprio perché consapevole che, ritirandosi e tornando fra qualche mese, sarà possibile abbassare l’offerta di diversi miliardi rispetto ai 44 promessi. Un’idea che non sembrerebbe sfiorare i vertici di Broadcom, che entro giovedì ne tireranno fuori sedici in più per incorporare VMware, sorprese dell’ultimo minuto permettendo.

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