Il politologo sul vertice del centrodestra: “Summit farlocco. La tregua, durerà fino quando non ci sarà una risposta ai temi che pone Giorgia Meloni: leadership interna alla coalizione e patto per un’alleanza autentica”. E il feeling tra Conte e Salvini ha il sapore non di un nuovo governo giallovede, ma dell’opposizione

Sui balneari il livello di tensione si alza. Il premier incassa il via libera dal cdm per la fiducia al ddl Concorrenza. Ma Mario Draghi non perde occasione per “strigliare” soprattutto le componenti di centrodestra dell’esecutivo. Ossia quei partiti che, nel mondo della balneazione, identificano un polmone elettorale significativo. “Se è giusto richiamare i partiti alla responsabilità, è anche giusto che i partiti facciano la loro parte e si rivolgano al loro elettorato”. A dirlo è Alessandro Campi, politologo e docente di Storia delle dottrine politiche all’Università di Perugia.

Dunque Draghi fa male a “bacchettare” i partiti?

È un atteggiamento che ha due risvolti. Il primo, che è anche condivisibile, è quello di richiamare i partiti alla necessità di fornire stabilità all’esecutivo. E in questo è apprezzabile il tentativo di Draghi di fornire una prospettiva comune nell’ambito della politica estera. Dall’altro però, va sempre tenuto presente che le formazioni politiche, costrette a coabitare in una maggioranza molto eterogenea, è giusto che mantengano le loro specificità e che coltivino i loro interessi elettorali.

Anche a discapito della tenuta dell’esecutivo?

Paradossalmente ritengo sia meglio che i partiti abbiano una valvola di “sfogo” e che talvolta assumano posizioni dissonanti, piuttosto che stare imbrigliati con il rischio che salti tutto per aria. Poi francamente non penso sia salutare avallare la narrazione che Draghi bacchetta i partiti.

Sui balneari che idea si è fatto?

Si è verificato esattamente ciò che ho descritto. I partiti, specie quelli di centrodestra, identificano in quel mondo un bacino elettorale. Per questo, hanno alzato i toni.

Che ne pensa delle dichiarazioni di Mara Carfagna sui “competenti” al governo?

Mi pare un’affermazione molto campata per aria. Nel senso che presuppone due interpretazioni. Una condivisibile, l’altra molto meno.

Ovvero?

Quella condivisibile è che l’idea di Carfagna sia quella di fare una selezione interna ai gruppi dirigenti dei partiti, in modo tale da arrivare a candidature di spessore. E di questo saremo tutti contenti. Ma temo che l’idea sia un’altra. Ossia quella di bypassare i partiti completamente, ritenendoli ormai solamente un inciampo. Una posizione che si sostanzia in un “governismo” estremo.

A proposito di centrodestra, non tira propriamente una buona aria. Il vertice dell’altro giorno è servito a qualcosa?

Ma va, è stato un vertice farlocco che è culminato in una sorta di tregua. Forse l’unico elemento di utilità è rappresentato dal fatto che se non altro i tre leader sono tornati a parlarsi de visu. Questa tregua durerà fino quando non ci sarà una risposta ai temi che pone Giorgia Meloni: leadership interna alla coalizione e patto per un’alleanza autentica.

Fra Conte e Salvini è tornato l’amore?

Più che altro mi pare che ormai condividano lo stesso destino. Sono coloro che ci stanno rimettendo di più in termini elettorali. Poi, evidentemente c’è la comune matrice populista che ogni tanto riemerge. Non vorrei che il loro destino, nella prossima legislatura, non sia più il governo gialloverde. Bensì l’opposizione gialloverde.

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